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	<title>Diario di bordo</title>
	<link>http://claudiorise.blogsome.com</link>
	<description>In viaggio con le ipotesi di lavoro e ricerca di Claudio Risé</description>
	<pubDate>Mon, 16 Nov 2009 19:58:50 +0000</pubDate>
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	<language>en</language>

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		<title>Rigeneriamoci con le foglie che cadono</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Nov 2009 19:58:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
		
	<category>Pensieri e passioni (da Il Mattino di Napoli)</category>
	<category>Psiche e società</category>
	<category>Identità</category>
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		<description><![CDATA[	Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 16 novembre 2009, www.ilmattino.it
	È il tempo della «sindrome delle foglie morte». «Non sopporto tutto ciò che in questo periodo finisce: le foglie che cadono, il sole che se ne va presto, il culto dei morti», racconta al terapeuta chi ne soffre. «Ogni fine mi fa paura».
Eppure, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[	<p><strong>Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 16 novembre 2009, <a href="http://www.ilmattino.it" target="_blanck">www.ilmattino.it</a></strong></p>
	<p>È il tempo della «sindrome delle foglie morte». «Non sopporto tutto ciò che in questo periodo finisce: le foglie che cadono, il sole che se ne va presto, il culto dei morti», racconta al terapeuta chi ne soffre. «Ogni fine mi fa paura».<br />
Eppure, lo spegnersi delle cose in autunno, dalle foglie che cadono alla fine di molti amori nati nel pieno dell&#8217;estate, è anche un&#8217;opportunità. Senza il declino nell&#8217;autunno-inverno non sarebbe possibile lo sviluppo della primavera e dell&#8217;estate.<br />
La psiche umana però vorrebbe a volte una crescita ininterrotta, un sole che non tramonta mai, e allora si ribella. Depressione, e crisi di panico, sono forme tipiche di questa ribellione. <a id="more-559"></a><br />
Del resto, essa non è neppure un&#8217;esclusiva della modernità in cui viviamo: anche i Maya (ad esempio) temevano che il sole si spegnesse, e moltiplicavano riti sacrificali, perché ciò non accadesse. Anche quella dei Maya, come la nostra (dicono molti dei suoi studiosi), era una società iperattiva, che temeva i cambiamenti indotti dai tempi morti e dal successivo rinnovamento. E per evitarlo non esitava a sacrificare la persona simbolo del rinnovamento: il Bambino, di cui noi ricordiamo la nascita appunto al culmine del sonno della natura, nel solstizio invernale, a Natale.<br />
Le civiltà molto attive, come la nostra (e i Maya) faticano ad accettare l&#8217;ombra, il ritrarsi delle forze vitali, l&#8217;allungarsi della notte e del sonno. Questo atteggiamento però nega i tempi della natura e quindi pone l&#8217;uomo in una posizione («maniacale» secondo l&#8217;osservazione psichiatrica) di diniego della realtà, quindi pericolosa per l&#8217;equilibrio.<br />
La scansione delle stagioni è una proposta che il mondo naturale (cui apparteniamo) ci fa, suggerendoci di imparare ad alternare due diversi stili psicologici a seconda del tempo: quello solare ed estroverso della primavera-estate, e quello umbratile ed introverso che inizia in autunno e tocca il suo apice in inverno. È soltanto accogliendo questo consiglio, implicito nel clima, nella luce, negli stati d&#8217;animo delle varie stagioni, che noi possiamo accordare il nostro umore e la nostra creatività con quello della natura circostante, rendendoci quindi tutto più facile e meno faticoso.<br />
Le foglie che si staccano dagli alberi ci chiedono dunque di non resistere a ciò che in questa stagione vuole staccarsi da noi, lasciandolo invece andare, come fa il serpente con la sua vecchia pelle, che lascia sulla pietra.<br />
Vecchie abitudini, passioni ormai spente, entusiasmi tramontati: invece di deprimerci per la loro fine, profittiamo dell&#8217;allungarsi delle tenebre per lasciare che tutto ciò che non è più vitale scivoli nella notte, e dormirci sopra, rigenerandoci. Le crisi d&#8217;ansia e di panico, così come le depressioni, nascono dal tentativo opposto: quello di non abbandonare mai nulla, nel tentativo onnipotente di assicurarci una vita fatta soltanto di accumulo, evitando qualsiasi perdita. Una situazione del genere sarebbe terribile, e produrrebbe malesseri opposti; del resto ben visibili nelle terapie di quelle persone che per ragioni diverse, non riescono mai a liberarsi di niente, e soffocano in esistenze affollate ed eccessive.<br />
La natura tuttavia, nella sua misteriosa e profonda saggezza, ispirata ad un infallibile istinto di crescita e sopravvivenza, ha provveduto, con i tempi ed i climi delle stagioni, ad evitare questo rischio. Così nelle piante la linfa si ritira, le foglie cadono fertilizzando il terreno, ed a primavera i rami sono pronti a nuove gemme e nuovi sviluppi. Impariamo ad imitarla, invece di ribellarci con ansie, panico e depressioni.</p>
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		<title>Adolescenti. Verso un addio alla droga</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Nov 2009 19:40:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
		
	<category>Pensieri e passioni (da Il Mattino di Napoli)</category>
	<category>Scuola, Educazione</category>
	<category>Giovani</category>
	<category>Psiche e società</category>
	<category>Comunicazioni/media</category>
	<category>Cannabis</category>
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		<description><![CDATA[	Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 9 novembre 2009, www.ilmattino.it
	Come mai l’Unione europea, attenta a mantenere «puliti» i muri delle aule scolastiche da crocifissi ed altri simboli religiosi, non si preoccupa di mettere a punto una politica comune contro la droga? Difficile non chiederselo, osservando gli ultimi dati dell’Osservatorio europeo sulle droghe, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[	<p><strong>Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 9 novembre 2009, <a href="http://www.ilmattino.it" target="_blanck">www.ilmattino.it</a></strong></p>
	<p>Come mai l’Unione europea, attenta a mantenere «puliti» i muri delle aule scolastiche da crocifissi ed altri simboli religiosi, non si preoccupa di mettere a punto una politica comune contro la droga? Difficile non chiederselo, osservando gli ultimi dati dell’Osservatorio europeo sulle droghe, dove Italia, Spagna, Francia e Gran Bretagna appaiono letteralmente invase dagli stupefacenti, il cui consumo riguarda ormai fette importanti della popolazione, soprattutto fra i diciotto e i trentacinque anni.<br />
Che i vari Paesi europei debbano cooperare, se vogliono fermare l’invasione delle mafie degli stupefacenti è stato finalmente riconosciuto in una missione ufficiale, guidata nei giorni scorsi da Etienne Apaire, presidente della francese Missione di lotta alla droga e alla tossicodipendenza (Mildt), in visita al sottosegretario Carlo Giovanardi, che segue la politica italiana contro la droga. Apaire ha chiesto un controllo coordinato delle frontiere da parte degli Stati europei, dato il carattere internazionale della circolazione degli stupefacenti.<a id="more-557"></a><br />
È ora che in Europa ci si accorga che serve meno propaganda ideologica, e più attenzione ai pericoli concreti, a cominciare dalla droga.<br />
Anche in Italia, d’altra parte qualcosa si muove, dopo decenni di disattenzione. La campagna appena lanciata - «Dai un calcio alla droga» - indirizzata soprattutto ai giovani, coinvolgendo campioni come Kaka, Del Piero, Balotelli e Totti, è la prima iniziativa di comunicazione di massa in Italia contro l’uso delle droghe; verso cui l’atteggiamento della classe politica è stato finora piuttosto timido. Soprattutto rispetto alle grandi campagne, realizzate anche con grandi manifesti, e un efficace impegno fotografico e sloganistico, che hanno occupato le autostrade di Francia e Spagna negli anni scorsi, arrivando ad arrestare il continuo aumento di consumo di droga nei paesi a noi confinanti. Da noi, invece, questo è ancora in continua ascesa.<br />
Dai 15 ai 64 anni, infatti, l’Italia è al primo posto per il consumo, rilevato nell’ultimo anno e nell’ultimo mese. C’è però un segno di speranza, anche se per ora molto tenue: man mano che si scende nell’età, il primato nello sballo detenuto dagli italiani sta incominciando a diminuire. Ad esempio nel gruppo di età tra i 15 e i 34 anni l’Italia è ancora al primo posto per quanto riguarda le rilevazioni dell’ultimo anno ma scende finalmente al secondo dopo la Spagna, in quelle relative all&#8217; ultimo mese. Per quanto poi riguarda il gruppo d’età fra i 15 e i 24 anni rimaniamo purtroppo tra i primi 4 Paesi europei per consumo nell’ultimo anno e mese, ma non siamo più capofila assoluti.<br />
Inoltre, ha osservato Giovanni Serpelloni, capo del Dipartimento nazionale antidroga, «se scorporiamo i dati e li puntiamo sui quindici-sedicenni vediamo che per la prima volta in questa fascia il consumo della cocaina diminuisce», notando poi, giustamente che «non è cosa da poco, visto che sono gli adolescenti a segnare il trend».<br />
L’ottimismo verrebbe confermato se sapessimo con relativa certezza che gli adolescenti stanno disamorandosi anche della cannabis, il cui consumo appare tuttora in forte aumento (è raddoppiato negli ultimi dieci anni). Rimane infatti quello, lo spinello, oggi sempre più spesso associato all&#8217;alcol, la pista di lancio verso le altre droghe. Tanto più pericolosa quanto più spesso presentata come «droga leggera» da media e molti politici (da cui è spesso usata), incuranti dell’appello del Consiglio superiore di sanità: La cannabis non è una droga leggera.<br />
Comunque qualcosa si muove: finalmente.</p>
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		<title>Deserti affettivi e trasgressione</title>
		<link>http://claudiorise.blogsome.com/2009/11/03/deserti-affettivi-e-trasgressione/</link>
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		<pubDate>Tue, 03 Nov 2009 17:15:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
		
