La storia di Sergio Nardelli, uno dei tanti papà disperati
Claudio Risé, da “Tempi”, 15 maggio 2008, www.tempi.it
Una lettera come troppe altre, con conclusione diversa. «Quando scopri che il coniuge ti tradisce: dolore, umiliazione, paura per la famiglia. Le chiedi: “Ma cosa stai facendo?”, e senti rispondere: “Chi, io? Niente, perché?”. Nega tutto. Metti il telefono sotto controllo: è tutto vero, e anche peggio. Discussioni, litigi, ho subìto quattro aggressioni con il coltello, lei ha persino minacciato di gettare dal sesto piano la mia bambina. Le ho detto: “Per il bene dei figli, vattene!”. E sono finito in carcere con l’accusa di abusi sessuali su mia figlia di 9 anni e altre di violenza e maltrattamenti. Il quinto giorno in prigione un giudice mi dice: “Lei abusa della sua figlia minore”. Io, guardandolo negli occhi, dico: “Perché sono qui?”, e il giudice: “Perché lei abusa di sua figlia minore”. Scoppio in singhiozzi, non capivo le domande del giudice, non ricordo cosa ho risposto, ma alla fine dell’interrogatorio il giudice ha detto: “Rimandatelo a casa questo qui”.
Dopo il carcere mi sono fatto 45 giorni di arresti domiciliari, da mia madre. Quando sono uscito, ho scoperto e documentato che il poliziotto che mi ha personalmente arrestato usciva con mia moglie. Nell’incidente probatorio mia figlia, che mai mi ha accusato, ha detto: “Il mio papà mi vuole bene e io pure gli voglio tanto bene”. In tribunale al termine dell’interrogatorio piangendo è corsa verso di me, mi si è buttata in braccio dicendomi: “Aiutami papà, aiutami! Ma cosa vogliono questi da me?”.
Il giudice della separazione ha dato la mia casa e i figli a mia moglie, alla quale passo anche il mantenimento per lei. Era il 6 giugno 2003: da cinque anni io vivo in un ripostiglio di 7,3 metri quadrati con un letto, una scrivania e una sedia al settimo piano su un terrazzo. Sono stato assolto dalle accuse. Il 2 aprile 2008 mia figlia, che posso vedere solo dieci ore la settimana, ascoltata dal giudice della separazione ha detto: “Mi avete tolto il mio papà da cinque anni, voglio stare più tempo con il mio papà”.
Il resto è normale storia di una separazione tra coniugi dove i papà, per tribunale dei minori, assistenti sociali, psicologi, avvocati e giudice della separazione, non contano nulla. E i figli vengono uccisi insieme ai papà. Gridando “rivoglio i miei figli”, mi sono incatenato il 12 settembre 2007 davanti al tribunale dei minori di Taranto, poi il 30 gennaio 2008, per quattro giorni, davanti al tribunale civile di Taranto. Gridando “rivoglio i miei figli”, il 4 maggio 2008 salirò a 50 metri di altezza su un edificio di Taranto e, incatenato, lancerò migliaia di volantini per raccontare di duemila papà che, come scrivono i giornali, si suicidano ogni anno in Europa. Non avete nessun diritto di togliere i papà ai figli. Sergio Nardelli di Taranto, uno dei tanti papà».
Nardelli, 54 anni, è poi davvero salito sulla cattedrale di Taranto, su cui ha issato un lenzuolo bianco (procurato da un padre che ha una bancarella al mercato) con scritto: “2.000 papà si suicidano ogni anno perché gli tolgono i figli”.
Di storie così, con padri nel 95 per cento dei casi assolti dalle accuse di abusi sui figli e violenze ma quasi sempre rovinati per tutta la vita (e i loro figli?), ce ne sono migliaia. Pietà l’è morta. E la giustizia non sembra stare benissimo. Bisogna cambiare.






anche da questo sarà giudicato il nuovo governo. Spero ardentemente che accompagni e stimoli una nuova presa di coscienza che si intravede nella società. Basta sparare sui padri, per il bene di tutti.
armando
Comment by armando — May 15, 2008 @ 6:24 pm
La storia di Sergio Nardelli è una storia che si ripete. Da troppi anni si registrano le dimenticanze dei Governi nei confronti della famiglia, lasciata in balia degli eventi economico-sociali e di tribunali inadeguati, quando si originano casi di separazione coniugale o segnalazioni (non sempre affidabili) dei Servizi Sociali.
http://forum.panorama.it/viewtopic.php?id=9313
http://forum.panorama.it/viewtopic.php?id=8962
Esortiamo la nuova maggioranza parlamentare ad agire per una riforma legislativa, per una riorganizzazione del pianeta Giustizia e per una sostanziale tutela della paternità.
