Il teologo Mancuso, e i patiti della forza
Claudio Risé, da “Tempi”, 17 luglio 2008, www.tempi.it
Il teologo Vito Mancuso, molto amato non solo dal Foglio, dove scrive cose molto interessanti, sostiene che la forza costituisca il massimo interesse degli uomini e il vero principio che muove la loro storia. In questa convinzione ha dato pochi giorni fa un formidabile assist alla visione dell’uomo e della storia del Friedrich Nietzsche de L’Anticristo, associandosi al filosofo tedesco nell’invitare la Chiesa a parlare della forza, che veramente interessa agli uomini, invece di attardarsi nel riproporre testi e scritture polverose. Il che fa già venire un po’ i brividi: i Vangeli saranno tra quelle?
Mancuso ha citato come riconoscimento della forza anche l’attenta accoglienza riservata a Bush da Benedetto XVI, ben consapevole, sottolinea il teologo, di tutti i morti provocati dalla guerra in Iraq. Par di capire, dunque, che di un gesto di resa al principio della forza si sia trattato (in quello come in altri episodi politici ricordati da Mancuso), a conferma dell’irriducibile potenza della forza, alla quale tutti, Papa compreso, devono piegarsi. A meno di raccontare menzogne, quelle appunto di cui parla Nietzsche. (more…)
Divorare tutto e il vuoto resta lì
Claudio Risé, da “Tempi”, 3 luglio 2008, www.tempi.it
Ci scrive una lettrice: «Di dipendenze da internet ce ne sono di tanti tipi, io vivo quella da eccesso di ricerca di informazioni. Non mi interessano i videogiochi, chat o altro. Ma di fronte a questo contenitore infinito di dati e notizie di ogni genere continuamente cerco, guardo, studio tutto quello che posso, tutto quello che non so – un universo di cose! Ho l’ansia di non sapere, di dover rincorrere qualcosa, non so bene che cosa, ma ho paura che mi scappi».
La lettrice ha naturalmente alcune ragioni biografiche che l’aiutano in questa direzione. Racconta: «Mi piace molto leggere; non ho potuto studiare granché e questo mi pesa; faccio un lavoro solitario al computer per otto ore di fila», e così via. La trappola in cui è caduta, però, non ha origini esclusivamente (forse neppure prevalentemente), personali.
Ci sono persone estremamente erudite che hanno la stessa dipendenza, e altre cui non capita niente del genere. Si tratta piuttosto, come dimostra la sua vastissima diffusione, di una patologia che ha origine nel modello di cultura proposto dalla coscienza collettiva, col quale tutti, in un modo o nell’altro, ci troviamo a doverci confrontare. (more…)
Gli eurocrati odiano i popoli e le nazioni
Claudio Risé, da “Tempi”, 26 giugno 2008, www.tempi.it
Sorprendente, nella bocciatura irlandese dell’Europa, è stata la reazione dei politici e dirigenti europei. Si è andati dal «chi non è contento se ne vada» al «che vergogna sputare nel piatto in cui si mangia». Il massimo di autocritica è venuto dai pochi che hanno pensato a un errore di comunicazione. Eppure più volte gli europei hanno bocciato le “carte” dei politici: l’Irlanda nel 2001 il Trattato di Nizza, nel 2005 Francia e Olanda la nuova costituzione, e adesso l’Irlanda quella di Lisbona, l’ultimo “trattato” costituzionale Ue.
Bisogna essere davvero molto testardi e arroganti nei confronti del “popolo bue” per non accorgersi che forse c’è qualcosa che non va nel modo di concepire l’Europa da parte del personale politico europeo. Hanno anche una strana idea di democrazia, questi politici e tecnocrati che quando il popolo dice loro che stanno sbagliando pensano che è il popolo ad essere scemo. (more…)
L’orizzonte personale e l’Europa
Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 16 giugno 2008, www.ilmattino.it
Perché molti europei non amano l’Europa? Come mai i referendum popolari bocciano spesso i trattati su cui poggia, malgrado i governi dei Paesi e i dirigenti europei tifino per la loro approvazione? È già successo in Irlanda nel 2001 con la bocciatura del Trattato di Nizza, poi nel 2005 Francia e poi l’Olanda affossarono la nuova Costituzione europea, e adesso l’Irlanda ha bocciato l’ultima «carta», quella di Lisbona. Che cosa alimenta la psicologia contraria ai trattati europei?
Un piccolo episodio. Mi accorgo che nello studio del dentista è sparita la parete mobile che divideva la sala d’attesa da quella dove si segnano gli appuntamenti. Siccome leggere il giornale in pace in attesa di farti trapanare è una piccola consolazione, chiedo come mai. Il dentista mi spiega che per un nuovo regolamento europeo quella saletta d’attesa, hanno spiegato i vigili, non era più agibile, per aria insufficiente e rischi di soffocamento per i clienti in attesa. Naturalmente i vigili furono i primi a ridere del regolamento, e poi, più amaramente, anche il dentista, e i clienti. Però si dovette rinunciare alla sala d’attesa con relativa privacy. (more…)
Il disagio delle ragazze, e la perdita del sapere femminile
Claudio Risé, da “Tempi”, 12 giugno 2008, www.tempi.it
Nel malessere giovanile colpisce il crescente disagio delle ragazze. I ragazzi sono più abituati al male, alla sofferenza. Ferdinando Camon (e anch’io) lo ritiene un tratto tipico del maschile, e ricorda che non a caso in francese male (mal), e maschio (mâle), si pronunciano allo stesso modo.
I “teddy boys” fanno parte dell’iconografia dei guai dei giovani maschi: ci sono sempre stati, e gli angeli hanno sempre dovuto darsi molto daffare per salvare i ragazzi da quel tipo di situazioni. Il “branco” al femminile è più nuovo, e fa più impressione. Così come il tasso di incremento nel consumo di ogni droga da parte delle donne, oggi più alto che fra gli uomini; e come il fatto che, proporzionalmente, siano più le ragazze che bevono fino a star male rispetto ai maschi, che smettono prima. (more…)
Il Sessantotto senza una visione etica
Claudio Risé, da “Il Giornale”, 6 giugno 2008, www.ilgiornale.it
Quarant’anni: il tempo necessario per constatare il fallimento di una classe dirigente. La stagione (più o meno una generazione), che permette di dire che una semina è andata male, o non è stata fatta per niente.