	<category>Pensieri e passioni (da Il Mattino di Napoli)</category>
	<category>Psiche e società</category>
	<category>Comunicazioni/media</category>
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		<description><![CDATA[	Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 2 novembre 2009, www.ilmattino.it
	Che effetto produrrà nella psicologia degli italiani, e dei più giovani, il fatto che ormai dalla scorsa primavera i principali media dedichino le notizie di testa alle trasgressioni sessuali di leader politici e vip di vario tipo e qualità? A cosa si deve [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[	<p><strong>Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 2 novembre 2009, <a href="http://www.ilmattino.it" target="_blanck">www.ilmattino.it</a></strong></p>
	<p>Che effetto produrrà nella psicologia degli italiani, e dei più giovani, il fatto che ormai dalla scorsa primavera i principali media dedichino le notizie di testa alle trasgressioni sessuali di leader politici e vip di vario tipo e qualità? A cosa si deve l&#8217;esondare della cronaca politica dai propri argini tradizionali, per dilagare nella vita intima dei suoi protagonisti? C&#8217;è qualche relazione tra l&#8217;irrequietezza sessuale dei politici e la prepotente trasgressività degli adolescenti?<br />
Se è fondata l’osservazione che il parlare troppo e morbosamente di guerra rischia di immettere il virus bellicista nelle popolazioni e nell’opinione pubblica, ci si può chiedere se dilungarsi sull’abitudine dei potenti di frequentare prostitute/i di vari generi sessuali non finisca col suscitare dapprima sconcerto, e poi emulazione, soprattutto nelle fasce “deboli”, dai giovani alle persone  dotate di formazioni culturali o affettive più fragili. Chissà insomma se il messaggio: “guardate un po’ i potenti cosa fanno”, non venga percepito come: “se volete far carriera fate così”.<a id="more-556"></a><br />
Nell’esperienza psicoterapeutica, ad esempio, si vede chiaramente il formarsi di una forbice, soprattutto tra i giovani. Da una parte le persone più psicologicamente strutturate si mostrano irritate di fronte allo spettacolo presentato dai media,  distaccate dalle istituzioni (anche informative, giornali e televisioni), e intenzionate a dotarsi di propri criteri di giudizio, e di un proprio stile di vita, che li ripari da un costume collettivo percepito come scadente, e pericoloso. Dall’altra, soprattutto gli osservatori specializzati nelle categorie deboli e a rischio, segnalano che sempre più frequentemente il successo viene identificato con la deviazione sessuale. Come nel caso di quella madre che ha giustificato con l’intenzione di “aumentare la popolarità e il successo sociale” della figlia undicenne il proprio impegno nell’organizzarle di continuo incontri sessuali con compagni più grandi  (che la donna convinceva regalando loro cariche telefoniche ed altri gadget).<br />
Il martellare dell’informazione sessuocentrica  convince le persone più deboli (spesso anche malate, come nel caso appena citato), che l’avere molti rapporti sessuali  fuori da ogni  morale riconosciuta, sia la vera chiave per il successo oggi.<br />
Tuttavia ciò può accadere solo per il vuoto che caratterizza ormai la sfera privata e la vita affettiva di molte persone. Per il cittadino della postmodernità, sradicato da appartenenze di classe, di territorio o di fede in gran parte abbandonate, e con un’affettività familiare fragile e provvisoria, sempre sottoposta alla possibilità di un abbandono-separazione-divorzio, la sessualità è rimasta il principale terreno di esperienze emotive. Ma la caratteristica della sessualità separata dall’affetto è quella (come avvertiva già Freud) di lasciare inappagati. Di qui la ricerca di trasgressioni.<br />
Lo scenario ossessivamente descritto dai media nelle loro cronache sui vip, prima e al di là delle varie manovre politiche che pur lo influenzano, è soprattutto la riproduzione dell’affettività postmoderna: una vita privata devastata cui si vorrebbe ansiosamente rimediare con una sessualità sempre più trasgressiva, aiutata da sostanze euforizzanti.<br />
I media  non fanno altro che raccontare la paura/desiderio di molti, che nella realtà viene interpretata da alcuni potenti, spiati e poi denunciati dagli avversari politici.<br />
Come già accaduto nella storia, i capi cadono preda delle patologie presenti nell’inconscio collettivo, ed interpretano i deliri in esso diffusi.
</p>
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		<title>Educare i giovani al sentimento</title>
		<link>http://claudiorise.blogsome.com/2009/10/27/educare-i-giovani-al-sentimento/</link>
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		<pubDate>Tue, 27 Oct 2009 07:22:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
		
	<category>Pensieri e passioni (da Il Mattino di Napoli)</category>
	<category>Scuola, Educazione</category>
	<category>Giovani</category>
	<category>Psiche e società</category>
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		<description><![CDATA[	Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 26 ottobre 2009, www.ilmattino.it
	Un nuovo insegnamento di «educazione emotivo-sentimentale» (questa la proposta di legge dalle deputate Giulia Cosenza e Flavia Perina) nei già affollati programmi dell’ansimante scuola italiana? Ebbene, perché no? Di quest’educazione, infatti, i ragazzi hanno grande bisogno, come tutti gli adolescenti, e come dimostrano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[	<p><strong>Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 26 ottobre 2009, <a href="http://www.ilmattino.it" target="_blanck">www.ilmattino.it</a></strong></p>
	<p>Un nuovo insegnamento di «educazione emotivo-sentimentale» (questa la proposta di legge dalle deputate Giulia Cosenza e Flavia Perina) nei già affollati programmi dell’ansimante scuola italiana? Ebbene, perché no? Di quest’educazione, infatti, i ragazzi hanno grande bisogno, come tutti gli adolescenti, e come dimostrano le cronache quotidiane. Veri e propri diari della mancanza di sentimenti e della cattiva educazione emotiva (non solo degli studenti, ma da qualcuno bisogna pur cominciare).<br />
L’assenza di «educazione sentimentale» è stata una della grandi lacune della scuola moderna (non solo italiana) rispetto alle accademie educative dell’Occidente, a cominciare dall’Accademia di Platone, ad Atene, nella quale all’amore e al sentimento veniva prestata grande attenzione, considerandoli «saperi» decisivi nello sviluppo della vita e della personalità umana. È solo dalla rivoluzione industriale in poi che l’insegnamento si sposta sui saperi utilitari, trascurando in modo sempre più evidente quelli più sottili, dell’«anima».<a id="more-555"></a><br />
Ai nostri giorni poi «studiare il sentimento» viene considerato una perdita di tempo, se non una vera e propria stupidaggine. Eppure, come i lettori di Pensieri &#038; passioni sanno bene, l’ignoranza del mondo dei sentimenti e la cattiva educazione emotiva è all’origine della maggior parte non solo delle violenze, ma anche delle disfunzioni della nostra società; comprese quelle economiche, i problemi sul lavoro, gli scorretti comportamenti politici, e molte patologie psichiche e fisiche. Tutto ciò per una ragione molto semplice: un equilibrato sviluppo del sentimento è la principale condizione per l’equilibrio psicologico. Quindi, come i greci sapevano molto bene, per il pieno sviluppo della personalità individuale, e di una società prospera e felice.<br />
La conoscenza dei sentimenti, e del loro linguaggio e dinamiche è insomma al centro del sapere umano, laddove il contare, il far di calcolo, pur nella sua utilità, è piuttosto alla periferia. Se sai contare, ma non sai nulla del cuore, tuo e degli altri, ciò non sarà molto utile né a te né alla società. Non garantisce neppure che tu non diventi un criminale, come molte cronache illustrano frequentemente.<br />
Bernie Madoff, che con la sua truffa planetaria fu uno dei grandi corresponsabili dell’ultima crisi economica, sapeva fare benissimo i propri conti, ed era una persona educata. Ma non aveva pietà per i sentimenti degli altri; era solo un intelligente criminale.<br />
Se la proposta Cosenza-Perina ha un limite, è piuttosto quello di avere una visione «sentimentale» dei sentimenti, come se riguardassero soprattutto gli affetti e la sessualità, e non gli aspetti più profondi della relazione con sé stessi, e con gli altri.<br />
Il sentimento non ispira solo il giovane nella relazione con l’altro che ama, ma col vecchio, con lo sconosciuto, lo straniero, il bimbo, il malato. Insomma è la misura dell’umanità della persona.<br />
È dunque certamente vero che l’insegnamento dell’educazione sentimentale correggerebbe l’ipersessualizzazione dei rapporti tra adolescenti, e della stessa immagine di sé, specie tra le ragazze. Se però correttamente svolto, i suoi risultati non si fermerebbero qui, finendo con l’impregnare l&#8217;intero modello di cultura e di sviluppo della società, come accadde appunto con l’Accademia di Platone (ma anche nella società medioevale della Cavalleria e dei Trovatori).<br />
È quindi piuttosto limitativo fare dell’educazione sentimentale solo un’integrazione (o la sostituzione) dell’educazione sessuale. Tuttavia da qualche parte occorreva cominciare. Non c’è più tempo da perdere.</p>
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		<title>Figli e videogames? Una guida per i padri</title>
		<link>http://claudiorise.blogsome.com/2009/10/24/figli-e-videogames-una-guida-per-i-padri/</link>
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		<pubDate>Sat, 24 Oct 2009 08:47:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
		
