Cambiamenti radicali tra paura ed euforia
Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 14 novembre 2011, www.ilmattino.it
Che accade nel mondo emotivo di un popolo in un cambiamento di fase e direzione politica, unito a una forte crisi economica? Qual è il modo migliore per governare gli aspetti più emotivi di questo passaggio? Quali indicazioni potrebbero dare i gruppi dirigenti del Paese per evitare traumi?
Nella psiche individuale, quando c’è un cambiamento importante, il rischio è la divisione. Quando si passa dalla situazione di figlio di famiglia al matrimonio, una parte di sé può restare attaccata alle figure dei genitori. «Separandosi» dagli aspetti della personalità che hanno voluto il matrimonio. Si crea allora una situazione pericolosa, dove la parte rimasta con la famiglia di origine, sottrae energie indispensabili alla riuscita della nuova condizione.
È dunque fondamentale che in ogni cambiamento si sottolinei l’importanza dell’unità.
Nel caso di un popolo è la sua unità affettiva e progettuale che non va spezzata, lasciando lo spazio necessario alle differenze di orientamento. Perché il richiamo all’unità sia efficace occorre però che il quadro di valori nel quale convivere sia ampio.
Nel caso prima proposto della persona che si sposa, ad esempio, è necessario che le si consenta un periodo di “allenamento” abbastanza vasto, per vivere i vecchi legami senza troppe amputazioni. Per una transizione efficace, occorre sempre una tranquilla tolleranza. Atteggiamenti rigidi o vendicativi producono spesso divisioni insolubili.
Naturalmente il problema dell’unità è ancora più delicato nel caso dei popoli con storie e culture in parte assai differenziate, come è stato il caso della Confederazione Americana tra Stati del nord e del sud, e come è anche in Italia.
Nei cambiamenti individuali profondi è molto proficua un’attenzione costante a ciò che accade attorno a sé. Ad esempio nell’adolescenza, momento di grandi e radicali cambiamenti, e quindi anche di rischio di squilibri e di crisi, è molto importante tenere gli occhi bene aperti su “cosa fanno gli altri”, “cosa succede attorno a me”, per non cadere in un atteggiamento autoreferenziale, col rischio di un distacco dal piano di realtà.
Questa verifica è però necessaria in ogni “cambio di stagione” della vita, con i nuovi equilibri.
La stessa attenzione è richiesta anche nei cambiamenti di orientamento dei gruppi e dei popoli: una costante verifica su cosa accade agli altri, su come si stia movendo il mondo, soprattutto quello più vicino a noi. Non per conformismo, ma per rimanere aderenti alla realtà, e capaci di rispondere in modo adeguato alle sfide che essa continuamente pone, sia alle persone che ai popoli.






Ciao Claudio,
in tema di grandi cambiamenti, ho conosciuto ieri a Torino Geminello Alvi, che ha presentato il suo ultimo libro “Il capitalismo.” con una analisi della realta’ economica e dei valori cristiani che sottende una crescita sana del capitalismo di impresa, dell’imprenditore liberale, contrapposta al capitalismo (che preferisco chiamare la finanza del debito) dello stato marxista oggi diventato omologante nel mondo globale. Mi ha fatto molto piacere trovare una persona colta e preparata, che finalmente dice la verita’. Te lo consiglio vivamente come lettura per il cambiamento.
A presto
Marco
Comment by Marco Baldassari — November 16, 2011 @ 2:04 pm
Ciao Marco, Geminello Alvi ha spiegato bene in vari suoi interventi come economia del dono ed economia di mercato appartengano al medesimo campo (quello della libertà), contrapposto al campo dello statalismo e del “crony capitalism” (il contrario del free market).
Paolo
Comment by Paolo — November 16, 2011 @ 5:37 pm
Geminello Alvi è uno dei pochi, grandi economisti italiani viventi, dotati di visione competenza e autentica conoscenza; non inghiottito dal tecnicismo e dalla miopia. Ciò, purtroppo, non mi sembra adeguatamente apprezzato dal sistema delle comunicazioni di massa. Lui però- e anche questo è molto apprezzabile - non mi sembra affatto indignato, né sorpreso. Davvero bravo! Claudio
Comment by Redazione — November 17, 2011 @ 6:46 pm
La domanda è, in un mondo globalizzato dove ormai il capitalismo d’impresa sembra essere una roba d’altri tempi demandato alla Cina e ai paesi emergenti mentre quello della finanza che “tanti lutti addusse agli europei” trionfa, come fare a tornarci, coi relativi valori cristiani e coesistenza dell’economia del dono?
armando
Comment by armando — November 17, 2011 @ 9:57 pm