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	<title>Comments on: Nazionalizzare la famiglia</title>
	<link>http://claudiorise.blogsome.com/2008/04/29/nazionalizzare-la-famiglia/</link>
	<description>In viaggio con le ipotesi di lavoro e ricerca di Claudio Risé</description>
	<pubDate>Wed, 20 Aug 2008 16:38:59 +0000</pubDate>
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	<item>
		<title>by: roberto</title>
		<link>http://claudiorise.blogsome.com/2008/04/29/nazionalizzare-la-famiglia/#comment-1424</link>
		<pubDate>Fri, 27 Jun 2008 11:58:51 +0100</pubDate>
		<guid>http://claudiorise.blogsome.com/2008/04/29/nazionalizzare-la-famiglia/#comment-1424</guid>
					<description>sono un padre separato e con una situazione lavorative saltuaria (non per mia scelta)separato da poco per volonta' della ex moglie separazione consensuale per evitare spese ulteriori,e con un figlio di 15 anni.
Purtroppo rischio la sottrazione del figlio da parte degli assistenti sociali che alle riunioni non mancano di denigrarmi di fronte a lui a causa della situazione professionale precaria che mi impedisce di trovare un alloggio e sostenerlo.
Attualmente vivo in un garage in parma pur di non far mencare la mia presenza al ragazzo che quest'anno ha sensibilmente migliorato il rendimento scolastico forse anche per la mia presenza.
Cerco aiuto  perche' non so a chi rivolgemi per tutelarmi come genitore da queste continue vessazioni da parte dell'assistente sociale.
A chi posso rivolgermi vista la mia situazione precaria?
Grazie a chi potra' darmi qualche utile indicazione purtroppo il tempo corre e il rischio di vedermi sottratto il figlio oltre la dignita' e' sempre piu' concreto.

Ringrazio chi vorra' rispondermi in mail Roberto 

mail 03493221772@vodafone.it
tel 3493221772 </description>
		<content:encoded><![CDATA[	<p>sono un padre separato e con una situazione lavorative saltuaria (non per mia scelta)separato da poco per volonta&#8217; della ex moglie separazione consensuale per evitare spese ulteriori,e con un figlio di 15 anni.<br />
Purtroppo rischio la sottrazione del figlio da parte degli assistenti sociali che alle riunioni non mancano di denigrarmi di fronte a lui a causa della situazione professionale precaria che mi impedisce di trovare un alloggio e sostenerlo.<br />
Attualmente vivo in un garage in parma pur di non far mencare la mia presenza al ragazzo che quest&#8217;anno ha sensibilmente migliorato il rendimento scolastico forse anche per la mia presenza.<br />
Cerco aiuto  perche&#8217; non so a chi rivolgemi per tutelarmi come genitore da queste continue vessazioni da parte dell&#8217;assistente sociale.<br />
A chi posso rivolgermi vista la mia situazione precaria?<br />
Grazie a chi potra&#8217; darmi qualche utile indicazione purtroppo il tempo corre e il rischio di vedermi sottratto il figlio oltre la dignita&#8217; e&#8217; sempre piu&#8217; concreto.</p>
	<p>Ringrazio chi vorra&#8217; rispondermi in mail Roberto </p>
	<p>mail <a href="mailto:03493221772@vodafone.it">03493221772@vodafone.it</a><br />
tel 3493221772
</p>
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	<item>
		<title>by: Antonio Bertinelli</title>
		<link>http://claudiorise.blogsome.com/2008/04/29/nazionalizzare-la-famiglia/#comment-1333</link>
		<pubDate>Wed, 30 Apr 2008 17:45:11 +0100</pubDate>
		<guid>http://claudiorise.blogsome.com/2008/04/29/nazionalizzare-la-famiglia/#comment-1333</guid>
					<description>La Costituzione ha assegnato alla famiglia legittima una posizione di privilegio in quanto istituto giuridico ineguagliabile per garanzie di certezza, stabilità dei rapporti e continuità dell'impegno genitoriale. La tutela dei diritti del singolo e le esigenze di &quot;trasformazione&quot; della donna, temi politici subentrati nel corso degli anni settanta del XX secolo, hanno reso quanto meno reinterpretabili le intenzioni e le convinzioni dei padri costituenti.
Attualmente, i modelli di famiglia monoparentale, omosessuale, di fatto e ricomposta, stridono con l’idea di famiglia, quale società naturale fondata sul matrimonio. 
Non è mai esistita qualche società che non abbia prodotto una regolamentazione dei rapporti tra uomo e donna e che non abbia provveduto a definire in termini giuridici il legame che vincola i due soggetti e che da loro si estende ai figli.
Il terremoto culturale degli ultimi decenni ha visto il massiccio ingresso dello Stato all’interno del nucleo familiare. Separazioni, divorzi, vere o presunte inidoneità genitoriali, vedono al lavoro avvocati, magistrati, consulenti di parte, consulenti d’ufficio e assistenti sociali. Una folta schiera di operatori, più o meno qualificata, più o meno ideologizzata, è chiamata in causa per dirimere le questioni di famiglia. La soluzione giudiziale offerta/imposta ridonda sempre dell'influenza del bagaglio culturale. Gli avvocati lucrano cospicue parcelle, i giudici non si limitano ad essere les bouches de la lois, ma partecipano attivamente e &quot;creativamente&quot; al processo di dissoluzione familiare, i consulenti stilano perizie che sembrano nascere ex capite Iovis. Quella Magistratura, che mostra propensione a far politica e propaganda modernizzatrice dei costumi, quasi sempre elimina i padri dalla vita della prole; a volte, dietro il sospetto manifestato da qualche consulente dalla modesta preparazione professionale, interviene fuori misura internando i figli sine die. Di storie così ce ne sono state fin troppe.
