Lezioni per battere il tabù dello spinello
Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 2 giugno 2008, www.ilmattino.it
L’Italia, con Malta, è ormai l’ultimo paese europeo in quanto lotta alla droga. Non siamo riusciti a diminuire i consumi, e neppure a rallentare i ritmi di incremento. I rapporti dell’Onu, e dell’Osservatorio europeo sulle droghe, hanno ripetutamente deplorato i nostri risultati. Di fronte allo sterile agitarsi dei nostri politici, che unici al mondo ancora dibattono se la cannabis faccia o no male, qualche preside ha lanciato un’idea: diamo la parola in classe ai drogati cronici.
È successo a Treviso, dopo la scoperta di collette in classe per i fondi per l’acquisto di spinelli. Undici ragazzi dai 16 ai 19 anni sono stati denunciati per detenzione e spaccio di droga, trenta sono stati segnalati in prefettura come assuntori abituali, due portati direttamente in comunità.
L’operazione «Zero in condotta» ha coinvolto liceo classico, scientifico, magistrali, scuola di recupero, e università. Era nata dopo qualche controllo prima delle gite scolastiche, in cui gli agenti avevano trovato di tutto, ma soprattutto hashish. «Fumiamo tutti», hanno dichiarato tranquillamente ragazzi e ragazze. I giovani raccontano che i professori non hanno mai parlato in classe dei danni della droga. Ha detto uno dei rappresentanti degli studenti: «La droga è uno dei tabù che ci sono a scuola, come la politica. I professori e i presidi ci dicono: ”non fatelo, sennò viene il cane antidroga”, mai: non fatelo perché vi fa male».
Eppure le grandi organizzazioni internazionali, a cominciare dall’Organizzazione mondiale della sanità, gli Istituti nazionali per la salute, come l’Istituto superiore di sanità in Italia o quelli di Francia, Inghilterra, Spagna, Olanda (paesi quanto mai liberali), hanno da tempo documentato i danni fisici e psichici della cannabis, che, soprattutto quando assunta già prima dei 15 anni, aumenta enormemente i rischi di psicosi o schizofrenia.
Psichiatria e neuroscienze di tutto il mondo hanno accuratamente documentato tutto, da tempo. Allora perché i «prof», come li chiamano tra l’affettuoso e il derisorio gli allievi, non ne parlano? Molti perché non hanno mai letto niente di serio e aggiornato in materia; molti perché, come appunto denunciano i ragazzi, considerano «il fumo» un tabù: sociale, politico, di costume. Parlarne male è considerato «politicamente scorretto», antiquato, bigotto; tutte cose temute dai «prof» che cercano soprattutto l’alleanza e la complicità coi ragazzi. Soprattutto, però, li obbligherebbe a informarsi prima, uscendo dai sentieri battuti dei luoghi comuni. Allora ecco la proposta del preside Otello Cegolon, dirigente dell’Istituto magistrale Duca degli Abruzzi di Treviso. «I giovani non conoscono la portata reale del danno. Portiamo allora nelle classi i drogati cronici, che facciano vedere ai ragazzi cosa producono le sostanze che prendono con tanta leggerezza».
Il preside pensa ai drogati di roba pesante, che, certo, forniscono testimonianze sconvolgenti. Ma, come hanno spiegato i maggiori psichiatri italiani, a cominciare da Giovanni Battista Cassano, fin dal 2001, i normali reparti di psichiatria si sono ormai riempiti, da anni, anche di consumatori di cannabis e amfetamine che, oltre a fornire oltre l’80% dei futuri acquirenti di cocaina ed eroina, trasformano gli adolescenti, in Italia come altrove (ma peggio che altrove, perché non hanno informazioni sui rischi) in pazienti psichiatrici.
Mettiamo dunque questi nuovi folli in cattedra a raccontare la loro esperienza. Rimedieranno al vuoto informativo dei professori troppo conformisti nei confronti della leggenda rosa delle droghe «buone».






