Claudio Risé, da “Tempi”, 8 maggio 2008, www.tempi.it

Molto è cambiato, nella geografia politica italiana, nelle ultime tre settimane. Il popolo degli elettori non poteva essere più chiaro: sul fatto che vuole un netto cambiamento, e in che direzione lo vuole. Anche le foto dei politici sono di un’eloquenza disarmante: nei volti finalmente radiosi e allegri dei vincitori, e in quelli spaventati e confusi dei vinti.
È triste che qualcuno soffra, ma è certamente un bene che dalle facce si capisca ciò che sta accadendo. Non sono mai stato un ammiratore delle imperscrutabili facce democristiane, che hanno inquietato la mia infanzia e adolescenza. Le ritenevo un furto di informazioni. Le facce devono dire, comunicare ciò che sta accadendo. Adesso finalmente lo fanno. Tanta salute in più per tutti, a cominciare dal sistema politico.
Cosa manca ancora? Non per fare il difficile, ma il rischio che nell’euforia della vittoria vada perduto qualcosa che pure è essenziale secondo me perdura. Di che si tratta? Dello slancio ideale.
Lo so, naturalmente, che non è affatto di moda, che nell’epoca del relativismo è già molto che il nuovo governo proponga, come prima misura, di togliere l’Ici e non di istituire le “stanze del buco” dove uccidersi in santa pace, come aveva chiesto il ministro Paolo Ferrero nel governo Prodi. So anche che la politica è amministrazione delle cose, prima che ideali di cambiamento. Però ho sempre visto che l’amministrazione riesce meglio se è sostenuta da una visione superiore. Chi la fa è più motivato, chi partecipa è sorretto da un programma che lo entusiasma.
Entusiasmo significa – letteralmente – essere pieni di Dio. L’uomo ha bisogno di questo ideale alto per non scivolare nella ragioneria, e da lì (che non ci sarebbe nulla di male) nell’interesse personale. Dove, ancora una volta, non c’è nulla di terribile, senonché, contrariamente all’opinione di un liberalismo un po’ frettoloso, l’attenzione all’interesse personale tende a chiudere l’apertura e la ricerca di quello generale.
Slancio ideale vuole anche dire attenzione alla propria tradizione, alla propria storia, ai propri affetti. La storia del movimento di Comunione e liberazione, uno dei maggiori protagonisti del cambiamento politico nelle ultime elezioni, rappresenta certamente uno dei possibili grandi serbatoi di questo slancio, che segna una netta separazione dal nichilismo che aveva ormai conquistato la sinistra. Ma da questo punto di vista è stato anche molto significativo (anche se naturalmente deplorato) che Gianni Alemanno, assoluto vincitore delle elezioni a Roma, abbia dedicato la sua vittoria alla memoria del capogruppo di Alleanza nazionale Tony Augello, fascista convinto ed entusiasta, che aveva chiesto di essere ricordato come “camerata”.
Il futuro ha bisogno di appartenenze e di gente che sappia onorarle. Il confine tra realismo politico, opportunismo e cinismo è molto sottile, ed è stato sistematicamente varcato da troppo tempo. Oggi è necessaria, a costo di sfiorare l’ingenuità, una riparazione della capacità di slancio ideale contenuta nelle diverse storie degli italiani. È un rischio non evitabile, che tocca correre ogni volta che si tratti di rimediare a una storia di cinismo prolungata per troppo tempo e oltre ogni marcescenza.