De Gregori è una persona onesta, e abbastanza forte da dire, e dirsi, la verità: il ’68 non ha seminato, non ha preparato, formato, fatto crescere. E chi ci ha provato, tra quelli che erano giovani allora, ha fatto fatica, perché tutta la società gli remava contro. Contro l’autorità, certo. Ma contro l’autorità perché il ’68, e la cultura che ne è seguita, non sapeva accettare il limite. L’autorità non è buona o meritevole in sé. Può essere anche stupida, ottusa, ed è importante che chi vi è sottoposto possa riconoscerlo dentro di sé, prima di diventare altrettanto ottuso.
L’autorità, però, è indispensabile per dare il senso del limite. Non si può fare tutto, le competenze si formano attraverso il sacrificio, la capacità di imporsi limiti, che sono l’interfaccia repressiva degli obiettivi. Per raggiungere degli obiettivi, bisogna essere capaci di porsi dei limiti, e di fare qualcosa che invece dopo il ’68 è diventato tabù: sacrifici. (more…)
Lo Stato, gli “irregolari” e la barbarie
Claudio Risé, da “Tempi”, 22 maggio 2008, www.tempi.it
La menzogna dello Stato prepara la barbarie di domani. L’indifferenza e superficialità verso l’immigrazione, spacciata dallo Stato italiano per accoglienza e apertura, ha creato l’habitat ottimale per i raid anti immigrati di questi giorni a Ponticelli (Napoli), che domani potrebbero moltiplicarsi altrove. Far finta di niente e non proporre regole, da parte di chi ha per funzione l’attenzione e l’offerta di norme, come appunto lo Stato (o i genitori), tradisce la propria ragione di essere e abbandona gli altri che gli sono affidati.
Nella vicenda dell’immigrazione, il non dare regole e il non applicarle ha tradito sia i cittadini dello Stato sia i migranti che vi si sono installati, al di fuori di norme, possibilità di vita e servizi adeguati alla loro sopravvivenza e convivenza con i cittadini residenti. (more…)
L’identità perduta delle donne
Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 19 maggio 2008, www.ilmattino.it
Sul tavolo dei nuovi governanti europei c’è, in testa alle priorità, il crescente malessere dei loro cittadini, uomini e donne. Alcuni hanno già messo a tema la questione, come il nuovo sindaco di Londra Boris Johnson, affermando che il soggetto maggiormente a rischio è oggi il maschio bianco (già dirlo è politicamente scorretto). In effetti trova più difficilmente lavoro, ha la più elevata propensione al suicidio, muore prima. Anche le donne però se la passano tutt’altro che bene.
Già da molti mesi si sapeva che l’aumento delle donne tra i consumatori di droghe e sostanze eccitanti era molto più forte di quello dei maschi, anche se rimangono loro i maggiori consumatori. Inoltre, una volta instaurata la dipendenza, è più difficile che ne escano, droghe e alcool riattivano forme di anoressia e disagi prima latenti, e rendono molto difficile alla giovane donna la ricostruzione di un’esistenza normale. (more…)
Una questione attuale. Anzi, futura
(Di Giulia Galeotti, da “L’Osservatore Romano”, www.vatican.va, 11 maggio 2008)
Un convegno riuscito per una grande enciclica. Il congresso internazionale sull’Humanae vitae, che si è chiuso questo sabato con l’udienza del Papa, ha dimostrato la portata profetica del documento di Paolo VI con interventi che “L’Osservatore Romano” ha anticipato lo scorso 9 maggio. Contestatissima sia dentro che fuori la Chiesa quando uscì (e negli anni successivi), l’Humanae vitae ha infatti colto molti nodi cruciali che avrebbero segnato il tempo futuro. Così, in solitudine, ma animato dalla forza consapevole di ciò che sosteneva, Paolo VI ha disposto l’elaborazione di un testo di cui, qualche giorno dopo l’uscita, scrisse “la voce della nostra coscienza, interrogata lungamente davanti a Dio, ci ha indotto a rivolgere alla Chiesa e al mondo questa parola”. Una parola che proprio sul foglio vaticano Jean Guitton definì ferme, mais non fermée (Giovanni Maria Vian).
Volgarmente chiamata l’”Enciclica della pillola” e spesso presa a emblema della chiusura e dell’intransigenza ecclesiale in materia sessuale, l’Humanae vitae in realtà si pone al crocevia di un dibattito che va avanti da tempo, tra l’ossessione del controllo delle nascite - ancora erroneamente convinta della rapida diminuzione delle risorse, a fronte di una popolazione in minaccioso aumento - e la posizione della Chiesa, nel suo messaggio di amore e accoglienza alla vita. (more…)
Fortune e guai dei figli del desiderio
Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 12 maggio 2008, www.ilmattino.it
Siamo nel tempo dei «figli desiderati». I bambini vengono sempre più accuratamente programmati in base all’età dei genitori, la loro condizione economica, di lavoro, le disponibilità di spazio, e mille altre circostanze, compreso, a volte, il segno astrologico del nascituro. Come stanno poi, però, questi nuovi «figli del desiderio»? Che rapporto hanno con la vita, gli altri, e con i loro genitori?
I dati forniti da statistiche, cronache e osservazioni cliniche, sono sorprendenti. Uno dei maggiori esperti di questo fenomeno, il sociologo e demografo francese Yves Yonnet, ha spiegato due giorni fa, in un convegno internazionale alla Pontificia Università Lateranense (per i 40 anni dell’enciclica Humanae vitae), che si tratta di un vero mutamento antropologico. (more…)
Slancio ideale, please
Claudio Risé, da “Tempi”, 8 maggio 2008, www.tempi.it
Molto è cambiato, nella geografia politica italiana, nelle ultime tre settimane. Il popolo degli elettori non poteva essere più chiaro: sul fatto che vuole un netto cambiamento, e in che direzione lo vuole. Anche le foto dei politici sono di un’eloquenza disarmante: nei volti finalmente radiosi e allegri dei vincitori, e in quelli spaventati e confusi dei vinti.