Sono daccordo sul fatto che la prima necessità sia quella di diradare i dubbi, che ancora incredibilmente resistono, sugli effetti negativi di queste droghe. Mi sembra però ancora più importante mantenere al centro dell’attenzione ciò che secondo me è l’origine del problema e che descriverei come una mancata affezione alla realtà. Questo perchè possiamo star qui a parlare degli effetti dell’hashish, piuttosto che dell’alcool o altro, senza aver chiaro quale preziosità, questi danni, vadano ad intaccare. Uno che vuole tenersi a distanza dalla realtà mette in secondo piano gli “effetti collaterali”. Il suo obiettivo è staccarsi dalla realtà e semplicemente lo persegue. Al contrario, uno che è affezionato alla realtà, fa di tutto per percepirla in modo più lucido possibile e sicuramente non và a farsi un cannone! Questo perchè il suo obiettivo allacciarsi alla realtà e semplicemente lo persegue. Perciò io anteporrei domande del tipo: cos’è che (fin dalla scuola!…) ci educa ad odiare la realtà? Perchè i “prof.” non ce ne parlano? Con quale criterio ci si assume la responsabilità di educare 25 persone (per classe)? Si, ok, la canna fa male; ma a che cosa? C’è qualcuno che mi faccia vedere che fa male alla mia capacità di imparare, di scegliere, di desiderare e qundi di vivere? Esiste qualcuno che mi dica perchè dovrei rimanere attaccato alla realtà? Se no cosa studio a fare? Non ha più senso neanche studiare.
Comment by Denis — June 3, 2008 @ 8:23 am
Egregio professore,
sono un ragazzo di 25 anni che ha a che fare, per quel che è possibile, con la formazione di alcuni giovani e devo ringraziarla per il prezioso libro che ci ha regalato sulla cannabis. Ci ha fornito molti spunti di riflessione ed informazioni per far comprendere i mali di questa droga.
Ho solo alcune domande da porle al riguardo, sperando di non farle perdere tempo ed avvisandola che presto darò un’occhiata alla sitografia per vedere se là torverò le risposte che cerco (ho finito ieri il libro e non ho ancora avuto tempo…).
1) nel libro ci sono molti dati sul male che questa droga può fare se assunta almeno una volta a settimana. Molti miei amici la fumano occasionalmente e sul libro ho trovato i danni che anche questo tipo di assunzione può fare, ma, se non ho letto male, si limitano ai pericoli alla guida, al rischio di infarto e al rischio, data la persistenza del principio attivo nell’organismo, di ricercare la dose anche senza accorgersene, magari un mese dopo, quando il thc è stato smaltito. Ci sono altre controindicazioni?
2) E’ la grande obiezione che fanno sempre e che mi crea qualche difficoltà a rispondere, anche dopo aver letto il vostro libro. Che differenza possiamo trarre fra cannabis ed invece sostanze legali come tabacco ed alcol? Ho letto delle campagne di prevenzione globale e mi vedono favorevole; tuttavia chi mi conosce mi pone sempre l’obiezione: ma tu rinunceresti al tuo bicchiere di vino (o due…) a pasto, o con gli amici, o ad accenderti la pipa la sera? La mia risposta è no, perchè non mi sento per ciò “drogato” (spero di non avere qualche problema grave, come i miei amici fumatori di cannabis che non riconoscono il problema…). Insomma quale differenza c’è fra queste sostanze (nel libro ho trovato solo che 1 canna sta a 4-5 sigarette…) e quelle legali? Come posso rispondere a chi mi dice che una sbronza è peggio di una canna? Lei pensa ci sia una differenza o sono io che sbaglio? (alcolismo a parte, naturalmente).
La ringrazio per l’attenzione e per i suggerimenti che vorrà darmi. Le rinnovo la stima per questo libro che proporrò di certo ai miei ragazzi e conoscenti, oltre che ad altri educatori. Grazie di cuore!
Stia bene!
Lorenzo
Comment by lorenzo — June 4, 2008 @ 2:58 pm
Regional Brain Abnormalities Associated With Long-term Heavy Cannabis Use
Murat Yücel, PhD, MAPS; Nadia Solowij, PhD; Colleen Respondek, BSc; Sarah Whittle, PhD; Alex Fornito, PhD; Christos Pantelis, MD, MRCPsych, FRANZCP; Dan I. Lubman, MB ChB, PhD, FRANZCP
Arch Gen Psychiatry. 2008;65(6):694-701.
