Claudio Risé, da “Avvenire”, 31 luglio 2009, www.avvenire.it

L’Italia non è in declino, ha rassicurato il ministro dell’Economia. Una valutazione che fa piacere. Per dare piena fiducia, tuttavia, essa va incrociata anche con dati non specificamente economici, considerati ovunque significativi del livello di sviluppo e di dinamismo di un Paese.
Tra questi, molto importanti quelli relativi al consumo di droghe. Un Paese drogato si sviluppa meno, e in modo meno solido. Non solo per i costi sanitari altissimi indotti a medio e lungo termine dalla fetta di popolazione intossicata; ma per la minor vitalità che l’uso di droghe produce sia sul piano dell’iniziativa (anche economica) che su quello cognitivo (ricerca e innovazione) e affettivo (stabilità delle relazioni, estraneità alle devianze). Molti dei guai del capitalismo più recente, da aziende pessimamente dirette negli anni ’70 all’ultima crisi economica, hanno tra le loro caratteristiche l’uso di droga da parte di alcuni fra i loro protagonisti.
Inquieta, dunque, che anche l’ultimo World Drug Report dell’Onu segnali il continuo aumento dell’uso di droghe in Italia, arrivando a dedicare un apposito paragrafo al fenomeno (specificatamente italiano) del raddoppio nell’uso di cannabis e suoi derivati. La droga più usata nel mondo, il cui costo non diminuisce ma cresce, il trampolino di lancio verso tutte le altre droghe. Alcol compreso, recente piaga giovanile, di cui ci si è finalmente accorti negli ultimi mesi.
«Non è simpatica la posizione italiana rispetto agli altri Paesi europei per quanto riguarda l’uso di cannabis – ha affermato Antonio Costa, direttore dell’Ufficio delle Nazioni Unite per il contrasto alla droga –. L’Italia è l’unico Stato che mostra dati in crescita».
Il rapporto dell’Onu infatti, dopo aver segnalato la netta diminuzione in atto nell’assunzione di cannabis nei grandi Paesi sviluppati (in testa i giovani inglesi fra i 16 e i 24 anni con un meno 37% nell’ultimo decennio), e l’inizio di diminuzione nei Paesi dell’Est (Repubblica Ceca, Slovacchia e Polonia) che avevano preoccupato negli ultimi anni, presenta il caso italiano: «La situazione è diversa in Italia, dove il tasso di consumo di cannabis tra la popolazione dai 16 ai 59 anni è più che raddoppiato negli ultimi anni, passando dal 7,1% nel 2003 al 14% nel 2007. L’Italia è dunque diventata il maggiore mercato europeo della cannabis, con circa 5,7 milioni di utilizzatori nel 2007, su un totale di circa 30 milioni di utenti di cannabis nell’intera Europa. Questo riflette, tra l’altro, l’ampia disponibilità di erba di cannabis proveniente dall’Albania e dall’Olanda, e la crescente produzione domestica dal Sud Italia».
Sono dati che, sommati alla continua crescita del consumo di cannabis nei Paesi poveri e in via di decollo, e al progressivo disinteresse per questa e per le altre droghe negli Stati a più forte sviluppo industriale e scientifico, gettano un’ombra pesante sulla qualità e solidità dello sviluppo nel nostro Paese. E accompagnano anche gli aspetti più poveri e scomposti della sua scena politica.