Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 5 maggio 2008, www.ilmattino.it

A volte sembra che la storia politica cambi bruscamente strada. Il crollo della sinistra nel giro di un anno, in Francia e Italia, ripetuto a Londra, test per l’intera Inghilterra, ha colpito molti osservatori. Il sociologo Anthony Giddens, già consigliere di Blair, ha notato che dei quindici fondatori dell’Europa, a fine degli anni ’90, tredici erano guidati dalla sinistra. Oggi sono solo due, Spagna e Inghilterra, e quest’ultima forse ancora per poco. È davvero finita un’epoca?
Forse. Oggi il gioco politico non è più tra due modelli, quello capitalista e quello socialista, ma è tutto all’interno del capitalismo e del mercato. Tuttavia dietro a questi cambi di direzione della politica europea c’è anche altro.
È interessante, ad esempio, che i tre vincitori di Francia, Italia, e Londra, Sarkozy, Berlusconi, e Johnson, abbiano qualità di showmen del tutto fuori dal comune. Alla solennità di Chirac, alla ripetutamente autoproclamata serietà di Prodi, e all’arroganza un po’ scostante di Ken Livingstone «il rosso», i tre nuovi prescelti dalle urne oppongono un carattere estroverso, un mettersi allegramente al centro dell’attenzione, non risparmiando battute, galanterie, stravaganze. Tutti e tre, infatti, sono stati accusati dai loro nemici di essere dei «clown», di trasformare la politica in un circo spettacolare. Questo, però, non li ha affatto danneggiati, anzi ha certamente portato loro simpatia e voti.
Durante le ultime elezioni i giornali ostili a Berlusconi hanno dedicato intere pagine alle sue gaffe e barzellette, e solo allo spoglio dei voti si sono resi conto della pubblicità che gli avevano fatto. A Londra già da qualche settimana i nemici di Johnson avevano chiesto ai media pro-Labour di smetterla di riferire le sue spiritosaggini e di chiamarlo con compatimento «Boris», che suscitava solo simpatia: ma ormai era troppo tardi. Era già diventato più popolare dei divi della tv, dove del resto compare spessissimo, anche con propri programmi. Così come la «politicamente scorretta» biografia giovanile di Gianni Alemanno, il vincitore di Roma, e la baldanza dei suoi fan, lungi dal danneggiarlo, hanno aumentato il suo carisma.
In effetti tutti i manuali di scienza delle comunicazioni mettono in guardia dalle conseguenze distruttive che gaffe, atteggiamenti e comportamenti troppo informali possono avere sui leaders, perennemente al centro dell’attenzione pubblica. Un particolare discutibile della loro vita o di momenti privati, amplificato dai media, può diventare una valanga che li travolge. Tutto ciò è certamente vero. Accade però anche il contrario, come hanno dimostrato gli avvicendamenti politici dell’ultimo anno, in Italia, Francia e Inghilterra.
A volte gaffe, scherzi e un’informalità del tutto fuori norma (che può anche apparire fuori controllo), vengono accolti dagli elettori come autentiche boccate d’ossigeno. Ciò accade quando chi era prima al potere aveva esagerato col prendersi sul serio. Qui il socialismo c’entra, ma soprattutto in quanto ideologia vecchia e consolidata, con suoi rituali e maniere ben definite, quindi tendenzialmente noiose, che sbarrano la strada all’improvvisazione, e anche al divertimento. Un potere non autoironico produce sclerosi, mancanza di elasticità, tendenza all’auto-monumentalizzazione, a non ascoltare gli altri, non cambiare idea neppure se le condizioni, attorno, cambiano.
È anche per questo che vincono i «clown» alla Berlusconi, o alla Boris, o i cultori di ideali, alla Alemanno: per uscire dalla tetraggine della politica senza allegria, e senza speranze.