Context Cannabis is the most widely used illicit drug in the developed world. Despite this, there is a paucity of research examining its long-term effect on the human brain.
Objective To determine whether long-term heavy cannabis use is associated with gross anatomical abnormalities in 2 cannabinoid receptor–rich regions of the brain, the hippocampus and the amygdala.
Design Cross-sectional design using high-resolution (3-T) structural magnetic resonance imaging.
Setting Participants were recruited from the general community and underwent imaging at a hospital research facility.
Participants Fifteen carefully selected long-term (>10 years) and heavy (>5 joints daily) cannabis-using men (mean age, 39.8 years; mean duration of regular use, 19.7 years) with no history of polydrug abuse or neurologic/mental disorder and 16 matched nonusing control subjects (mean age, 36.4 years).
Main Outcome Measures Volumetric measures of the hippocampus and the amygdala combined with measures of cannabis use. Subthreshold psychotic symptoms and verbal learning ability were also measured.
Results Cannabis users had bilaterally reduced hippocampal and amygdala volumes (P = .001), with a relatively (and significantly [P = .02]) greater magnitude of reduction in the former (12.0% vs 7.1%). Left hemisphere hippocampal volume was inversely associated with cumulative exposure to cannabis during the previous 10 years (P = .01) and subthreshold positive psychotic symptoms (P
Comment by ivano — June 4, 2008 @ 10:03 pm
Segnalo questo link in cui sono presenti molti studi aggiornati sul pericolo cannabis per adolescenti
http://www.sciencedaily.com/releases/2008/06/080602160845.htm
Comment by samubrac — June 6, 2008 @ 11:11 am
Caro Lorenzo, rispetto alla domanda 1 che tu poni, è senz’altro importante che tu dia un’altra occhiata al libro “Cannabis. Come perdere la testa e a volte la vita” di Claudio Risé, dove troverai un’ampia bibliografia con le ricerche più aggiornate fino alla data di edizione del libro, oltre che una ricca sitografia che ti permetterà di rimanere aggiornato sul tema mediante lo studio delle fonti più autorevoli (che offrono solitamente un sistema di informazione periodica tramite newsletter). Esaminando il libro Cannabis vedrai però che gli effetti negativi della cannabis vanno ben oltre quanto sopra hai riportato. Di particolare importanza sono il capitolo 5 sulle gravi conseguenze riportate dai bambini la cui madre ha usato cannabis in gravidanza (fatto non raro), riportate dai maschi a livello di indebolimento della capacità di dare la vita/infertilità (su cui nel blog di Risé trovi un interessante saggio appena pubblicato), e il cap. 6 in cui viene presentato tutto quanto la ricerca ha indicato sui danni riscontrati sul corpo, il cervello e la psiche degli adolescenti che incorrono, come presentato anche da vari articoli di giornale nella voce di direttori di dipartimenti ospedalieri di psichiatria, in gravi disturbi mentali di tipo acuto o cronico. E ancora il cap. 7 in cui è chiaro ormai quanto la cannabis, la droga più diffusa tra i giovani nelle scuole, può inficiare il percorso scolastico devastandolo, fatto ben noto a chi fa l’insegnante. Non ultima la ricerca presentata in questa pagina (e oggi dal Corriere della Sera) sulle malformazioni organiche riscontrate sul cervello di chi ha fatto uso prolungato di cannabis: malformazioni a livello dell’ippocampo e dell’amigdala. Peccato che queste cose i farmacologi italiani le vadano dicendo da tempo, ma nessuno li ha mai ascoltati. Antonello Vanni
Comment by antonello — June 8, 2008 @ 4:35 pm
Caro Lorenzo, rispetto alla domanda 2, ti dirò che anche a me spesso, presentando il tema nelle scuole ai ragazzi o ai genitori, capita di sentire la stessa obiezione: sì, ma le sigarette…e l’alcol. A cui sarebbe il caso di aggiungere ora i vari energy drinks con sostanze strane su cui, in vista dell’esame di maturità, ha preso posizione contraria anche il Dronet. La mia risposta è sempre molto serena: il fatto di presentare i danni della cannabis non toglie nulla alla verità sui danni che possono fare alcol e sigarette. La differenza è che su quelli da tempo se ne parla, anche se da quello che vedo lo si fa con grande ipocrisia e incoerenza (e l’incoerenza in educazione è sempre devastante). Basti pensare che fino a 16 anni i ragazzi non potrebbero neppure acquistare le sigarette ma già dalla terza media li vedi fuori dalla scuola che fumano o nei supermercati a comprare prodotti alcolici che devono ai giardinetti. Il fatto però è che dei danni della cannabis non si parla o si banalizza: se vai su google e metti cannabis trovi molte più info che inducono al consumo (semi, gadgets, links a siti prodrug, enciclopedie on line di dubbia serietà) o celano l’ampio ventaglio di info e aggiornamenti su questa droga. E questo si traduce in una privazione della libertà dei giovani: sa scegliere davvero solo chi sa e può “paragonare tra”, magari in relazione ai vantaggi e svantaggi che possono derivarne al suo progetto di vita.