È triste che qualcuno soffra, ma è certamente un bene che dalle facce si capisca ciò che sta accadendo. Non sono mai stato un ammiratore delle imperscrutabili facce democristiane, che hanno inquietato la mia infanzia e adolescenza. Le ritenevo un furto di informazioni. Le facce devono dire, comunicare ciò che sta accadendo. Adesso finalmente lo fanno. Tanta salute in più per tutti, a cominciare dal sistema politico. (more…)
Dopo trent’anni di “uome”, la verità indicibile: le donne hanno voglia di fare i bambini
Claudio Risé, da “Tempi”, 1 maggio 2008, www.tempi.it
Ormai i dati sono fin troppi. Il modello della donna cattiva e vincente, della “Uoma”, come la chiamava un settimanale femminile italiano nei propri manifesti pubblicitari alla ricerca di uno sperato (ma mancato) rilancio, della donna-Ego, che calpesta il mondo pur di affermare se stessa, si è rivelato per le donne una straordinaria fregatura. Molte hanno ormai fatto tutto quello che il sistema culturale ha loro proposto: messo se stesse al primo posto rispetto a tutti gli altri, limitato le proprie disponibilità sentimentali, rimandato nell’avere bambini, abortito quando sembrava opportuno.
Ora si ritrovano, in tutto l’Occidente, spesso sole e infelici, a volte i bambini non arrivano più, o loro non ce la fanno più ad averli, gli uomini sono stati allontanati, ma non ne vengono altri, la solitudine morde, cattiva, e buona parte della vita è passata. La carriera a volte è arrivata, ma nel suo tipico modo: viene e poi se ne va, ti lascia ancora prima che tu possa farne veramente qualcosa, come del resto capita, da sempre, alla gran parte degli uomini. (more…)
Coniugare fede e ragione
Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 14 aprile 2008, www.ilmattino.it
Credi nella scienza, o in Dio? Capita sempre più spesso, oggi, di essere messi di mezzo, con toni perentori, in questo conflitto (nella realtà del tutto immaginario): da una parte la fede, dall’altra la ragione. Intanto, gli editori sfornano numerosi libri (di varia qualità) che ripropongono lo stesso aut aut. Quasi che uno sia obbligato a prendere la tessera o di ateo militante, o di discepolo di una Chiesa, specificando quale (quella cattolica è, in questo dibattito, molto malvista).
In un’epoca nella quale la cultura non brilla certo per ricchezza e originalità, l’insistenza del sistema delle comunicazioni su questo diktat semplicistico non è certo un buon affare per la cultura. Ogni uomo intelligente ha infatti bisogno della ragione, e moltissimi tra questi riconoscono di aver bisogno anche di Dio. Nessun grande scienziato, a cominciare da Galileo e da Darwin, si è mai dichiarato ateo, così come nessun grande esponente del pensiero o della storia della religione, di ogni religione, ha mai negato l’indispensabilità della ragione. (more…)
Una donna ci scrive
(A cura della Redazione)
Autorizzati dall’Autrice, pubblichiamo un’interessante lettera che ci è stata inviata nei giorni scorsi.
Purtroppo da donna sono costretta - mio malgrado - tutti i giorni a leggere e rileggere articoli (nella stragrande maggioranza dei casi purtroppo scritti proprio da donne) dedicati alle “povere” donne da proteggere in ogni dove… a casa, sul lavoro, in politica… e chi più ne ha più ne metta! Si tratta di più o meno lunghi articoli che (anacronisticamente tipizzando la figura della donna) svelano la superficialità di chi li ha scritti e il gretto populismo che li pervade e sottende… la donna è un “panda”… a cui riservare le stramaledette quote rosa (non solo in parlamento)!
Da donna sono costretta a leggere la donna descritta sempre (o quasi) come una specie in via di estinzione (il che “purtroppo” non corrisponde a verità!), vessata, sminuita, maltrattata, che deve essere difesa ad ogni costo (costi quel che costi ed a prescindere) dal genere maschile… perché è lui, l’uomo, il cattivo!
E mi stupisco di provare questo incommensurabile fastidio nel dover leggere ciò che si scrive di noi donne deboli e dunque (come se vi fosse un nesso eziologico) di loro (sì deboli!) uomini cattivi… eppure sono nata e cresciuta con gli ideali del femminismo che ERANO improntati all’emancipazione, indipendenza (in tutti i sensi! anche e soprattutto economica), alla ricerca di un equilibrio individuale dato dal perfetto miscuglio tra peculiarità maschili e femminili. Ma il tempo passa, il mondo cambia e quello che una volta per una donna non era possibile oggi lo è e basta volerlo, basta crederci senza farsi chiudere dentro una riserva! (more…)
La triste storia di Ermanno Rossi e la piaga dell’aborto (clandestino)
(A cura della Redazione)
Pubblichiamo volentieri il Comunicato diffuso in queste ore dal professor Francesco Agnoli, Capolista in Veneto della “Lista per la moratoria - Aborto? No, grazie”
La triste storia di Ermanno Rossi, oltre a generare una ovvia compassione per la sorte di un uomo, deve riaprire gli occhi almeno sull’applicazione della legge 194. Tra le tante cose che si potrebbero fare, ve n’è una che appare condivisibile per tutti: combattere l’aborto clandestino. Sì, perché se la 194 è nata in buona parte con quella scusa, è tragicamente vero che tale legge ha depenalizzato proprio l’aborto clandestino! Addirittura nella 194 le pene per chi cagiona l’aborto di una donna contro la sua volontà sono risibili, inferiori a quelle previste dal codice penale abrogato. Ma quanti erano gli aborti clandestini in Italia?
In un precedente articolo ho cercato di dimostrare che le cifre su tale fenomeno sono state volutamente gonfiate, in tutto il mondo, dal fronte abortista, come ebbe a dire il dottor Nathanson: «Sapevamo che negli Stati Uniti ogni anno non si effettuavano più di centomila aborti clandestini, ma noi alla stampa dicevamo che erano un milione».