	<category>Padre</category>
	<category>Famiglia</category>
	<category>Scuola, Educazione</category>
	<category>Uomini</category>
	<category>Giovani</category>
	<category>Psiche e società</category>
	<category>Comunicazioni/media</category>
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		<description><![CDATA[	(A cura di Antonello Vanni, collaboratore della Lista per il padre,  e-mail: listaperilpadre@alice.it)
	I tuoi figli vogliono continuamente l’ultimo videogame in vendita? Passano tutto il loro tempo incollati alla consolle? Hai vietato loro di giocare e l’effetto è stato quello di spingerli a traslocare dall’amico vicino di casa? Hai dubbi sull’effetto diseducativo di questi media? [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[	<p><img title="videogames" border="0" alt="videogames" src="http://claudiorise.blogsome.com/images/videogames.jpg" align="left" width="186" height="167" /><strong>(A cura di Antonello Vanni, collaboratore della <em>Lista per il padre</em>,  e-mail: <a href="mailto:listaperilpadre@alice.it"><em>listaperilpadre@alice.it</em></a>)</strong></p>
	<p><em>I tuoi figli vogliono continuamente l’ultimo videogame in vendita? Passano tutto il loro tempo incollati alla consolle? Hai vietato loro di giocare e l’effetto è stato quello di spingerli a traslocare dall’amico vicino di casa? Hai dubbi sull’effetto diseducativo di questi media? Hai l’impressione che perdano tempo utile allo studio? Forse questi consigli possono esserti utili…</em> </p>
	<p><strong>Innanzitutto informati con attenzione sui videogiochi che destano l’attenzione dei tuoi figli</strong>: siti internet sul tema, riviste, copertine dei giochi stessi, pareri dei genitori dei loro amici… permettono di farsi una prima idea sui contenuti del gioco che i tuoi figli vorrebbero acquistare. Qual è il tema trattato? Sono presenti scene di eccessiva violenza o di pornografia che non si addicono ai valori morali cui vuoi educare i tuoi ragazzi? Il linguaggio dei personaggi è accettabile o spinge a comportamenti comunicativi che ritieni poco educati? Sono presenti scene che spingono all’uso di alcol o droghe? E questo gioco per quali età sarà più adatto?<br />
Un buon modo per valutare la validità di un videogioco è quello di conoscere alcuni sistemi di analisi e valutazione proposti da enti come l’Entertainment Software Rating Board (<a href="http://www.esrb.org/ratings/ratings_guide.jsp" target="_blanck"><strong><em>http://www.esrb.org/ratings/ratings_guide.jsp</em></strong></a>) che offre anche una chiara spiegazione dei descrittori di contenuto presenti sulle confezioni dei giochi.<a id="more-554"></a> </p>
	<p><strong>Gioca con i tuoi figli</strong>: questo non solo è un modo per passare del tempo con loro, ma ti dà anche la possibilità di capire veramente la qualità dei videogiochi, perché hanno tanto potere di attrazione, che effetto hanno sui ragazzi, se determinano in loro comportamenti negativi o, invece, se possono essere utili alla loro maturazione cognitiva. <strong>Ricordati anche che</strong> molti di questi videogames sono costruiti “per livelli” da raggiungere obbligatoriamente prima di concludere la sessione e “salvare” la partita: ecco perché bisogna chiamarli centinaia di volte quando la cena è pronta o bisogna insistere lungamente per farli andare a dormire. </p>
	<p>Mettiamo ora che il videogame tanto desiderato sia in sé accettabile: vorresti comunque <strong>che i tuoi figli passassero meno tempo davanti a uno schermo o a un pc. Che fare? Stabilisci precocemente regole e limiti per l’uso</strong>, anche perché è molto più difficile farlo dopo, quando i figli sono cresciuti e hanno passato ore e ore di gioco con un joystick: fin da piccoli devono sapere 1) che prima si fanno i compiti 2) che prima si adempie ai propri impegni quotidiani, che comprendono anche la cura della propria persona, della preparazione della cartella, del mantenimento di un ordine sufficiente del proprio ambiente… 3) che ci sono tempi stabiliti oltre i quali non si deve andare. <strong>Solo a queste condizioni si gioca</strong>.<br />
A questo proposito tieni conto che l’American Academy of Pediatrics consiglia: di limitare il tempo davanti allo schermo a meno di due ore al giorno e di non collocare consolle nelle camere da letto dei figli (fatto che li ridurrebbe fuori controllo genitoriale e li spingerebbe a giocare fino a tardi perdendo ore preziose per il riposo). <strong>Ricordati infine di far rispettare con fermezza queste regole</strong>, magari spiegandole e ripetendole con frequenza: il cedere o il manifestare incoerenza è diseducativo e pone la figura paterna come modello inconsistente, poco credibile e non realmente interessato al bene dei ragazzi. </p>
	<p><strong>Trova alternative valide</strong>: i genitori che conoscono i loro figli, e ne conoscono passioni e interessi, possono proporre hobbies, sport, attività o iniziative capaci di sostituire il “parcheggio” dei videogiochi. Queste alternative sono valide soprattutto se condivise: diventano l’occasione per passare più tempo insieme, dialogare, discutere problemi e conoscersi autenticamente, soprattutto laddove i figli stiano vivendo il tortuoso percorso dell’adolescenza. </p>
	<p><strong>Mantieni un atteggiamento positivo e di apertura rispetto alle novità, anche tecnologiche</strong>: è impossibile proteggere i figli in ogni situazione e da tutti i pericoli, ma essere padri attenti e informati, coinvolti come figure educative capaci, è sicuramente un modo di guidare i figli che <strong>garantisce loro una crescita in maggiore serenità</strong>. </p>
	<p>Per approfondire questi argomenti si veda il capitolo <em>Le “nuove dipendenze”: tra Internet, cellulari e videogames</em> nel libro: A. Vanni, <a href="http://www.paolinitalia.it/libri/catalogo.asp?p=9&#038;isbn=9788821564024" target="_blanck"><em><strong>Adolescenti tra dipendenze e libertà. Manuale di prevenzione per genitori, educatori e insegnanti</strong></em></a> (San Paolo, 2009, <a href="http://www.antonello-vanni.it" target="_blanck"><em><strong>www.antonello-vanni.it</strong></em></a> ). Segnaliamo poi il sito del <em>Center on Media and Child Health di Harvard</em> (<a href="http://www.cmch.tv" target="_blanck"><strong><em>www.cmch.tv</em></strong></a>), uno studio dell’<em>American Academy of Pediatrics</em> sul tema “associazione tra televisione, film, uso di videogames e rendimento scolastico” (<a href="http://pediatrics.aappublications.org/cgi/content/abstract/118/4/e1061" target="_blanck"><strong><em>http://pediatrics.aappublications.org/cgi/content/abstract/118/4/e1061</em></strong></a>), e le linee guide di questa Associazione circa la necessità di limitare il tempo di esposizione dei figli ai videogiochi:<a href=" http://www.sciencedaily.com/releases/2008/04/080416081631.htm" target="_blanck"> <strong><em>http://www.sciencedaily.com/releases/2008/04/080416081631.htm</em></strong></a>.</p>
	<p><strong>Stampa, pubblica e diffondi il volantino «Figli e videogames? Una guida per i padri» in .pdf - <a href="http://www.antonello-vanni.it/bozza%20volantino%20padri%20videogames%203.pdf" target="_blanck"><strong><em>clicca qui</em></strong></a></strong></p>
	<p><strong>Comunicazione a cura della Lista Per Il Padre, già promotrice del “<em>Documento per il padre</em>” <a href="http://www.claudio-rise.it/documento_per_il_padre.htm" target="_blanck"><strong><em>http://www.claudio-rise.it/documento_per_il_padre.htm</em></strong></a></strong></p>
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		<title>Quest’odio fratello della follia</title>
		<link>http://claudiorise.blogsome.com/2009/10/20/p553/</link>
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		<pubDate>Tue, 20 Oct 2009 18:06:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
		