Una seconda cosa che ho imparato è togliere il concetto di “questo è peggio di quello”. Preferisco dire “diverso”: ogni sostanza psicoattiva produce danni all’organismo, ma in modo diverso. La cannabis, rispetto ad alcol e sigarette (pur condividendo alcuni aspetti nei meccanismi del cervello), produce danni diversi: ad esempio le sigarette non danneggiano l’amigdala e l’ippocampo ma la cannabis sì. Dunque bisogna insegnare ai ragazzi, sempre in vista della libertà, a saper cogliere la diversità del reale (la totalità, diceva mi pare Luigi Giussani) e magari, come invece ha spiegato Risé nei suoi libri sul mondo selvatico (cfr. Il Maschio selvatico, Red Ed.) a conoscere davvero il mondo della natura di cui siamo completamente ignoranti. Un’altra tipica obiezione infatti è: la cannabis è naturale quindi fa bene o, alla meno peggio, fa meno male. In realtà non è detto che ciò che appartiene alla natura sia buono tout court. Basta pensare all’arsenico. E anche questo è un punto su cui battere: conoscere davvero la realtà, scientificamente, al di fuori delle ideologie o dalle immagini proposteci da un passato o da un presente che ai ragazzi appare entusiasmante ma è, come le sostanze che “sponsorizza” con grande gioia dei mercanti di droga, a volte molto infido.
Tu comunque fai conoscere con decisione e fiducia queste cose ai ragazzi: in alcune scuole Cannabis è stato integrato come libro da leggere insieme e vari Presidi hanno diffuso l’opuscolo dei Dieci consigli per il non uso che puoi scaricare in www.claudio-rise.it nella sezione del libro.
Antonello Vanni
Comment by antonello — June 8, 2008 @ 5:04 pm
Cari amici, credo che dal punto di vista educativo, sia fondamentale ricordare sempre ai nostri ragazzi che, come hanno dimostrato anche recenti inchieste giudiziarie, il consumo di cannabis e droghe finisce col finanziare il terrorismo islamista ed antioccidentale.
A proposito di cannabis e guerra (l’esatto contrario della “droga della pace” come è stata falsamente chiamata), vi segnalo anche quel che accade in Libano:
I produttori di hashish vogliono la guerra civile
in: http://www.osservatoriodroga.it/article.php3?id_article=218
Comment by Matteo — June 21, 2008 @ 4:50 pm
La ricerca scientifica europea presenta dati che continuano a confermare quanto detto nel suo libro Cannabis
http://ec.europa.eu/research/research-eu/pdf/research_eu_54_en.pdf
‘Brain cannabis’
connects neurons
Our brain naturally secretes
molecules similar to
tetrahydrocannabinol (THC),
which is the active substance in
cannabis. Like THC, these
endocannabinoid compounds
latch onto the CB1 receptors of
the nerve cells. According to a
Euro-American study partially
financed by the European Union,
this ‘brain cannabis’ plays a
significant role in the formation of
neuron connections during foetal
development, by guiding the
axons towards the right nerve
cells. THC cannot do this, and
indeed these researchers believe
that the consumption of cannabis
during pregnancy can inhibit this
natural process. The potential
consequences on the new-born
child are many: cognitive
disorders, concentration deficit,
hyperactivity and social
interaction problems, meaning
actual cannabis may disconnect
neurons.
Comment by piera — June 27, 2008 @ 7:24 am