Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 2 febbraio 2009, www.ilmattino.it

C’è un aspetto inquietante nella rissa sulla canzone di Povia per Sanremo, dedicata a Luca, che era gay, e ora non lo è più, e gli va bene così. Preoccupa la richiesta di proibire che si parli di gay che vogliono cambiare il proprio orientamento, e lo fanno. Narrare il percorso contrario, da etero a omosessuale, è invece visto come atto liberatorio, come viene detto con i premi al film Brokeback Mountain e a narrazioni simili, in libri, o film. Ma non c’è qui una (nuova) discriminazione?
La persona discriminata, quella di cui non si può parlare (perché la sua esistenza rompe gli schemi), in questo caso non è più il gay, ma l’ex, quello che ha cambiato il proprio orientamento sessuale. Eppure queste persone esistono, e il mettere il silenziatore alle loro storie priva anche le altre di una parte di libertà, se non altro di informazione.
La richiesta di togliere la canzone dal festival, quindi, mette in pericolo proprio ciò che dice di difendere: la libertà sessuale, di cui la libertà di parlare senza pregiudizi della sessualità è parte integrante.
Freud, fondatore della psicoanalisi, ricordava che «le pulsioni non sono né buone, né cattive», e come tali vanno trattate. In una società aperta il problema non è che sessualità hai. Però come la vivi, come ti trovi con un certo orientamento sessuale sì, può essere un problema. Tanto è vero che l’Organizzazione mondiale della sanità riconosce nel suo manuale diagnostico che l’«orientamento sessuale indesiderato» è un disagio psicologico, e chi ne soffre va aiutato a superarlo, se lo chiede.
Si sa che in terapia vengono spesso persone che vivono la loro affettività e/o sessualità con le donne, ma non ne sono soddisfatti. Il terapeuta accoglie questo disagio, spesso copertura di un’omosessualità latente, che viene così riconosciuta. Accade però anche il contrario, che cioè si presentino persone con comportamenti o fantasie omosessuali, ma che ne sono disturbate. Per varie ragioni. A volte questo orientamento è nato con un abuso, da cui la persona vuole ora liberarsi; a volte si è formato in mode e comportamenti collettivi seguiti nell’adolescenza; a volte, semplicemente ci si è innamorati di una persona dell’altro sesso.
Il solito Freud, ad esempio, riteneva che la bisessualità fosse comune; e che ognuno poi si orientasse sulla base delle proprie esperienze affettive precoci, e dei propri obiettivi. In tutte le culture e società, del resto, gli orientamenti sessuali non vengono considerati come unici, e stabili per tutta la vita.
La parola omosessuale nasce solo nel 1860, sotto la passione classificatoria del positivismo, e solo più tardi ancora si scopre l’«eterosessuale». È il Novecento (l’epoca dei regimi totalitari), che mette i cittadini in una casella sessuale specifica, e chiede che ci rimangano. Sono Hitler e Stalin che mandano gli omosessuali nei campi di sterminio, e nei gulag.
L’eurodeputato Vittorio Agnoletto ha presentato un’interrogazione alla Commissione europea, chiedendo all’esecutivo Ue se la canzone «Luca era gay» non violi il Trattato istitutivo della Comunita’, la Carta dei diritti fondamentali, la Convenzione per i diritti dell’uomo e che la Commissione eviti tale violazione, e impedisca appunto l’esecuzione della canzone.
Chi ha a cuore il benessere delle persone deve certamente opporsi a ogni discriminazione. Quelle che colpiscono gli omosessuali, come quelle dirette contro gli ex gay, che con la loro presenza disturbano una sessualità «normalizzata», in stabili gabbie, organizzate come partiti.
La sessualità è il luogo dell’inquieta ricerca dell’altro. Da tutelare.