	<category>Pensieri e passioni (da Il Mattino di Napoli)</category>
	<category>Psiche e società</category>
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		<description><![CDATA[	Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 19 ottobre 2009, www.ilmattino.it
	Cos&#8217;è che fa crescere l&#8217;odio in una comunità, in una nazione? È forse il caso di chiederselo in un paese come il nostro dove in pochi mesi si è passati dall&#8217;ossessivo martellamento sulle ragazze frequentate dal Premier Berlusconi, a inviti sul web di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[	<p><strong>Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 19 ottobre 2009, <a href="http://www.ilmattino.it" target="_blanck">www.ilmattino.it</a></strong></p>
	<p>Cos&#8217;è che fa crescere l&#8217;odio in una comunità, in una nazione? È forse il caso di chiederselo in un paese come il nostro dove in pochi mesi si è passati dall&#8217;ossessivo martellamento sulle ragazze frequentate dal Premier Berlusconi, a inviti sul web di sparare allo stesso, e infine a minacce di morte inviate tramite stampa da una «organizzazione combattente». L&#8217;odio nell&#8217;Italia di oggi non è diretto solo contro Berlusconi, ma appare anche all&#8217;interno dell&#8217;opposizione e nella vita civile.<br />
Il terreno di crescita dell&#8217;odio è infatti diffuso nella società, fuori dalla politica: è riconoscibile dalla frequente assenza di uno sguardo umano verso gli altri, e dalla violenza come stile di azione e di relazione. <a id="more-553"></a><br />
Qualche giorno fa due diciottenni in motorino hanno strattonato una donna di novant&#8217;anni per scipparle la borsa, provocandone la caduta e la morte. È qui che l&#8217;odio si sviluppa: quando l&#8217;essere umano non è più riconosciuto come persona, ma solo come strumento per realizzare i propri desideri e le proprie passioni. Qualcuno cui strappare dei soldi, un possibile oggetto sessuale da stuprare, un avversario politico da abbattere.<br />
In ognuna di queste azioni, che i media ci raccontano quotidianamente, non c&#8217;è rispetto od empatia per la persona umana. I soldi, il sesso, il potere, lo status: queste sono le uniche passioni dei portatori d&#8217;odio, che diventano tali proprio per la loro povertà affettiva. L&#8217;altro, l&#8217;essere umano che vorrebbero abbattere per ottenere ciò che vogliono, è solo uno strumento; non è «persona», non è oggetto di alcun sentimento.<br />
Questa caratteristica dell&#8217;odio collettivo, diffuso nei diversi strati sociali, ci aiuta a capirne un tratto che lo distingue profondamente dalle avversioni personali, presenti ad esempio nelle vicende familiari, a volte con esplosioni anche violente. L&#8217;odio personale (famigliare ad esempio), è negativo, ma è pur sempre un sentimento, appartenente ad una dinamica psichica normale.<br />
Le forme di odio impersonale, come queste, diffuse nella collettività, denunciano invece una netta rottura ed allontanamento da ogni sentire, e un avvicinamento alla zona ben più pericolosa della follia, della psicosi, caratterizzata appunto da un estraniamento dall&#8217;affetto, dal comune sentire umano.<br />
È proprio il loro carattere psicotico ad assicurare a queste forme la loro forza, i loro aspetti irrazionali, e la loro pericolosità; ad esempio l&#8217;assenza del senso del limite, che nasce sempre da una forma di compassione, per sé e per gli altri. In questi disturbi psichici invece non c&#8217;è compassione, né pietà, perché non c&#8217;è la capacità di sentimento. È sempre la forza irrazionale della psicosi a far sì che queste forme possano trasmettersi attraverso una sorta di contagio diffuso nell&#8217;inconscio collettivo, al di fuori da motivazioni e stili di comunicazione razionali.<br />
Nel secolo scorso le grandi avventure totalitarie, comunismo e nazismo, si svilupparono proprio attraverso la riduzione dell&#8217;altro a «cosa» (che quindi poteva essere abbattuta o rimossa non appena diventava di ostacolo), e l&#8217;adozione della violenza come stile d&#8217;azione. L&#8217;ideologia servì ad amalgamare pulsioni diverse, unite nell&#8217;odio per l&#8217;avversario e la brama di potere.<br />
Oggi Berlusconi è diventato oggetto prediletto di questo odio, specie da quando si rese noto che oltre al potere, allo status, e al denaro (consolidati oggetti dei più ricorrenti deliri psicotici), egli disponeva anche del sesso, ben collaudata miccia di molteplici follie collettive, tra cui il nazismo.<br />
Forse i sondaggi appoggiano il premier. Ma la psicosi non li legge.</p>
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		<title>Competere con tutti lascia soli</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Oct 2009 15:51:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
		
	<category>Pensieri e passioni (da Il Mattino di Napoli)</category>
	<category>Psiche e società</category>
	<category>Identità</category>
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		<description><![CDATA[	Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 12 ottobre 2009, www.ilmattino.it
	Dietro ai tanti malesseri di oggi; dietro alle ragazzette vittime o delinquenti date in forte crescita dai servizi sociali, ai padri che abbandonano o vengono abbandonati, alle madri prese da raptus omicidi; dietro a gruppi sociali scollati tra loro e preda dell’odio reciproco; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[	<p><strong>Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 12 ottobre 2009, <a href="http://www.ilmattino.it" target="_blanck">www.ilmattino.it</a></strong></p>
	<p>Dietro ai tanti malesseri di oggi; dietro alle ragazzette vittime o delinquenti date in forte crescita dai servizi sociali, ai padri che abbandonano o vengono abbandonati, alle madri prese da raptus omicidi; dietro a gruppi sociali scollati tra loro e preda dell’odio reciproco; dietro alle depressioni coperte dalle droghe, sta una sola parola, che descrive una condizione precisa e concreta: solitudine. Quella di chi è in famiglia, ma non sente su di sé uno sguardo che sia attento e amoroso.<br />
Ma anche la solitudine di chi abita un territorio dove i legami sociali si sono allentati, e la gente non ti guarda, non ti vede se non per misurare il tuo successo sociale, la tua capacità di spesa.<br />
Infine la solitudine di chi non sente più la solidarietà e l&#8217;affetto dei pari, la compagnia di quelli che fanno il tuo stesso lavoro, sui campi, in azienda, o nelle professioni e nei servizi, perché questa vicinanza è stata sopraffatta dalla competizione, dal lasciarsi dietro il pari grado per avvicinarsi a chi ha uno stato superiore, e dall’ansiosa presa di distanza da chi rimane indietro.<a id="more-552"></a><br />
Queste dinamiche, lo sappiamo bene, sono sempre esistite, e sono legate in parte all’istinto di sopravvivenza, in parte a quella che Nietzsche ha chiamato «volontà di potenza». Quella spinta naturale per la quale un ciuffo d’erba tende ad allargarsi occupando lo spazio dei fili vicini.<br />
Tuttavia nella storia e nell’indole umana è presente una forza particolare, che non ha la stessa evidenza nel mondo puramente naturale: quella dell’amore. È solo l’amore, quello cui si riferivano i fondatori della psicoanalisi col nome di Eros, a contrastare il vissuto inappagato e inquieto della solitudine (quella cui si ribella anche il primo uomo, Adamo, chiedendo al Signore una compagnia, uno sguardo, una voce).<br />
Fu l’amore, oltre che la ricerca di alleanza, ad ispirare lungo la storia umana la solidarietà, il rispecchiarsi nell’altro, l’appartenenza. Sentimento complesso, l&#8217;appartenere ad altri, ad una patria, una classe, una comunità, una professione, arte o mestiere. Tuttavia è proprio lì che nasce l’identità, che non si costituisce certamente solo con quattro dati anagrafici. Ed è proprio l’identità, che rende meno forte, o più accettabile, il morso della solitudine. Come raccontano tante poesie, o lettere di emigranti, anche italiani: non sei veramente solo quando hai una Patria, una terra di origine, un popolo cui appartieni.<br />
La famiglia, lo sguardo attento e amoroso della donna, dell&#8217;uomo, dei figli, è l’ultimo, importantissimo tratto di questo filo affettivo che ci lega al resto dell’umanità, indebolendo la solitudine e le sue patologie. Così, almeno è stato, con alterne vicende, nel corso del tempo.<br />
Nell’epoca in cui viviamo la competizione economica ha però assunto un’importanza particolarmente vistosa, assicurando contemporaneamente un grande sviluppo della ricchezza (non altrettanto, pare, della felicità). La spinta a prevalere, a vincere e distaccarsi dall’altro ha così indebolito quella a legarsi, a cercare la solidarietà, l&#8217;essere insieme, l’amore appunto. L’interesse alla contrapposizione delle classi ha prevalso su quello della solidarietà tra tutto il popolo, quello della competizione tra i generi ha prevalso sull’amore tra uomo e donna, quello dei singoli territori su quello del benessere di tutta una Nazione.<br />
Questa competizione universale non poteva restare esterna alla famiglia, oggi teatro di conflitti plurimi: padre-madre, genitori-figli, e quindi di nuove, profonde solitudini. Che diventano rapidamente terreno di crescita di ogni malessere e devianza.</p>
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		<title>&#8220;Donne Selvatiche&#8221; dopo sei edizioni italiane è stato tradotto in tedesco</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Oct 2009 19:17:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
		