La stessa strategia venne usata in Inghilterra, dove la stampa pro choice sosteneva l’esistenza di 50.000, massimo 100.000 aborti clandestini annui, mentre l’unico lavoro scientifico in materia, del dott. C. B. Goodhart, apparso nel 1964 sulla Eugenics Review, proponeva come attendibile la cifra di 10.000. Ebbene, in Italia si arrivò a proporre come cifra veridica quella di 3 milioni di aborti clandestini: il triplo della cifra già gonfiata diffusa negli Usa, e 30 volte di più che in Gran Bretagna. (more…)
L’aborto e la sindrome del sopravvissuto
Claudio Risé, da “Tempi”, 6 marzo 2008, www.tempi.it
L’aborto non è solo il più preciso indicatore della vitalità, o delle tendenze mortifere, di una società, come abbiamo visto la scorsa settimana. E’ anche l’indicatore della salute mentale dei suoi componenti.
La società che legittima ed utilizza l’aborto ha due caratteristiche precise. La prima è l’onnipotenza: la fantasia di potere sulla vita e sulla morte. L’altra, poiché l’onnipotenza nell’uomo non può essere che immaginaria, è quel profondo senso di insicurezza che si impadronisce di chi si è illuso di possederla.
Il terreno su cui si gioca la difficile partita dell’equilibrio umano è quello oggi prediletto dai moderni deliri tecnoscientifici, e dai sistemi totalitari che li hanno coccolati fin dall’inizio per i sogni di potere che essi lasciano immaginare: il campo della nascita, e della morte. E’ lì che si legittimano, ed utilizzano, appunto le pratiche dell’aborto e dell’eutanasia, come strumenti di un potere sulla vita, che dischiude fantasie di immortalità. Sono i punti estremi di quel “biopotere”, o potere sulla vita, nel quale il filosofo Michel Foucault aveva individuato una delle caratteristiche della modernità. (more…)
Che i bambini nascano. E crescano liberi dalle gabbie ideologiche del gender
(Intervista a Claudio Risé, di Maurizio Crippa, da “Il Foglio”, 6 marzo 2008, www.ilfoglio.it)
Lo scrittore e psicoterapeuta candidato per la lista “Aborto, no grazie” è “addolorato” per l’immagine della Campagna di Oliviero Toscani e “Donna moderna” contro la violenza alle donne, che inchioda i due sessi al ruolo di “vittima” e “carnefice”
«Sono contro l’aborto, cioè voglio che i bambini nascano. Dopodiché, voglio anche che stiano bene, siano felici. Cioè siano accolti, amati, aiutati a sviluppare una vita gioiosa. Invece l’immagine e il messaggio creati da Oliviero Toscani per la campagna sociale di “Donna moderna” è l’esatto contrario. Sono contrario alla sua brutalità».
Claudio Risé, scrittore e psicoterapeuta, candidato della lista per la moratoria contro l’aborto, è “addolorato” per l’uso turpe dell’immagine infantile e per la violenza ideologica del messaggio che, se ben analizzato, contraddice l’intento «certamente positivo, doveroso» del committente della campagna contro la violenza alle donne.
Che cosa vede di tanto negativo, in quell’immagine pubblicitaria?
«Innanzitutto, questi due bambini offerti nella loro nudità disarmata, e questo in un contesto sociale e mediatico che vede diffuso il fenomeno della pedofilia». (more…)
Società dei consumi e passioni che cambiano
Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 3 marzo 2008, www.ilmattino.it
Molto sta per cambiare nelle nostre passioni. Lo fanno pensare poche parole dette dall’uomo più potente della finanza mondiale, Ben Bernanke, direttore della Fed, la banca centrale americana. «Dovremo cambiare il nostro modello di sviluppo», ha detto con calma Bernanke. «Non possiamo continuare a sviluppare i consumi, aumentando i debiti». Poiché però i consumi sono oggi la più grande passione dell’uomo, e i debiti la sua più grande paura, fare questo significa cambiare tutta la nostra vita.
E’ almeno dall’Ottocento, dalla rivoluzione industriale, che la passione per le cose fabbricate, il “feticismo delle merci”, ha preso uno spazio sempre più grande nella vita e nel cuore dell’uomo. Gli uomini, da allora, hanno cominciato a rovinarsi sempre più spesso per le automobili di lusso, o yachts che poi non potevano pagare, piuttosto che per le donne desiderate. (more…)
La felicità. Istruzioni per l’uso
Claudio Risé, da “Il Giornale”, 2 marzo 2008, www.ilgiornale.it
La felicità, l’uomo la cerca da sempre. Fin dai tempi del mitico Re Creso, il re che ha accumulato ogni tesoro, e che, tutto fiero, chiede al saggio Solone chi fosse l’uomo più felice del mondo. Il saggio risponde tranquillo, che il più felice del mondo è Tello, un padre ateniese, caduto in battaglia nella sua piena maturità. Dopo di lui, i più felici sono i fratelli Cleobi e Bitone, entrambi giovani, morti nel sonno dopo aver portato alla festa del paese la loro madre, conducendo essi stessi il carro, al posto dei buoi.
Naturalmente Creso si arrabbia, e scaccia Solone: primo passo falso di tanti altri, che porteranno lui e il suo regno alla rovina. La risposta di Solone però, un po’ strana lo era davvero, perché conteneva in sé diversi aspetti del difficile mistero della felicità. (more…)
Il disprezzo del maschile fa ammalare la società
Claudio Risé, da “Avvenire”, 29 febbraio 2008, www.avvenire.it
Vi descrivo le foto della campagna “Contro la violenza sulle donne”, affidata ad Oliviero Toscani, che campeggiano da ieri sull’ultimo numero del settimanale “Donna Moderna”, oltre che sui siti internet dei principali quotidiani. A sinistra un bambino completamente nudo, con sopra la testa il proprio nome: Mario, impresso su una striscia nera e sotto i piedi la scritta: carnefice, anche quella su un graffito nero-sporco. A destra una bimba ricciolina, anche lei nuda, con sopra la testa la scritta: Anna, sempre su una striscia nera, e sotto i piedi la scritta: vittima (sempre sul nero). La pelle bianca dei bambini contrasta con il nero sporco delle scritte, e la violenza delle due parole: carnefice, vittima.
