Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 31 agosto 2009, www.ilmattino.it

Stavolta si torna davvero. Nel giro di 15 giorni saremo tutti ai nostri posti, giovani e adulti. Non sarà proprio una passeggiata. Lunghe o corte, riuscite o problematiche, le vacanze ci hanno comunque abituato a produrre di meno, a dedicarci a quello che vogliamo noi, più che a quello che ci viene richiesto dagli altri, a lasciare la mente più libera, più disponibile a raccogliere l’intuizione o il desiderio del momento. Adesso tutto questo è finito. Come affrontare questo cambiamento?
Far finta di nulla non serve. La fatica, il disappunto, l’insicurezza, rifiutati dalla coscienza, scivolerebbero nell’inconscio, e da lì riapparirebbero sotto forma di brutti sogni (nel caso migliore), o, più spesso, di cattivo umore, depressioni, gastriti, ed altro. Meglio dunque guardare in faccia la realtà, compresa la nostra nostalgia del far niente, e cercare il modo di stare il meglio possibile. Come?
La risposta suggerita dall’osservazione degli stati di malattia e disagio, o di ritrovato benessere è: ritrovare la passione. Il rientro dalle vacanze non si risolve col riprendere silenziosamente il proprio posto, cercando di farci notare il meno possibile per diminuire le richieste degli altri, capi, insegnanti o genitori. Il modo giusto è, al contrario, quello di alzare noi stessi l’ostacolo, proponendoci obiettivi più interessanti, appassionanti, per solito i più difficili. Gli obiettivi cui di solito ci sottraiamo “per non aver grane”, per non impegnarci.
Non è solo il ragazzino che, come dice ancora qualche maestra ai genitori: potrebbe dare di più, ma non si applica. Anche in ogni adulto sonnecchia un ragazzino pigro, raccontandosi di non voler far fatica, ma che in realtà teme di incontrare energie sconosciute, di cui in fondo ha paura, anche perché le tiene sempre a distanza, trattandole come una zona oscura e misteriosa. E’ quella, invece, la zona delle sue qualità profonde e delle sue possibili passioni, su cui potrebbe fondare una vera autostima, e progetti motivati.
Il rientro dalle vacanze, con la sua naturale fatica a ricominciare tutto come prima, ed anche con le preziose forze accumulate durante il riposo estivo, è allora il momento migliore per cambiare tutto. E dunque per finirla con l’abituale (e depressiva) politica del risparmio energetico, e lasciare invece spazio alla nostra capacità e voglia di scoprire e di fare, insomma per accettare una buona volta di appassionarci a ciò che facciamo.
Aprire la strada alla passione è anche l’occasione opportuna per smontare le collaudate difese di cui ci siamo convinti, nel tempo, proprio per mettere invisibili reti protettive tra noi e la realtà: la supposta antipatia dei superiori e/o dei colleghi, la scomodità dei luoghi, la noia della giornata. Sono tutte perfezionatissime costruzioni mentali che possono però sciogliersi come neve al sole, se soltanto diventiamo abbastanza coraggiosi da lanciare, o raccogliere, un sorriso, un’idea, un progetto. Potremmo allora accorgerci con sorpresa che in fondo nessuno ce l’ha con noi, che il solito ufficio o aula può essere anche un veliero lanciato nel mondo, che possiamo divertirci in ciò che facciamo, anziché contare i minuti primi della pausa, o del ritorno a casa.
Questa trasformazione però richiede un atto di generosità da parte nostra, ci chiede di esserci davvero, là dove siamo, al lavoro, a scuola in famiglia. Non temiamo di spenderci: è il modo migliore per arricchirci. E il momento giusto per farlo è proprio questo: quando vorremmo essere da tutt’altra parte, ma non abbiamo scelta. Siamo con le spalle al muro: profittiamone.