	<category>Psiche e società</category>
	<category>Identità</category>
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		<description><![CDATA[	
&#8220;Donne Selvatiche&#8221; in traduzione tedesca: 
	
Moidi Paregger/Claudio Risé
DIE SALIGEN
Kraft und Geheimnis des Weiblichen
Edition Raetia 2009
	Im gesamten Alpenraum lassen sich Sagen von Saligen finden, geheimnisvollen Frauen, die in engem Kontakt zur Natur stehen. Um diese – nicht zuletzt auf psychosozialer Ebene – höchst ausdrucksstarken und anziehenden Figuren vor dem Vergessen zu bewahren, sammelte und interpretierte die [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[	<p><a href="http://www.raetia.com/index.php?id=1401" target="_blanck"><img title="" border="0" alt="Die Saligen" src="http://claudiorise.blogsome.com/images/Saligen-Raetia-ed-.jpg" width="355" align="left" height="554" /></a></p>
&#8220;Donne Selvatiche&#8221; in traduzione tedesca: </p>
	<p><strong><br />
Moidi Paregger/Claudio Risé<br />
DIE SALIGEN<br />
Kraft und Geheimnis des Weiblichen<br />
Edition Raetia 2009</strong></p>
	<p><em>Im gesamten Alpenraum lassen sich Sagen von Saligen finden, geheimnisvollen Frauen, die in engem Kontakt zur Natur stehen. Um diese – nicht zuletzt auf psychosozialer Ebene – höchst ausdrucksstarken und anziehenden Figuren vor dem Vergessen zu bewahren, sammelte und interpretierte die Sagenforscherin Moidi Paregger zusammen mit ihrem Mann, dem Psycho-analytiker Claudio Risé, Geschichten der scheuen, wilden, aber wohlwollenden Naturgöttinnen. Dabei versuchen sie, dem verlorenen weiblichen Anteil in Frauen und Männern auf die Spur zu kommen, um auf diese Weise wieder ein ganzheitliches Selbstverständnis und -erleben des Menschen wieder zu ermöglichen. </em></p>
	<p><a href="http://www.claudio-rise.it/donneselvatiche/donneselvatiche.htm" target="_blanck"><img title="" border="0" alt="Donne Selvatiche" src="http://claudiorise.blogsome.com/images/Donne%20selvatiche%20sperling.jpg" width="351" height="512" /></a></p>
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		<title>La natura è cattiva?</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Oct 2009 05:32:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
		
	<category>Pensieri e passioni (da Il Mattino di Napoli)</category>
	<category>Psiche e società</category>
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		<description><![CDATA[	Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 5 ottobre 2009, www.ilmattino.it
	Di fronte alle catastrofi naturali, maggiori o minori, tutte dolorosissime, che hanno colpito la terra negli ultimi giorni, Italia compresa, si è letto e sentito spesso un avvertimento inquietante: la natura è cattiva, la natura è matrigna. Nulla di nuovo. Il grande Giacomo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[	<p><strong>Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 5 ottobre 2009, <a href="http://www.ilmattino.it" target="_blanck">www.ilmattino.it</a></strong></p>
	<p>Di fronte alle catastrofi naturali, maggiori o minori, tutte dolorosissime, che hanno colpito la terra negli ultimi giorni, Italia compresa, si è letto e sentito spesso un avvertimento inquietante: la natura è cattiva, la natura è matrigna. Nulla di nuovo. Il grande Giacomo Leopardi era dello stesso avviso, il marchese De Sade, da cui prese nome la perversione nota come sadismo, la pensava così: la natura è cattiva, per vincerla l&#8217;uomo deve essere più cattivo di lei. I suoi insegnamenti, però non ci hanno portato fortuna, o felicità.<br />
Per questo sarebbe grave riproporli proprio oggi, quando la noncuranza verso la natura e i suoi misteriosi equilibri ci presenta il suo conto, per noi fallimentare.<a id="more-548"></a><br />
Uno degli aspetti più evidenti della crisi contemporanea è, infatti, proprio il fallimento del tentativo paranoico dell&#8217;uomo di sottomettere la natura, fantasia maturata nell&#8217;Illuminismo (di cui Sade fu bizzarro ma significativo esponente), e nelle successive correnti scientiste, all&#8217;alba della modernità e della rivoluzione industriale. Rivoluzionari e nuova borghesia pensarono che decapitare la natura (sfruttandola a man bassa, inquinandola, avvelenandola), non sarebbe stato più difficile che decapitare il Re di Francia, che disponeva pur sempre di un esercito, mentre l&#8217;ambiente naturale non aveva armi e difensori visibili.<br />
Iniziarono così una serie di interventi profondamente alteranti gli elementi naturali (la terra, l&#8217;acqua, l&#8217;aria), i cui effetti furono (per limitarci agli ultimi anni) la crescita esponenziale dei tumori per inquinamento, il riscaldamento atmosferico, e il forte accorciamento della vita media nelle regioni più affrettatamente industrializzate, come la Russia sovietica.<br />
Oggi, gli «attacchi della natura matrigna», come le bombe d&#8217;acqua che hanno sconvolto pochi giorni fa l&#8217;entroterra di Messina, sono solo il risultato dell&#8217;incuria e del disprezzo che l&#8217;uomo ha mostrato verso l&#8217;ambiente in cui abita, che lo nutre e lo fa respirare.<br />
Alla base di questo disprezzo c&#8217;è una scissione psicologica, sviluppatasi nella modernità fino ad arrivare a quelle contemporanee malattie della passione settimanalmente segnalate da questa rubrica, e per certi versi annunciate e celebrate proprio da Sade, con i suoi corpi sottomessi al potere della mente, delle idee.<br />
Il fatto è che la natura non è altro, diverso da noi; noi stessi siamo, anche, natura. La manipolazione e sottomissione dei corpi, desiderata e praticata dalla filosofia sadiana, è una delle forme della manipolazione e sottomissione della natura praticata dalla modernità. Lo comprese perfettamente Pasolini, che denunciò la «scomparsa delle lucciole» nella natura avvelenata, e (nel suo Salò, o le 120 giornate di Sodoma), la manipolazione e sfruttamento dei corpi da parte del potere delle ideologie.<br />
La natura è il corpo della terra vivente, così come il nostro corpo è il luogo in cui si sviluppa la natura umana, coi suoi affetti, i suoi desideri, le sue sensibilità. Che, certo, come quelle della natura, possono essere distorte, manipolate, però a prezzi altissimi, pagati da tutti.<br />
Tutti i grandi disturbi psicologici di oggi, dalle tossicomanie ai disturbi alimentari, a quelli della libido e della sessualità partono da una qualche violenza al corpo ed ai suoi bisogni naturali: la fame, l&#8217;amore, la ricerca di protezione. E si curano ricostruendo quell&#8217;originario ambiente naturale, che è stato devastato.<br />
Uno sviluppo umano dominato da fantasie di onnipotenza sulla materia ci ha reso incapaci di dialogare col corpo della natura e col nostro. Meglio smettere di voler dominare l&#8217;una, e l&#8217;altro, e ricominciare invece ad ascoltarli.</p>
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		<title>L’infelicità femminile</title>
		<link>http://claudiorise.blogsome.com/2009/09/29/p547/</link>
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		<pubDate>Tue, 29 Sep 2009 05:39:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
		