Quei due bambini sono già due vittime. Bisogna avere un cuore ben duro per non provare pietà per queste creature innocenti, esposte sulla stampa nude in un tempo di pedofilia fuori controllo, per veicolare un messaggio di odio fra i due sessi. Quello dei carnefici, i maschi, e quello delle vittime, le femmine. Designati come tali fin dall’infanzia. (more…)
La passione globale per l’identità e l’antisemitismo
Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 11 febbraio 2008, www.ilmattino.it
La difesa dell’identità è la passione della postmodernità globalizzata, epoca in cui ad ognuno accade di vivere accanto al diverso, scoprendone le differenze. Che però suscitano spesso intolleranza e avversione. Ci si stupisce, a torto, che l’ostilità al diverso sia praticata anche dagli intellettuali. Come invece dimostra la richiesta da parte dell’intellettuale islamico Tarik Ramadan, di boicottare il prossimo salone del libro di Torino, dedicato quest’anno alla letteratura ebraica.
Ramadan ha trovato subito l’appoggio di esponenti della cultura e della politica, anche se lui stesso al salone del libro dell’anno scorso aveva potuto attaccare Israele, senza contraddittorio. Sempre in ambienti intellettuali, sgrammaticati, sembra maturata la “lista nera” contro docenti della Sapienza a Roma “appartenenti alla lobby ebraica”, comparsa su un circuito, Il cannocchiale, che riunisce i blog di sinistra. (more…)
Religione: oppio dei popoli, o fondatrice dell’Io?
Claudio Risé, da “Tempi”, 7 febbraio 2008, www.tempi.it
Edoardo Boncinelli ha fatto sul “Corriere della Sera” della scorsa settimana un’interessante sfuriata contro la religione. Molto di ciò che dice è però smentito dalla semplice osservazione della vita quotidiana. Secondo Boncinelli «la religione rassicura e deresponsabilizza». L’accusa di “deresponsabilizzazione” alla persona religiosa colpisce chi lavora, come me, con la sofferenza delle persone. Boncinelli argomenta: «In tutte le religioni, e soprattutto in quella cattolica che ci riguarda più da vicino, ciascuno si deve comportare bene per far piacere a Dio e non incorrere nella sua ira».
Ma è veramente, e soprattutto, così? La nostra religione è davvero comportarsi in modo da compiacere qualcuno che non vedi mai, perché lo temi? O non piuttosto l’incontro con un divino di cui percepisci l’amore per l’uomo, e che ti compiace e ti accompagna nel tuo cammino? Dio non è quella caritas di cui parla papa Benedetto, e di cui l’uomo fa l’esperienza nei suoi molteplici incontri con Cristo, dall’Eucarestia all’incontro col povero, a quello col bambino, a quello con la persona amata? Di che Dio lontano e terribile parla questo scienziato “laico”, che afferma pre/giudizi assunti come dogmi di una fede non verificata nella realtà dell’esperienza psicologica? (more…)
La fede al tempo dei messaggini
Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 28 gennaio 2008, www.ilmattino.it
Molti si sorprendono, altri si irritano. Intanto però, sembra proprio che Wojtyla, come sfondo di cellulare, batta nettamente Penelope Cruz. E Nokia ha fatto un modello apposito per il mondo islamico, il cellulare N73, con le preghiere del mattino e della sera, oltre a una bussola, per sapere sempre qual è la direzione della Mecca.
In questi tempi piuttosto incerti, la gente preferisce tenersi vicina ai santi, e avere qualche preghiera a portata di mano, di cellulare, o di computer. Certo, tranne una minoranza di ostinati, ormai i più hanno capito che il «dio è morto» di Nietzsche è uno slogan ottocentesco. (more…)
Padre, Uomini, IdentitàJanuary 22, 2008 6:30 pm
Parsifal. L’iniziazione maschile all’amore
Dal 21 al 27 gennaio 2008
Associazione Culturale Creatività
presenta:
PARSIFAL
prima milanese
liberamente tratto da
Parsifal – l’iniziazione maschile all’amore di Claudio Risé
scritto e interpretato da
Davide Giandrini
consulenza
Claudio Risé
musiche
Arvo Pärt, Zbigniew Preisner, 2046
luci
Alberto Bartolini
scene e costumi
Stefania Basile, Sergio Cangini
regia
Franco Palmieri
Elsinor Teatro Sala Fontana
Stagione 2007-2008
Il Teatro Sala Fontana (Via Boltraffio 21 – 20159 Milano – Tel. 02.6886314) riprende con l’anno nuovo la stagione di prosa con Parsifal, scritto ed interpretato da Davide Giandrini, diretto da Franco Palmieri.
Lo spettacolo, in scena dal 21 al 27 gennaio, è liberamente tratto dall’omonimo testo di Claudio Risé, psicanalista, giornalista e Docente di Psicologia dell’Educazione alla Facoltà di Medicina e Chirurgia, Università di Milano Bicocca, Corso di laurea specialistica in Scienze Infermieristiche.
L’autore, insieme al regista e all’interprete di Parsifal, incontrerà in teatro il pubblico lunedì 21 gennaio alle 18.00. Titolo dell’incontro: Parsifal e il maschio selvatico. (more…)
L’ideologia nega il dolore, che invece va ascoltato
(Claudio Risé, da “Avvenire”, 15 gennaio 2008, www.avvenire.it)
La cura dei disturbi della sessualità
L’ascolto e l’accoglienza del dolore umano (la parte più difficile, ma decisiva, della psicoterapia) ha un grande nemico: l’ideologia, che pretende di distinguere tra sofferenze “giuste”, ascoltabili, e sbagliate, inaccettabili. Quando Freud, alla fine dell’800, a Vienna, incominciò a prestare ascolto (anche) alle fantasie o ai disagi sessuali di ottimi mariti e padri, o delle loro mogli e figlie inquiete, la cosa infastidì i benpensanti, e i relativi Ordini.
Cosa mai poteva esserci di strano nella sessualità di una coppia regolarmente sposata? Perché quello psichiatra ebreo ascoltava queste storie? Cosa aveva a che fare, tutto ciò, con la malattia psichiatrica, organica, l’unica “ufficialmente riconosciuta”?
Un secolo dopo, ancora si rifiuta, in un nuovo modo, di dar voce al dolore umano dissonante con pregiudizi potenti. Che oggi sostengono (tra l’altro) che nella persona omosessuale tutto va bene, e quindi non ci può essere un dolore che un terapeuta debba ascoltare, per aiutarla, se lo desidera, a porvi rimedio. (more…)
I roghi della Liberazione
Claudio Risé, da “Tempi”, 17 gennaio 2008, www.tempi.it
Triste, e preoccupante, quando il dibattito culturale si muove attraverso le tecniche della violenza, e del sotterfugio. Tuttavia, nel nostro amato (detto senza alcuna ironia, anzi con autentico dolore) Paese, è sempre più spesso così. Ecco la storia.
