La vecchiaia interiore dei giovani e le mode distruttive
Claudio Risé, da “Tempi”, 29 maggio 2008, www.tempi.it
Di cosa è fatto questo essere “vecchi dentro”, come ha detto Benedetto XVI a Genova, che consuma prematuramente e progressivamente spegne la vita di molti giovani di oggi? Cos’è questa tendenza a farsi “parassiti”, come li ha definiti il parroco di Niscemi, con una parola in realtà molto precisa e pregnante?
Dal punto di vista dell’esistenza profonda, si tratta certo, come ha precisato il Papa Benedetto, del mancato incontro con Gesù. Se non vedi la via, la verità, la vita, questa avvizzisce e si spegne. Tuttavia, anche in fasi storiche meno materialistiche di quelle che stiamo vivendo, l’incontro con Dio è per un giovane sì sempre alle porte, ma anche una grazia spesso rinviata, a volte respinta da una serie di richiami “del mondo”, che ti prende, ti distrae, ti alletta e alla fine ti delude e ti svuota. Prima di svuotarti, però, c’è spesso stata una “pienezza” giovanile, sempre parziale, a volte scellerata o pazza, come nella vita e nell’opera di Rimbaud, che però illustrava anche potentemente la bellezza della vita, e la ricerca del suo senso. Perché invece oggi la scelleratezza giovanile è così stanca, mortifera, priva di energia, vecchia? “Parassitaria”, come dice l’acuto parroco? (more…)

Nicola De Martino, l’uomo che ha minacciato di darsi fuoco nel (forse primo) Telegiornale che raccontasse con rilievo una terribile storia (la sua) di padre separato dal figlio, ha mostrato l’attuale debolezza della paternità. Non è certo dopo la vittoria che si inscena una protesta spettacolare (anche se quel padre per anni ha protestato, dovunque poteva). Non davanti a un figlio che costringi a farti da padre ed a chiederti di non farlo più. Non davanti a milioni di spettatori che hanno sete di immagini mediatiche che finalmente restituiscano loro quel padre che essi conoscono, e spesso sono. Un uomo semplice e forte, che accanto a madri generose consente, con la sua fatica e buonsenso quotidiano, che la vita continui. Alzandosi la mattina, lavorando e guadagnando quanto occorre, accudendo quanto può i figli, ed educandoli quanto sa. Una figura non eroica, non spettacolare, spesso deludente rispetto ad aspettative grandiose alimentate dal sistema delle comunicazioni nelle stesse compagne, e nei figli. E tuttavia, proprio per questa sua disponibilità a sacrificare silenziosamente la propria vita, lontano dai riflettori e dai battimani, una figura grande: “il vero avventuriero”, come diceva del padre Charles Peguy, contrapposto a quelli falsi, di celluloide, della modernità.