	<category>Famiglia</category>
	<category>Pensieri e passioni (da Il Mattino di Napoli)</category>
	<category>Psiche e società</category>
	<category>Identità</category>
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		<description><![CDATA[	Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 28 settembre 2009, www.ilmattino.it
	L’infelicità femminile è in aumento, in tutto il mondo. Storie come quella di Erika, la giovane donna che ha ucciso i suoi figli, e se stessa, sono sempre più frequenti, non solo in Italia. Queste vicende non rivelano solo un interiore «male oscuro», [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[	<p><strong>Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 28 settembre 2009, <a href="http://www.ilmattino.it" target="_blanck">www.ilmattino.it</a></strong></p>
	<p>L’infelicità femminile è in aumento, in tutto il mondo. Storie come quella di Erika, la giovane donna che ha ucciso i suoi figli, e se stessa, sono sempre più frequenti, non solo in Italia. Queste vicende non rivelano solo un interiore «male oscuro», ma una condizione femminile vissuta sempre più frequentemente come pesante, senza veri piaceri e consolazioni.<br />
Da quando e perché ciò accade? Secondo le statistiche su opinioni e umori dei diversi gruppi sociali (come il General Social Survey americano, ed altri), tutto cominciò nei primi anni 70.<br />
In Europa è arrivato un po’ dopo. All’inizio degli anni 70 si era ancora in piena euforia femminista, e le donne, anche se non felicissime, ancora sognavano un mondo migliore. È quando è sembrato che l’avessero conquistato che è cominciata la delusione.<a id="more-547"></a><br />
Come ha scritto al mio blog una corrispondente che non conosco, subito dopo aver letto di Erika: «Non posso approvarla, ma la capisco. Anch’io non ne posso più dell&#8217;ufficio, i bambini cui badare, tutte le cose cui star dietro……..è troppo pesante. E tutto da sola».<br />
Questo, e non qualcosa di oscuro e misterioso, è all’origine della depressione femminile contemporanea, diffusa in tutto il mondo e tra tutte le donne. Un po’ meno, a quanto pare, tra le afroamericane, come dimostra la loro più nota rappresentante: Michelle Obama. Che però un marito ce l’ha, e di quelli che una mano finisce col dartela (anche se nei loro siparietti mediatici lasciano filtrare qualche accusa, e corrispondenti ammissioni).<br />
Le donne sono «stanche», come scriveva Erika. Lo status di madre-lavoratrice sola sembra rivelarsi psicologicamente più pesante di quello della casalinga che si muoveva all’interno dei limiti, ma anche delle garanzie di una coppia stabile. In queste difficoltà, la responsabilità dei figli, affidati per solito alla madre dopo la separazione, ha un ruolo molto importante. «La cosa che nella vita ti toglierà più felicità è avere figli», ha scritto la docente universitaria Betsey Stevenson, nel suo libro «Il paradosso del declino della felicità femminile».<br />
Anche nell’esperienza terapeutica appare con grande evidenza il senso di fatica, affollamento, impotenza delle donne sole nell’educazione e allevamento dei figli (salvo nei casi di grande abbondanza di mezzi, e neppure sempre). È ancora statisticamente raro, per fortuna, che ciò sfoci nella loro soppressione. Tuttavia accade, e i biglietti con le minacce «piuttosto che lasciare i piccoli a lui, li porto via con me» non rivelano necessariamente follia, quanto piuttosto la frustrazione di non avercela fatta da sole, l’ammissione del bisogno dell’altro, di un altro, vissuta però come debolezza inaccettabile.<br />
Sembra che sia questa durezza con se stesse, questo voler essere sempre «brave», inappuntabili, per giunta anche belle, a rendere infelici le donne emancipate (o comunque superimpegnate). Anche, a quanto pare, sul lavoro, dove la donna, soprattutto se in carriera, richiede moltissimo a sé e agli altri che lavorano con lei. Proprio la difficoltà di adeguare le sue richieste alle possibilità degli altri la rende a volte impopolare; mentre la severità verso se stessa mette a rischio la sua vita affettiva, e le sue emozioni personali.<br />
Difficile dire quanto questa elevata richiesta sia da sempre un tratto della personalità femminile, o quanto derivi dall’aver adottato quello che credeva fosse il modo maschile di stare nel mondo. Gli uomini però sono anche abili (a volte fin troppo) nell’indulgenza verso le proprie inadeguatezze. Meglio che anche le donne se ne concedano almeno un po’.</p>
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		<title>Quando il consumatore è narcisista</title>
		<link>http://claudiorise.blogsome.com/2009/09/22/quando-il-consumatore-e-narcisista/</link>
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		<pubDate>Tue, 22 Sep 2009 06:08:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
		
	<category>Pensieri e passioni (da Il Mattino di Napoli)</category>
	<category>Psiche e società</category>
	<category>Consumo</category>
	<category>Identità</category>
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		<description><![CDATA[	Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 21 settembre 2009, www.ilmattino.it
	È passato un anno dalla dichiarazione ufficiale di inizio della crisi economica, e ora nuove autorevoli assicurazioni la danno per finita, seppur con ferite che si rimargineranno lentamente. Speriamo che sia così. Rimane però un problema psicologico e culturale (oltre che economico): abbiamo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[	<p><strong>Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 21 settembre 2009, <a href="http://www.ilmattino.it" target="_blanck">www.ilmattino.it</a></strong></p>
	<p>È passato un anno dalla dichiarazione ufficiale di inizio della crisi economica, e ora nuove autorevoli assicurazioni la danno per finita, seppur con ferite che si rimargineranno lentamente. Speriamo che sia così. Rimane però un problema psicologico e culturale (oltre che economico): abbiamo imparato la lezione? Sapremo evitare quei comportamenti che generarono le famose «bolle» (da quella immobiliare a quella dei «derivati»), il cui scoppio paralizzò poi mercati, e produzione?<br />
Non è un problema teorico, riservato alle dispute degli economisti. È una necessità pratica, per non ritrovarsi tra qualche anno con un&#8217;altra generazione di giovani dirigenti bruciata in tutte le capitali economiche occidentali, masse di risparmiatori rovinate da speculazioni insensate, e eserciti di disoccupati dovunque. <a id="more-546"></a><br />
Ma è contemporaneamente una scelta antropologica: quali sono i comportamenti «virtuosi» in grado di assicurare sviluppo e stabile benessere ai nostri paesi? Dobbiamo sempre puntare alla propensione al consumo, che si cerca di sollecitare ad ogni costo (anche questa volta si è ripartiti così), o è possibile cercare un modello più equilibrato? Come ad esempio uno «sviluppo sostenibile» che non bruci più risorse di quante ce ne siano, e quindi non crei nuove bolle, nuovi debiti che non verranno pagati da chi li ha fatti, ma da altri: lavoratori che perderanno il posto, risparmiatori che rimarranno privi delle risorse accantonate?<br />
La comunicazione politica non sembra molto interessata alla questione. I governanti che sollecitano per uscire dalla crisi la ripresa dei consumi senza spiegare che tipo di sviluppo abbiano in mente, fanno pensare che il crac dello scorso anno non abbia ancora prodotto tutti i suoi insegnamenti per il futuro. Il buon cittadino, quello che aiuta il benessere del proprio paese non può essere ancora visto solo come un accanito e imperturbabile consumatore, come è stato finora. Deve essere anche portatore di una ricerca di equilibrio tra produzione, consumo, e risorse disponibili, tra interesse personale e interesse collettivo.<br />
L&#8217;attuale presidenza americana, iniziata nel colmo della crisi, promette anche questo. Ma perché ciò accada, è necessaria un&#8217;ampia riflessione collettiva (non solo in America) su cosa possa garantire uno stabile e giusto sviluppo economico. I tentativi di mettere a punto un nuovo «indice del benessere», accanto al vecchio Pil, fanno parte di questa riflessione. Che deve però fare ancora molta strada.<br />
La questione ha, come tutte le sfide antropologiche, risvolti psicologici profondi. I grandi disagi psichici del nostro tempo, vale a dire i disturbi narcisistici nelle loro manifestazioni dirette (euforiche, maniacali), e nelle loro versioni depressive, affondano le radici in questo modello economico-sociale.<br />
L&#8217;«uomo consumatore», costantemente sollecitato a «vivere al sopra dei propri mezzi», è anche il nevrotico perfetto, descritto dalla psicoanalisi classica appunto come qualcuno che spende energie che non possiede. Il suo individualismo esasperato, che lo rende disattento e poco interessato ai vissuti affettivi degli altri, lo condanna a una serie di sconfitte sul piano dei sentimenti (in famiglia, nelle relazioni con l&#8217;altro sesso, nei rapporti amicali), che distruggono continuamente risorse sociali: ad esempio coi fallimenti matrimoniali, le gravidanze giovanili, l&#8217;abbandono degli anziani, le violenze ai più deboli.<br />
Le «bolle» economiche traducono sui vari mercati la bolla psicologica su cui rotola il fragile equilibrio del narcisista, l&#8217;uomo ridotto a consumo ed immagine.</p>
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		<title>Il corpo in vendita dei giovani</title>
		<link>http://claudiorise.blogsome.com/2009/09/14/il-corpo-in-vendita-dei-giovani/</link>
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		<pubDate>Mon, 14 Sep 2009 18:51:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
		