Tempo fa si presenta dal professore Tonino Cantelmi, presidente dell’Associazione psichiatri cattolici, un uomo, che dichiara di aver bisogno delle sue cure. Cantelmi accetta. Dopo qualche mese escono su Liberazione degli articoli del “paziente” di Cantelmi, che racconta come in Italia esista una rete nascosta di terapeuti cattolici che pretendono di guarire i gay dalla loro omosessualità, malgrado sia stranoto che la stessa non è una patologia. Indignazione dello stesso giornale, del partito di cui è espressione, di Arcigay, ed altri che non ricordo, che, dando voce all’anima liberale che li contraddistingue, chiedono immediati interventi repressivi, in particolare dall’Ordine degli Psicologi, contro Cantelmi e gli altri reprobi che congiurano per convincere i gay ad abbandonare ogni gaiezza. (more…)
Dall’America la passione del divino
Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 7 gennaio 2008, www.ilmattino.it
L’America ci fa sempre cambiare. Da lì sono venuti il jazz, la democrazia nell’Europa delle dittature, la rivoluzione sessuale, quella informatica, lo sdoganamento dell’omosessualità, il politically correct, la «guerra preventiva» contro il terrorismo. Sulle «novità» americane ognuno ha le sue opinioni, ma è certo che hanno cambiato la nostra vita. L’ultima novità Usa sono i Christian Leaders, i nuovi leader politici, come Obama, che si identificano con le loro convinzioni religiose.
Nel primo confronto (avvenuto nello Iowa) del percorso elettorale che porterà alla prossima elezione del presidente, hanno vinto i due che fin dall’inizio avevano presentato la loro fede cristiana come il tratto più significativo della loro personalità e dei loro programmi: il nero Barack Obama, democratico, ed il repubblicano Mike Huckabee, repubblicano. (more…)
Padre, Uomini, IdentitàJanuary 4, 2008 8:44 pm
L’incontro col padre, la malattia e la morte, in “Patrimonio”, di Philip Roth
Claudio Risé, da “Il Giornale”, 4 gennaio 2008, www.ilgiornale.it
Guardare l’altro che invecchia, e muore, è un modo straordinariamente efficace per capire qualcosa della propria vita, e poter a propria volta invecchiare più serenamente. Quando poi l’altro è tuo padre, quest’esperienza diventa, soprattutto per un maschio, un sacco di altre cose. La riscoperta della tua identità, di quale sia il mondo e la tradizione cui appartieni, del tuo modo di essere uomo, di trattare le donne, di essere coraggioso, o pauroso, insomma di chi tu sia. Una cosa che diventa sempre più chiara man mano che ti rispecchi nell’altro, il padre, ti confronti con lui. Per cui alla fine, quando l’altro se ne va, averlo accompagnato nella malattia e nella morte sigilla definitivamente, senza più turbamenti e contestazioni, la sua identità di padre, e la tua, di figlio, pronto a seguirlo lungo lo stesso sentiero, che è poi quello della vita e della sua fine.
Tutto questo è narrato in ogni pagina di Patrimonio. Una storia vera (finalmente tradotto da Einaudi), da un Philip Roth diverso, ironico e disincantato, ma anche tenero e affettuoso, e, soprattutto, perfino stupito, ed anche un po’ tremante, dietro a tutta la sua dimostrazione di buon senso e praticità. (more…)
I giovani. Una risorsa trascurata dal Paese, espropriata dei valori e privata del futuro
(Intervista a Claudio Risé, da “il Giornale della Libertà”, 4 gennaio 2008, www.ilgiornaledellaliberta.it)
Claudio Risé: «Una politica che non sa più dare né obiettivi né educazione»
L’immagine dei giovani che emerge dalle indagini sociologiche è quella di una generazione senza speranze: non credono più nella possibilità di conquistarsi uno spazio commisurato alle proprie qualità all’interno della società.
Secondo un’indagine condotta da Renato Mannheimer lo scorso anno, i giovani che si affacciano sul mercato del lavoro sono affetti da scarsa ambizione, tanto che sei su dieci preferiscono un lavoro sicuro, anche se meno retribuito, a uno meno sicuro con migliori prospettive di reddito.
Questa mancanza di ambizione e di voglia di accettare le sfide non è segnale che esiste una condizione giovanile irrisolta nel Paese?
Claudio Risé: Se in un Paese intere generazioni mostrano, come accade in Italia, scarsa ambizione e poca fiducia nella propria affermazione, ciò significa soprattutto due cose. La prima è che forse al momento possibilità di sviluppo non esistono, o sono scarsamente visibili, e poco presentate dal modello di cultura dominante. La seconda è che nella formazione di queste nuove generazioni c’è un forte deficit educativo. (more…)
Claudio Risé a “Controluce”
Claudio Risé a “Controluce” (Radio Televisione della Svizzera Italiana), intervistato da Michele Fazioli, parla di Cannabis, Don Giovanni e soprattutto di Gesù Bambino (16 dicembre 2007).
Visita il sito della RTSI e Guarda il Video dell’intervista (con RealPlayer)
Trasformare la violenza maschile è un compito religioso: non bastano codici e conferenze
Claudio Risé, da “Tempi”, 13 dicembre 2007, www.tempi.it
Molti lettori sanno che ho dedicato gran parte degli ultimi 20 anni alla psicologia dell’uomo, al padre come iniziatore alla vita, alla relazione tra il maschio, il dono e il sacrificio di sé, alla sua spinta spirituale. Negando la quale è destinato a sprofondare nel fango, o a perdersi tra gli oggetti, le cose.
