Divorare tutto e il vuoto resta lì
Claudio Risé, da “Tempi”, 3 luglio 2008, www.tempi.it
Ci scrive una lettrice: «Di dipendenze da internet ce ne sono di tanti tipi, io vivo quella da eccesso di ricerca di informazioni. Non mi interessano i videogiochi, chat o altro. Ma di fronte a questo contenitore infinito di dati e notizie di ogni genere continuamente cerco, guardo, studio tutto quello che posso, tutto quello che non so – un universo di cose! Ho l’ansia di non sapere, di dover rincorrere qualcosa, non so bene che cosa, ma ho paura che mi scappi».
La lettrice ha naturalmente alcune ragioni biografiche che l’aiutano in questa direzione. Racconta: «Mi piace molto leggere; non ho potuto studiare granché e questo mi pesa; faccio un lavoro solitario al computer per otto ore di fila», e così via. La trappola in cui è caduta, però, non ha origini esclusivamente (forse neppure prevalentemente), personali.
Ci sono persone estremamente erudite che hanno la stessa dipendenza, e altre cui non capita niente del genere. Si tratta piuttosto, come dimostra la sua vastissima diffusione, di una patologia che ha origine nel modello di cultura proposto dalla coscienza collettiva, col quale tutti, in un modo o nell’altro, ci troviamo a doverci confrontare. (more…)





