La crisi del dono. La nascita e il no alla vita
E’ uscito il nuovo libro di Claudio Risé: La crisi del dono. La nascita e il no alla vita (San Paolo Edizioni, 2009)
(Dalla quarta di copertina)
Sconfiggere l’aborto e i suoi orrori, legalizzati o illegali, significa prendersi la responsabilità di rifiutare la tentazione regressiva ed onnipotente, della conservazione dell’esistente, aprendosi al nuovo che ogni giorno nasce e ci chiede accoglienza ed amore.
Significa accettare di donarci a lui, al bimbo che viene nel mondo, anziché sacrificarlo al nostro piacere, ma soprattutto al nostro, soltanto immaginato, potere sulla realtà, che invece nella sua incessante trasformazione, ci oltrepassa e ci trascende, in ogni momento.
Queste pagine sono state scritte per favorire un’apertura al cambiamento, che aiuti ognuno di noi a rifiutare la nostra (spesso inconscia) consuetudine abortiva nei confronti della vita e della sua continua trasformazione.
(Dalla Premessa)
L’aborto non è solo materia di cronaca quotidiana, e di battaglia politica. Esso non inizia, come è noto, con le leggi che lo legalizzano, così come non era un delitto “come un altro” quando era considerato un crimine. La polemica politica sull’aborto è quindi giusta, ma quasi sempre inadeguata. Perché lo considera soprattutto come un fare male, un malaffare, senza indagare la sua natura in quanto malessere, essere nel male, in una situazione di forte disordine e disagio. Per la precisione in quella patologia che porta a rifiutare uno dei tratti più caratteristici della vita umana: il continuo cambiamento, e la sua continua trasformazione, in incessante sviluppo, dalla nascita fino alla morte.
Questo tratto dinamico della vita dell’uomo è particolarmente difficile da accettare nel disagio psichico forse più diffuso oggi: le nevrosi e psicosi ossessive, accompagnate dalle fantasie di controllo totale della realtà, e nutrite dalla celebrazione acritica dell’onnipotenza tecnoscientifica svolta dalla comunicazione di massa.
Il momento dell’esistenza più rappresentativo dell’irruzione del cambiamento, dell’avvento del nuovo, è quello della nascita. Ed è appunto contro la nascita, per impedirne la realizzazione, che si compie e legittima l’aborto, così come le troppo trascurate forme di infanticidio, banalizzate in classificazioni e diagnosi riduttive.
Nel dibattito sull’aborto come evento individuale, rappresentativo o no della libertà e dei diritti di chi lo compie, viene inoltre oscurato il significato che l’autorizzazione alla soppressione del bambino ha per la società: tema invece che i materiali dell’inconscio collettivo (scritture religiose, leggende, miti), hanno ripetutamente affrontato, proprio perché centrale per la comunità, oltre che nell’esistenza individuale.
L’esperienza religiosa, e la norma che essa ispira, si avvicina più del dibattito politico e di costume all’“essenza” delle diverse forme di soppressione della nuova vita. Riferendosi direttamente alla legge naturale di accoglimento e difesa della vita, la religione infatti si svincola dalle contingenze delle polemiche storico-sociali, e coglie con stabile profondità le radici antivitali dell’azione contro il bimbo, così come le conseguenze mortifere generate anche in chi lo compie, e nella comunità in cui esso avviene. La piena comprensione del dramma dell’aborto, e della vicenda di uccisione del figlio, del nuovo essere umano che in esso si compie, ci chiede tuttavia un ulteriore profondo sforzo per svincolarci dagli aspetti strumentali della polemica politica, e dall’effetto fatalmente banalizzante della comunicazione mediatica. È necessario allora ricollocare questa tragedia, con la sua forza lacerante e il suo preciso profilo psicologico, lungo tutta la storia della psiche umana, e nelle più profonde narrazioni che la rappresentano. […]
Quello che segue è dunque soprattutto il tentativo di delineare una prospettiva finora solo a tratti visibile nella lotta antiabortista, pur appassionata e sacrosanta. Che tuttavia, non approfondendo lo sfondo più ampio delle sue ragioni, rischia di indebolire i propri forti argomenti.