	<category>Pensieri e passioni (da Il Mattino di Napoli)</category>
	<category>Scuola, Educazione</category>
	<category>Giovani</category>
	<category>Psiche e società</category>
	<category>Comunicazioni/media</category>
	<category>Identità</category>
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		<description><![CDATA[	Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 14 settembre 2009, www.ilmattino.it 
	Il rapporto degli adolescenti con il proprio corpo diventa sempre più fragile. Così, il reparto di Pediatria e dell&#8217;Area Adolescenza dell&#8217;Ospedale Fatebenefratelli di Milano ha raccolto nel giro di un anno precisi racconti di ragazzine che si erano lasciate fotografare seminude, o [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[	<p><strong>Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 14 settembre 2009, <a href="http://www.ilmattino.it" target="_blanck">www.ilmattino.it</a></strong> </p>
	<p>Il rapporto degli adolescenti con il proprio corpo diventa sempre più fragile. Così, il reparto di Pediatria e dell&#8217;Area Adolescenza dell&#8217;Ospedale Fatebenefratelli di Milano ha raccolto nel giro di un anno precisi racconti di ragazzine che si erano lasciate fotografare seminude, o avevano offerto prestazioni sessuali nel bagno delle scuole, in cambio di i-pod, scarpe o abiti firmati. Ancora una volta il corpo viene ceduto in cambio di accessori per l&#8217;immagine. Come mai questo accade?<br />
Evidentemente perché il corpo stesso, la sua integrità e privatezza vengono da queste ragazze considerati meno importanti di simboli di status tipo l&#8217;i-pod, e gli oggetti di abbigliamento firmati. Come se per loro l&#8217;importanza del corpo vero e proprio diminuisse, mentre aumenta quella di ciò che lo copre, o attira su di esso lo sguardo degli altri.<a id="more-545"></a><br />
Un corpo dunque sempre più «immagine», virtuale, che sceglie anche il mondo virtuale, la rete, come spazio prediletto per esporsi. Infatti l&#8217;assessore alla Salute del Comune di Milano, Giampaolo Landi, ha dato notizia di questa inchiesta dell&#8217;Ospedale Fatebenefratelli in una lettera a tutte le famiglie della città, in cui ha lanciato contemporaneamente una campagna pubblica contro la microprostituzione giovanile online. Secondo l&#8217;amministratore milanese infatti, il fenomeno sta dilagando in maniera esponenziale, specialmente tra le giovanissime studentesse che per pagarsi piccole spese quotidiane si prostituiscono su chat erotiche, spogliandosi ed esibendosi davanti a webcam casalinghe per arrotondare la paghetta.<br />
In rete si trovano ormai molti casi di video hard di ragazzine, non più fatti per scherzo e destinati alla ristretta cerchia di amici, bensì veri e propri filmati, creati volontariamente per ricevere un compenso.<br />
Per informare i genitori di tutto questo, l&#8217;assessore alla salute ha scritto loro una lettera aperta. Le ragioni di questa tendenza dei giovani alla mercificazione (e quindi alla svalutazione) del corpo, vissuto appunto come «cosa», oggetto di scambio mercenario, sono molteplici, e questa rubrica cerca spesso di presentarle. Particolarmente importante è però il rapporto (apparentemente distante, ed invece strettissimo) tra la svalutazione del corpo, ed il degrado dell&#8217;ambiente naturale.<br />
La terra su cui viviamo è simbolo del nostro corpo; non solo nei nostri sogni (dove una terra abbandonata segnala problemi anche gravi nella relazione col corpo), ma nei vissuti e nei comportamenti individuali e collettivi.<br />
Non stupisce dunque che non molto tempo prima che venissero rese note queste informazioni sui comportamenti adolescenziali, sia stato pubblicizzato il Rapporto annuale della Società Geografica Italiana, con i suoi dati impressionanti su una cementificazione che «aggredisce la bellezza dei paesaggi sfigurandoli e annullandone le caratteristiche identitarie sotto una massa indifferenziata di elementi artificiali anonimi e spesso volgari». Sostituendo a «paesaggi» la parola «corpi», ed a «cementificazione» la parola «consumismo», ci avviciniamo a capire cosa sta succedendo.<br />
Se il corpo vivente della Terra viene ridotto a cosa, a superficie cementificata, anche il corpo umano si percepirà come cosa, il cui valore è certificato dal prezzo e dagli oggetti che lo coprono.<br />
Il corpo umano fa parte della natura vivente, se questa scompare (come in Italia sta per certi versi accadendo, ed i geografi documentano), esso si sposta tra le cose, diventa merce.<br />
L&#8217;educazione dei giovani non è separabile dalla cura e difesa del territorio naturale. Essi sono il corpo vivente del Paese.</p>
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		<title>Gli adolescenti e la cultura sessuale</title>
		<link>http://claudiorise.blogsome.com/2009/09/07/gli-adolescenti-e-il-sesso/</link>
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		<pubDate>Mon, 07 Sep 2009 19:28:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
		
	<category>Famiglia</category>
	<category>Pensieri e passioni (da Il Mattino di Napoli)</category>
	<category>Scuola, Educazione</category>
	<category>Uomini</category>
	<category>Giovani</category>
	<category>Psiche e società</category>
	<category>Comunicazioni/media</category>
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		<description><![CDATA[	Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 7 settembre 2009, www.ilmattino.it
	Adolescenze turbate. Prima e dopo la ragazzina di Scampia, ogni giorno della scorsa settimana ha visto, in ogni parte d&#8217;Italia, adolescenti appena uscite dall&#8217;infanzia aggredite e violentate da coetanei, spesso guidati da un capo branco poco più grande. Il fenomeno, d&#8217;altra parte, da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[	<p><strong>Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 7 settembre 2009, <a href="http://www.ilmattino.it" target="_blanck">www.ilmattino.it</a></strong></p>
	<p>Adolescenze turbate. Prima e dopo la ragazzina di Scampia, ogni giorno della scorsa settimana ha visto, in ogni parte d&#8217;Italia, adolescenti appena uscite dall&#8217;infanzia aggredite e violentate da coetanei, spesso guidati da un capo branco poco più grande. Il fenomeno, d&#8217;altra parte, da tempo si impone all&#8217;attenzione delle famiglie, degli educatori, della società.<br />
Oggi chi entra nell&#8217;adolescenza è spesso potenziale preda del «gruppo dei pari», da cui si aspetterebbe protezione e amicizia. La tendenza non risparmia neppure i giovani maschi, che spesso diventano bersaglio sessuale di gruppi di coetanei carnefici.<a id="more-544"></a><br />
Carnefici occasionali o sistematici. Cosa si agita dietro a questi fenomeni? Occorre fare un passo indietro rispetto alla rappresentazione della sessualità che il sistema delle comunicazioni (a cominciare da media e spettacoli) offre, e cui siamo abituati. La sessualità è oggi essenzialmente rappresentata come piacere, bellezza e divertimento, e come misura del successo personale. Questa presentazione è però parziale, se non accompagnata da altre informazioni, che di solito nessuno dà.<br />
La prima è che la sessualità è la più forte delle pulsioni che scuotono la psiche umana, con conseguenze decisive sull&#8217;intera vita, sia nel bene che nel male. Per questo lo sviluppo sessuale andrebbe accompagnato da un&#8217;attenta ed empatica informazione, che aiuti la persona a contenere questa pulsione e le sue manifestazioni nel quadro del rispetto della persona: la propria, e quella degli altri.<br />
Così la spinta del giovane maschio alla conquista ed al piacere, va riconosciuta come espressione della sua forza vitale, ma insieme ricondotta all&#8217;attenzione per l&#8217;altro, la sua sensibilità ed i suoi desideri, senza la quale non è che brutalità e violenza, giustamente condannata dalla società e dalla sua legge. Ed anche la spinta ad essere ammirata e desiderata della ragazza adolescente andrebbe accompagnata con la consapevolezza della forza non sempre controllata (certo colpevolmente) del desiderio maschile, e quindi dei rischi cui va incontro.<br />
Tutto questo attento lavoro educativo però, raramente viene svolto, sia a casa che a scuola o negli altri luoghi di formazione, e quasi sempre in modo insufficiente. È come se, un secolo dopo l&#8217;inizio della psicoanalisi e della sua scoperta della forza della pulsione sessuale, parlarne sia diventato tabù.<br />
Certo, si parla di sesso dalla mattina alla sera, e vi si dedica gran parte del sistema delle comunicazioni, ma come se fosse solo piacere ed immagine, non anche spinta da educare e contenere; potenzialmente devastante se non ricondotta a precisi rituali di incontro e di corteggiamento (la cultura popolare del sud Italia li conosce ancora perfettamente, specialmente nei piccoli centri).<br />
Anche le periodiche campagne contro la violenza maschile diventano retoriche se non si confrontano con cosa la origina (appunto la mancanza di una cultura sessuale profonda), e come evitarla e contenerla.<br />
Il rumore mediatico sulla sessualità è accompagnato dal silenzio sulle sue caratteristiche meno superficiali, e quindi anche più delicate e difficili. Intanto, la sessualità spettacolo copre la distruzione della cultura sessuale che, nelle diverse classi e regioni, «amministrava» il delicato passaggio tra infanzia e adolescenza. A questa cultura ed ai suoi rituali non viene sostituito nulla, lasciando al caso (retto dalla legge del più forte) l&#8217;incontro tra adolescenti, ex bambini oggi portatori di una sessualità caotica ed esigente.<br />
Punire lo stupro è indispensabile, ma insufficiente se non si cambia la cultura che lo promuove.</p>
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		<title>Iniziativa anno scolastico 2009/2010. Padri: da settembre siate presenti nella vita scolastica dei figli</title>
		<link>http://claudiorise.blogsome.com/2009/09/02/iniziativa-anno-scolastico-20092010-padri-da-settembre-siate-presenti-nella-vita-scolastica-dei-figli/</link>
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		<pubDate>Wed, 02 Sep 2009 18:05:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
		