Come la metto, allora, con i padri che uccidono mogli e figli, o ne abusano, coi mariti e fidanzati che non sanno donare alle loro donne la libertà che pur loro appartiene, con quelli che minacciano: “Se mi lasci ti uccido”, e poi lo fanno? (more…)
Identità sessuale: le “etichette” che ne compromettono lo sviluppo
(Intervista a Claudio Risé, a cura di Gioia Palmieri, dal “Giornale del Popolo”, 7 dicembre 2007, www.gdp.ch)
Recentemente un manifesto della Regione Toscana, in collaborazione con il Ministero delle Pari Opportunità italiano, ha esposto un cartellone pubblicitario che mostrava un neonato con una targhetta al polso che portava la scritta: “omosessuale”, accompagnata dallo slogan: “L’orientamento sessuale non è una scelta”. Non si sono fatte attendere reazioni di sdegno, soprattutto in ambito omosessuale, dove è stata denunciata la scelta di “affibbiare” etichette per combatterne altre.
Ne abbiamo preso spunto per toccare la questione con il prof. Claudio Risé, psicoterapeuta e autore della prefazione al libro di Joseph Nicolosi: “Oltre l’omosessualità. Ascolto terapeutico e trasformazione” (San Paolo edizioni, 2007).
«Non mi sento di sostenere che la posizione omosessuale sia per forza di cose patologica o deviata. È’ una posizione che porta con sé una notevole dose di guai, ma anche quella eterosessuale non mette certo al riparo dai problemi», precisa al primo colpo lo psicoterapeuta al GdP.
«Una stupidissima campagna che fa dell’omosessualità un fatto genetico, quando non lo è, regala però a un neonato un’etichetta che non è la sua. Non perché sia infamante, ma perché un neonato avrà diritto, crescendo, di esprimere il suo orientamento sessuale senza che la Regione Toscana gliene regali uno dalla culla». (more…)
L’individuo e la relazione con una comunità d’appartenenza
Claudio Risé, da”Tempi”, 22 novembre 2007, www.tempi.it
A sinistra si discute con preoccupazione della consunzione delle categorie politiche postilluministe: l’idea stessa di destra e sinistra e, soprattutto, lo sbriciolamento degli Stati nazionali. Per inciso, non sarebbe male se anche la Casa delle Libertà desse più spazio a questi temi, tra una barzelletta e uno scorcio di autoreggente. Michele Salvati, che è uomo di sinistra intelligente e informato, in un ampio articolo sul Corriere della Sera ha segnalato lacune e superficialità di diversi libri sul tema, in particolare Destra e sinistra, di Marco Revelli.
Se ho ben capito, il ragionamento di Salvati è questo. È vero che le categorie di destra e sinistra tradizionalmente intese faticano a capire il mondo di oggi, e in particolare la globalizzazione. Il fatto è - argomenta con ragione Salvati - che «la destra e sinistra liberali, e in fondo anche socialiste, hanno sempre faticato ad affrontare problemi che trascendono l’individuo, che sono radicati in un “noi” che precede l’affermazione dei diritti individuali. Un noi nazione, comunità religiosa, etnica, culturale». (more…)
Il silenzio dei maschi abusati
Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 22 ottobre 2007
Anche gli uomini subiscono violenze sessuali. Ha stupito il caso dell’universitario aggredito e violentato da due egiziani in un parco milanese. In realtà, non è affatto un’eccezione. Presso il solo centro antiviolenze della Clinica Mangiagalli di Milano, le violenze sessuali contro uomini, quasi tutti maggiorenni, sono almeno dieci ogni anno. Ma è un numero poco rappresentativo. Infatti, come ricorda Alessandra Kustermann, la maggior parte degli uomini violentati non sporge denuncia.
A venire informati, a volte dopo molti anni, delle violenze subite dai maschi, sono psicoterapeuti, medici, sacerdoti. Quasi mai la polizia, e molto raramente i centri contro la violenza sessuale. Anche la famiglia, le mogli, i genitori, vengono tenuti all’oscuro. Tra le donne, invece, il silenzio, anche se ancora troppo diffuso, è per fortuna in forte calo. Come mai questo diverso comportamento, di fronte alla violenza sessuale? Perché le donne riescono a parlarne, ed i maschi tacciono? (more…)
L’ambizione, un talento femminile

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 15 ottobre 2007
Il cinema ri/scopre che le donne sono (anche) cattive. Esce Michael Clayton, con George Clooney che affronta una manager di ferro, disposta a tutto per il potere, e si rimane di stucco. Ma come, non erano loro le vittime, schiacciate dalla sete di potere degli uomini? Lo sono, rispondono altri, solo che ora fanno le cattive per conto dei maschi, come nel film. Le cose, però, sono più complesse. L’ambizione, e la concretezza, sono infatti, da sempre, un talento femminile.
Non sono solo i film (per esempio: Una donna in carriera, o Il diavolo veste Prada), a raccontarlo, ma anche ricerche e sondaggi, che hanno documentato come le donne che lavorano preferiscano avere superiori maschi, perché più comprensivi e meno pignoli, delle manager. (more…)
Negare Dio aiuta le dittature
Claudio Risé, da Tempi, 4 ottobre 2007, www.tempi.it
I totalitarismi odiano Dio, perché odiano la libertà che egli dà all’uomo. Sanno però usare con grande abilità la domanda religiosa che risiede nel cuore umano, per affermare il proprio potere. Il fenomeno era stato in parte già studiato, prima di tutti da Lederer, negli anni Quaranta (Lo Stato delle masse, Bruno Mondadori editore), che, prima ancora di Hannah Arendt, aveva mostrato come i regimi totalitari si fondassero sulla distruzione delle culture e delle appartenenze trasmesse dalle tradizioni (quelle di cui parla Giussani ne Il rischio educativo), la cui origine profonda è sempre religiosa, per costruire l’uomo massa, permeabile alle richieste dei capi, e del loro sistema di schiavitù.
Prima di distruggere le religioni però, i totalitarismi in statu nascenti le usano, conoscendone a fondo la forza inestinguibile. Anzi una delle leve di cui si servono per abbattere le democrazie secolarizzate nate dalle rivoluzioni borghesi del Settecento e dell’Ottocento è proprio il disprezzo che queste ultime, intrise di razionalismo superficiale e di mitologie giacobine, mostrano per il fenomeno religioso. (more…)
Misurare le donne, una fantasia inutile
Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 24 settembre 2007
Normalizzare la donna è fra le più persistenti fantasie umane. In uno dei miti più antichi, il Dio-Figlio, Marduk, getta una rete di ferro sulla Grande Dea, per costringerla a star ferma (la mobilità femminile inquietava anche allora), ma anche per vederla bene, per “prenderne le misure”. Aspirazione viva tutt’oggi, tanto che il governo spagnolo ha riempito le piazze di apposite cabine, dove le donne sono appunto invitate a mettersi in mutande e reggiseno, per farsi misurare.