L’aborto non nasce solo dalla malvagità o distrazione individuale, o dall’opportunismo di gruppi politici inconsapevoli o irresponsabili. Esso affonda le sue radici in un terreno psicologico, cognitivo ed affettivo molto più vasto, ed è alimentato dalla maggiore tentazione regressiva da sempre presente nella psiche umana: quella di uccidere il nuovo, lo sviluppo, il cambiamento, appena comincia a prendere forma. Prima che nasca, e ti costringa a cambiare con lui. [continua]






“Esso affonda le sue radici in un terreno psicologico, cognitivo ed affettivo molto più vasto, ed è alimentato dalla maggiore tentazione regressiva da sempre presente nella psiche umana: quella di uccidere il nuovo, lo sviluppo, il cambiamento, appena comincia a prendere forma. Prima che nasca, e ti costringa a cambiare con lui.” Come Erode praticamente…
E’ vero. è proprio questo il punto, che intuivo, e che lei ha perfettamente esplicitato…tutte le argomentazioni successive (feto=vita animale, non umano, non formato,ecc..)sono la teorizzazione, in via di principio, della possibilità che il bambino, puoi anche non accoglierlo. E che questo sia stabilito in via di principio (non si sta parlando di una famiglia che non sa dove sbattere la testa in condizioni particolari e gravi, e fa scelte sbagliate per la disperazione, ma appunto in via di principio), non mi sembra niente di buono..tempo fa curavo un blog sull’aborto ed è vero tutte le argomentazioni a favore dell’aborto miravano ad assicurare, a chi volesse, la possibilità di non cambiare la propria vita (o forse, di non lasciarsela cambiare)….
Comment by Furbizio — April 20, 2009 @ 8:18 pm
Infatti, caro Furbizio. Impossibile capire cos’è veramente l’aborto, senza vedere cos’è davvero, simbolicamente, psicologicamente, e concretamente, la nascita del bambino. La nascita trasforma il mondo, a cominciare dalla vita dei genitori del bambino, che inizia già a cambiare quando avviene il concepimento. L’aborto, l’infanticidio, le leggi per uccidere i bambini (anche prima di Erode, come racconto nel libro), sono tutti tentativi dell’Ego di bloccare il continuo cambiamento, la trasformazione personale e del mondo in cui siano immersi. E, naturalmente, anche lo scorrere della vita. L’universo abortista cerca di imbalsamare il presente, di eternizzarsi.Narcisismo, delirio di onnipotenza, smania di potere, di tutti questi elementi è impastata la cultura dell’aborto. Il terreno in cui nasce è appunto quello della generale crisi del dono: non sappiamo più donare/rci veramente, neppure a noi stessi (sappiamo comprare, ma non donare). E il concepire, far nascere, e crescere un bambino, è un dono. Non a caso lo si vuole comprare ( da uteri in affitto, seme di altri, etc), ma non più donarlo al mondo, e a lui stesso. Grazie, claudio
Comment by Redazione — April 21, 2009 @ 9:45 am
Parlando per me e per la mia esperienza, io l’aborto non sono mai riuscita a concepirlo, a causa del mio modo di essere (non solo di pensare). Nel senso che per me non è appena una cosa sbagliata, è proprio una cosa impossibile da considerare. Mi spiego (anche se non credo mi riesca granché): ho avuto tre figli e ogni volta, alla scoperta della loro esistenza - bimbetti di pochi millimetri che stavano già al mondo dentro la mia pancia - mi prendeva una gioia così grande per l’esistenza di queste nuove vite che la felicità per il loro esserci ha sempre sovrastato tutto. Ed è sempre stata una gioia oltre le mie credenze o i miei valori: una gioia della mia natura, non “della testa”, dei miei pensieri.
Anche ora - con tre figli dai tre ai tredici anni, un lavoro di otto ore fuori casa e tante spese - la prospettiva di un’eventuale altra gravidanza mi spaventerebbe, sì, per le inevitabili difficoltà e responsabilità che la ragione non può non vedere, ma so che porterebbe immediatamente con sè una felicità così grande che un altro bimbo l’ospiterei con la massima gioia.
Secondo me questa gioia per la vita di un altro non è incoscienza, non è mancanza di ragione, è semplicemente un segno che mi trovo dentro che serve a dirmi che la vita ha un valore infinito, che vale più di qualsiasi cosa e di qualsiasi fatica.
c
Comment by Claudia Capitani — April 21, 2009 @ 1:44 pm
L’indice del libro è ora disponibile sul sito di Claudio Risé, al seguente indirizzo:
http://www.claudio-rise.it/crisi/indice.htm
Comment by Redazione — April 24, 2009 @ 5:11 pm
La crisi del dono - La nascita e il no alla vita
Sto leggendo con molto interesse il recente libro dello psicanalista Claudio Risé, La crisi del dono, mi ha colpito soprattutto perché descrive un fenomeno terribilmente diffuso: la paura della novità e del cambiamento. Paura assol
Trackback by Anna Vercors — September 27, 2009 @ 11:18 am