Comment by Antonio Bertinelli — May 19, 2008 @ 11:43 am
Grazie Claudio,grazie.
Mi chiedo quanti papà muoino in silenzio e nell’indiffereza.
Entrambi i genitori sono importanti per i bambini,
5 anni fà mia figlia disse in tribunale:-” Voglio bene alla mia mamma ed al mio papà”.
Sono 5 anni che vedo 10 ore la settimana la mia bambina.
Ma cosa è l’interesse del minore?
Sergio Nardelli,uno dei tantissimi papà.
Comment by Sergio Nardelli — May 19, 2008 @ 2:53 pm
Ciao, buongiorno
Sergio è una persona che negli atti giudiziari ha ottenuto ragione.
Quindi, rea è la persona che lo ha accusato.
Reo è chi ha permesso tutto questo.
Reo è il sistema malato.
Anche se arrampicarsi, secondo il mio modestissimo ed opinabilissimo punto di vista, può apparire un tantino opinabile, credo Sergio, abbia tutte le ragioni per chiedere altra giustizia.
Quella vera, dovuta prima di tutto ai figli, loro si, innocenti.
Sergio, un uomo che ha reagito.
Animato da orgoglio?
Si.
Ma ed anche, da tanto, silenzioso, dolore.
Ciao, Stefano
Comment by Stefano — May 20, 2008 @ 7:52 am
E’ necessario pretendere che chi denuncia il falso sia condannato al pagamento di un risarcimento tanto sostanzioso quanto sostanziosi sono gli assegni di mantenimento che i Tribunali (quante donne sono giudici nelle sezioni famiglia e nei Tribunali dei Minori?) condannano i padri a pagare alle “povere” mogliettine “impaurite”, Tribunali che dimenticano come una volta separati nessuno dei due ex coniugi possa ovviamente più permettersi lo stesso tenore di vita! E’ necessario far applicare prima la Costituzione della Repubblica Italiana, poi la nuova legge sull’affido condiviso (che condiviso di fatto non è). E’ necessario che gli avvocati (troppi) che operano (giocano?!) nel “ricco” ambito della famiglia pretendano l’applicazione delle leggi scrivendo bene e con passione gli atti in difesa dei loro assistiti (senza piegarsi rassegnati ad un prassi ormai vecchia e comunque ingiusta) e soprattutto che credano (prima di tutti loro avvocati) che si può “fare giurisprudenza”, che i Tribunali non possono andare avanti per stereotipati provvedimenti letteralmente prestampati(come le condizioni generali di contratto quando si acquista un’auto o si contrae un mutuo! Ma qui l’ipoteca la si iscrive sui dei bambini e soprattutto contro queste condizioni generali non c’è modo di fare valere la nullità). Per poter fare ciò è necessario che vi sia un SERIO ASSOCIAZIONISMO tra i padri (e -forse qualcuna c’è - le madri non attaccate al borsellino) che si muova UNITO nel solco delle istituzioni e porti avanti in modo autorevole la voce di tutti i bambini senza papà …così che questi grandi uomini che hanno il coraggio della disperazione possano continuare a vivere…non con lo stesso tenore di vita…ma con il cuore sereno.
Barbara
Comment by barbara crociani — May 24, 2008 @ 3:01 pm
Ho letto con emozione la lettera di Sergio.Storie diverse, ma simili nella loro drammaticità ne sento tutti i giorni. Reagire è la cosa migliore per battere l’indifferenza, la morte civile nella quale ci schiaccia una legislazione punitiva per chi non ha soldi per pagarsi dei buoni avvocati. Reagire per i nostri figli che non vediamo più, perchè non abbiamo neanche i soldi per portarli a mangiare una pizza, perchè quando da uno stipendio togli mantenimenti assurdi e affitto sei sotto la soglia di povertà. Non ci resta che reagire a tutto questo, continuiamo a farlo, a gridare, a vivere. Anche per noi.
Comment by Alberto — May 26, 2008 @ 7:57 am