	<category>Padre</category>
	<category>Famiglia</category>
	<category>Scuola, Educazione</category>
	<category>Uomini</category>
	<category>Psiche e società</category>
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		<description><![CDATA[	
	Comunicazione a cura della Lista per il padre, già promotrice del &#8220;Documento per il padre&#8220;, e-mail: listaperilpadre@alice.it
	Figli e figlie desiderano l’affetto e l’attenzione premurosa della figura paterna: hanno bisogno di padri capaci di essere buoni modelli e di offrire validi suggerimenti per il loro futuro. Ricerche e studi dicono che la presenza del padre è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[	<p><img title="father" border="1" hspace="10" alt="father" align="left" src="http://claudiorise.blogsome.com/images/thumb-father.jpg" width="147" height="180" /></p>
	<p><strong>Comunicazione a cura della Lista per il padre, già promotrice del &#8220;<a href="http://www.claudio-rise.it/documento_per_il_padre.htm" target="_blanck"><em>Documento per il padre</em></a>&#8220;, e-mail: <a href="mailto:listaperilpadre@alice.it"><em>listaperilpadre@alice.it</em></a></strong></p>
	<p>Figli e figlie desiderano l’affetto e l’attenzione premurosa della figura paterna: hanno bisogno di padri capaci di essere buoni modelli e di offrire validi suggerimenti per il loro futuro. Ricerche e studi dicono che la presenza del padre è insostituibile nel preparare i giovani ad entrare con serenità nella vita, infatti: </p>
	<p><em>quando i padri sono presenti nella vita scolastica dei figli i buoni risultati aumentano mentre le difficoltà e i problemi diminuiscono</em>.</p>
	<p><strong>Lo sai che i figli con padri “assenti”</strong> riportano voti più bassi nei test di lettura e matematica, vengono maggiormente bocciati e abbandonano più spesso gli studi? E che rientrano più frequentemente nel numero degli studenti con problemi di comportamento (dalla demotivazione ai vandalismi, dal bullismo all’uso di droghe)?<br />
<strong>Sai, invece, che la presenza del padre favorisce</strong> nei figli l’assunzione di comportamenti più responsabili e rispettosi, uno sviluppo significativo delle capacità linguistiche e di abilità cognitive come il problem solving o la concentrazione, e quindi il conseguimento di maggiore successo scolastico e più elevati livelli accademici? </p>
	<p><strong>Da dove cominciare?</strong> Accompagna più spesso i tuoi figli a scuola, dialoga e studia con loro quando puoi, insegnagli a gestire il tempo per evitare che lo perdano tra pc, tv e videogames, fai capire l’importanza dell’attività fisica e del riposo nei giusti orari serali, incontra gli insegnanti e informati su programmi e obiettivi prefissati, partecipa e collabora alle attività proposte dalla scuola, conosci gli altri genitori per dare voce alle vostre preoccupazioni e aspettative educative.<br />
Padre: sii più presente per il bene dei tuoi figli. </p>
	<p><strong>Lista per il padre</strong></p>
	<p><strong>Stampa, pubblica e diffondi il volantino «Anno Scolastico 2009/2010: &#8220;Padri: da settembre siate più presenti nella vita scolastica dei vostri figli&#8221;» in <em>.pdf</em></strong> - <a href="http://www.claudio-rise.it/padre/padrescuola2009.pdf" target="_blanck"><strong><em>clicca qui</em></strong></a></p>
	<p><strong>Leggi e comunica la tua adesione al &#8220;Documento per il padre&#8221; - <a href="http://www.claudio-rise.it/documento_per_il_padre.htm" target="_blanck"><em>clicca qui</em></a></strong></p>
	<p><strong>Per maggiori informazioni scrivi a <a href="mailto:listaperilpadre@alice.it"><em>listaperilpadre@alice.it</em></a></strong>
</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Vacanze finite, ora cambiamo tutto</title>
		<link>http://claudiorise.blogsome.com/2009/09/01/vacanze-finite-ora-cambiamo-tutto/</link>
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		<pubDate>Tue, 01 Sep 2009 05:31:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
		
	<category>Pensieri e passioni (da Il Mattino di Napoli)</category>
	<category>Psiche e società</category>
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		<description><![CDATA[	Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 31 agosto 2009, www.ilmattino.it
	Stavolta si torna davvero. Nel giro di 15 giorni saremo tutti ai nostri posti, giovani e adulti. Non sarà proprio una passeggiata. Lunghe o corte, riuscite o problematiche, le vacanze ci hanno comunque abituato a produrre di meno, a dedicarci a quello che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[	<p><strong>Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 31 agosto 2009, <a href="http://www.ilmattino.it" target="_blanck">www.ilmattino.it</a></strong></p>
	<p>Stavolta si torna davvero. Nel giro di 15 giorni saremo tutti ai nostri posti, giovani e adulti. Non sarà proprio una passeggiata. Lunghe o corte, riuscite o problematiche, le vacanze ci hanno comunque abituato a produrre di meno, a dedicarci a quello che vogliamo noi, più che a quello che ci viene richiesto dagli altri, a lasciare la mente più libera, più disponibile a raccogliere l&#8217;intuizione o il desiderio del momento. Adesso tutto questo è finito. Come affrontare questo cambiamento?<br />
Far finta di nulla non serve. La fatica, il disappunto, l&#8217;insicurezza, rifiutati dalla coscienza, scivolerebbero nell&#8217;inconscio, e da lì riapparirebbero sotto forma di brutti sogni (nel caso migliore), o, più spesso, di cattivo umore, depressioni, gastriti, ed altro. Meglio dunque guardare in faccia la realtà, compresa la nostra nostalgia del far niente, e cercare il modo di stare il meglio possibile. Come?<a id="more-542"></a><br />
La risposta suggerita dall&#8217;osservazione degli stati di malattia e disagio, o di ritrovato benessere è: ritrovare la passione. Il rientro dalle vacanze non si risolve col riprendere silenziosamente il proprio posto, cercando di farci notare il meno possibile per diminuire le richieste degli altri, capi, insegnanti o genitori. Il modo giusto è, al contrario, quello di alzare noi stessi l&#8217;ostacolo, proponendoci obiettivi più interessanti, appassionanti, per solito i più difficili. Gli obiettivi cui di solito ci sottraiamo &#8220;per non aver grane&#8221;, per non impegnarci.<br />
Non è solo il ragazzino che, come dice ancora qualche maestra ai genitori: potrebbe dare di più, ma non si applica. Anche in ogni adulto sonnecchia un ragazzino pigro, raccontandosi di non voler far fatica, ma che in realtà teme di incontrare energie sconosciute, di cui in fondo ha paura, anche perché le tiene sempre a distanza, trattandole come una zona oscura e misteriosa. E&#8217; quella, invece, la zona delle sue qualità profonde e delle sue possibili passioni, su cui potrebbe fondare una vera autostima, e progetti motivati.<br />
Il rientro dalle vacanze, con la sua naturale fatica a ricominciare tutto come prima, ed anche con le preziose forze accumulate durante il riposo estivo, è allora il momento migliore per cambiare tutto. E dunque per finirla con l&#8217;abituale (e depressiva) politica del risparmio energetico, e lasciare invece spazio alla nostra capacità e voglia di scoprire e di fare, insomma per accettare una buona volta di appassionarci a ciò che facciamo.<br />
Aprire la strada alla passione è anche l&#8217;occasione opportuna per smontare le collaudate difese di cui ci siamo convinti, nel tempo, proprio per mettere invisibili reti protettive tra noi e la realtà: la supposta antipatia dei superiori e/o dei colleghi, la scomodità dei luoghi, la noia della giornata. Sono tutte perfezionatissime costruzioni mentali che possono però sciogliersi come neve al sole, se soltanto diventiamo abbastanza coraggiosi da lanciare, o raccogliere, un sorriso, un&#8217;idea, un progetto. Potremmo allora accorgerci con sorpresa che in fondo nessuno ce l&#8217;ha con noi, che il solito ufficio o aula può essere anche un veliero lanciato nel mondo, che possiamo divertirci in ciò che facciamo, anziché contare i minuti primi della pausa, o del ritorno a casa.<br />
Questa trasformazione però richiede un atto di generosità da parte nostra, ci chiede di esserci davvero, là dove siamo, al lavoro, a scuola in famiglia. Non temiamo di spenderci: è il modo migliore per arricchirci. E il momento giusto per farlo è proprio questo: quando vorremmo essere da tutt&#8217;altra parte, ma non abbiamo scelta. Siamo con le spalle al muro: profittiamone.</p>
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