Non si tratta di una fantasia esclusivamente maschile: anche alle “donne d’ordine”, come sono a volte le ministre, l’inafferrabilità ed il mistero femminile dà sui nervi. Infatti la ricerca, lanciata dal governo, è però realizzata da una donna, Angelas Heras, direttrice dell’Istituto Nazionale del Consumo. L’obiettivo, ha detto «è quello di promuovere un ideale di bellezza sana», in un Paese dove l’anoressia colpisce mezzo milione di persone, in gran parte donne. (more…)
Classi miste, o single sex
Claudio Risé, da “Tempi”, 13 settembre 2007, www.tempi.it
Negli Stati Uniti si sta ripensando alla bontà delle classi miste, e si moltiplicano le classi “single sex”, o maschili, o femminili. La ragione è semplice: la casistica ha dimostrato che maschi e femmine sono diversi, e che stare assieme, soprattutto negli anni cruciali dell’adolescenza, non serve a nessuno dei due.
L’ideologia egualitaria, intesa come assenza di differenze portatrici di valore, che aveva presieduto all’ideazione delle classi miste, ha dimostrato anche qui la sua inconsistenza. Negare la differenza non promuove nessuno, e indebolisce le specifiche qualità di tutti. La ricchezza e irriducibilità della persona umana ha, tra le sue caratteristiche, quelle specifiche del proprio genere, che (malgrado il modello uni-bisessuale annunciato come prossimo dal professor Veronesi), continua a condizionare e ispirare i comportamenti e i talenti degli umani. (more…)
La nostalgia di un padre sconosciuto
Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 17 settembre 2007
La nostalgia di un padre sconosciuto, che non ti ha iniziato alla vita, può distruggere la vita di un uomo. Aleksander, ad esempio, aspettava uomini avanti negli anni in uno dei grandi parchi della città, con una bottiglia di vodka in mano. Raccontava sempre la stessa storia: voleva berne un goccio con qualcuno, seduto su una panchina, per ricordare il cane morto da poco. Gli anziani erano colpiti da questo giovane sensibile, e dalla vodka “Veles” (un dio pastore del paganesimo russo).
Poi Aleksander, e la vodka, facevano il loro effetto. Gli uomini si ubriacavano, e il giovane li uccideva, fracassandogli il cranio. A volte infilava nella loro testa dei rametti del bosco, immedesimandosi col dio pastore (quindi guida, inziatore) Veles, cui era dedicata la vodka. Man mano che la conversazione avanzava, si sentiva loro padre. Appena arrestato ha dichiarato: «Io ero come un padre per quelle persone. Ero io che aprivo loro la porta di un altro mondo». (more…)
Non sarà l’uomo-bestia a salvarci dall’Alzheimer
Claudio Risé, da “Tempi”, 13 settembre 2007, www.tempi.it
L’autorità britannica per la fertilizzazione e l’embriologia umana (Hfea) non ha affatto deciso, come ha spiegato con la consueta chiarezza Angelo Vescovi su Il Giornale, la produzione di embrioni chimerici uomo-animale. Eppure moltissimi media hanno dato per buona la notizia, falsa. Tuttavia la Hfea ha comunque detto che deciderà se procedere ad autorizzare sperimentazioni di clonazione ibrida, su cellule animali ma con nucleo e patrimonio genetico di una cellula umana.
Neurobiologi come Angelo Vescovi hanno già spiegato perché questo non porterà da nessuna parte. Rimane però interessante, in questo delirio di chimere, vedere che significato psicologico ha, nella storia dell’uomo, la fantasia di unirsi all’animale, di mischiare elementi dei due mondi. Si tratta infatti di un’idea da sempre presente nell’inconscio collettivo dell’uomo. E presente ancora oggi, non solo nell’inconscio (e conscio) collettivo, come in queste storie di chimere inventate, lanciate con la stessa enfasi riservata allo star system, ma anche in quello personale, dove, in precisi momenti della loro vita e della loro salute mentale, gli individui sognano esseri a statuto misto, in parte uomo e in parte animale. (more…)
La corrida e il sacrificio della violenza
Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 10 settembre 2007
Abolire le corride? E’ un vecchio dilemma, periodicamente riproposto ai dirigenti politici dei due paesi europei dove si celebrano, la Spagna e la Francia. Ora la passione per cavalli e tori (e corride) del Presidente francese Sarkozy, ha rilanciato il tema in Francia, nel sud della quale i giochi violenti tra uomini e tori sono molto popolari, e fanno parte della cultura locale. Cos’è, però, veramente la corrida? Perché questa strana festa di morte ancora affascina gli esseri umani?
“Perché appaga gli istinti più violenti”, è la risposta più frequente. Non è però sicuro che sia così semplice, anche se la violenza c’entra sicuramente con la popolarità di questa festa. Però la violenza, nella corrida, è più qualcosa da riconoscere nella sua potenza, che qualcosa a cui cedere passivamente. Secondo molti, c’è insomma più “combattimento” con la violenza nella corrida, che in una partita di calcio. (more…)
La tradizione vivente nei dialetti
Claudio Risé, da “Tempi”, 6 settembre 2007, www.tempi.it
Si sta recuperando il dialetto. E’ un processo lento, e non riguarda tutti. Molti, vittime contemporaneamente della scuola fotocopie&progetti, e delle centoparole televisive, del dialetto hanno solo caricature di accenti, e l’italiano non l’hanno mai imparato. Molti altri però (racconta un’indagine Istat del 2006), lo stanno riutilizzando. Nel modo più sano, e cioè non come forma esclusiva, ma in forma mista, alternato all’italiano. Per dire cose, o esprimere concetti, che l’italiano non offre, o perlomeno non con la stessa pregnanza.
Così l’uso misto, di italiano e dialetto insieme, è passato dal 24,9% del 1988 al 32,5% del 2006. Un 7% in più che conferma che la tendenza non va verso la sparizione dei dialetti, ma verso il loro mantenimento “specializzato”, in funzione supplente della lingua ufficiale. (more…)