Non sono pochi i magistrati che si evidenziano nel condurre battaglie personali in chiave sessista. A volte, anche la Cassazione non si sottrae alla lettura della norma giuridica in forma politicamente impegnata. I consulenti dei T.d.M. infilano gaffes con una sequenza impressionante, e numerosi bambini vengono massacrati dalle vicende derivanti da questo modo d’operare.  
Vogliamo sperare che il nuovo Governo possa finalmente rubricare la famiglia, padre incluso, come una delle sue prossime priorità.   
</description>
		<content:encoded><![CDATA[	<p>La Costituzione ha assegnato alla famiglia legittima una posizione di privilegio in quanto istituto giuridico ineguagliabile per garanzie di certezza, stabilità dei rapporti e continuità dell&#8217;impegno genitoriale. La tutela dei diritti del singolo e le esigenze di &#8220;trasformazione&#8221; della donna, temi politici subentrati nel corso degli anni settanta del XX secolo, hanno reso quanto meno reinterpretabili le intenzioni e le convinzioni dei padri costituenti.<br />
Attualmente, i modelli di famiglia monoparentale, omosessuale, di fatto e ricomposta, stridono con l’idea di famiglia, quale società naturale fondata sul matrimonio.<br />
Non è mai esistita qualche società che non abbia prodotto una regolamentazione dei rapporti tra uomo e donna e che non abbia provveduto a definire in termini giuridici il legame che vincola i due soggetti e che da loro si estende ai figli.<br />
Il terremoto culturale degli ultimi decenni ha visto il massiccio ingresso dello Stato all’interno del nucleo familiare. Separazioni, divorzi, vere o presunte inidoneità genitoriali, vedono al lavoro avvocati, magistrati, consulenti di parte, consulenti d’ufficio e assistenti sociali. Una folta schiera di operatori, più o meno qualificata, più o meno ideologizzata, è chiamata in causa per dirimere le questioni di famiglia. La soluzione giudiziale offerta/imposta ridonda sempre dell&#8217;influenza del bagaglio culturale. Gli avvocati lucrano cospicue parcelle, i giudici non si limitano ad essere les bouches de la lois, ma partecipano attivamente e &#8220;creativamente&#8221; al processo di dissoluzione familiare, i consulenti stilano perizie che sembrano nascere ex capite Iovis. Quella Magistratura, che mostra propensione a far politica e propaganda modernizzatrice dei costumi, quasi sempre elimina i padri dalla vita della prole; a volte, dietro il sospetto manifestato da qualche consulente dalla modesta preparazione professionale, interviene fuori misura internando i figli sine die. Di storie così ce ne sono state fin troppe.<br />
Non sono pochi i magistrati che si evidenziano nel condurre battaglie personali in chiave sessista. A volte, anche la Cassazione non si sottrae alla lettura della norma giuridica in forma politicamente impegnata. I consulenti dei T.d.M. infilano gaffes con una sequenza impressionante, e numerosi bambini vengono massacrati dalle vicende derivanti da questo modo d’operare.<br />
Vogliamo sperare che il nuovo Governo possa finalmente rubricare la famiglia, padre incluso, come una delle sue prossime priorità.
</p>
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	<item>
		<title>by: armando</title>
		<link>http://claudiorise.blogsome.com/2008/04/29/nazionalizzare-la-famiglia/#comment-1332</link>
		<pubDate>Tue, 29 Apr 2008 23:39:24 +0100</pubDate>
		<guid>http://claudiorise.blogsome.com/2008/04/29/nazionalizzare-la-famiglia/#comment-1332</guid>
					<description>Purtroppo mi sembra sia sempre più facile decifrare il comportamento delle istituzioni pubbliche in casi simili a questo. 
Alla base esiste un pregiudizio, che di volta in volta può essere antipaterno, razziale, economico etc., ma che si fonda sempre su un presupposto di superiorità dell'istituzione rispetto ai genitori naturali. Lo Stato sarebbe per definizione miglior custode dell'interesse dei figli rispetto ai genitori. Convinzione infondata sul piano teorico e intrisa di totalitarismo della peggior specie perchè mascherato dalle buone intenzioni. A questo si aggiunge l'impreparazione e la superficialità di psicologhe e assistenti sociali (cresciute con quegli stessi pregiudizi), cui è affidato un potere enorme e soprattutto non sottoposto a verifiche ed eventuali sanzioni. 
Si realizza così un cortocircuito i cui effetti ricadono sui figli e sulle famiglie. 
Il caso che commenti è paradigmatico rispetto a quello che dicevo. Istituzioni veramente al servizio del bene pubblico e dei cittadini, avrebbero prima dovuto verificare la reale situazione, e solo dopo, eventualmente, prendere provvedimenti. E' accaduto l'opposto. Prima si sequestrano i bambini sulla base di indizi impalpabili anche agli occhi di chi può decidere, e solo dopo si verificherà (almeno si spera, ma non metterei la mano sul fuoco) se quegli indizi hanno una qualche consistenza. Intanto il danno è fatto. E naturalmente i più esposti sono sempre i soggetti più deboli. In primo luogo i bambini, poi le famiglie più povere e quindi meno capaci di dotarsi di una cintura legale protettiva, infine i padri, spesso accusati strumentalmente durante la fase della separazione, quando sono più ricattabili, di inesistenti molestie sui figli. Ci sono due films del 2006, passati quasi inosservati, che raccontano dell'impreparazione e della mancanza di umanità dei così detti Servizi Sociali: Provincia meccanica, di Stefano Mordini e Salvatore, questa è la vita, di Gian Paolo Cugno. Di fronte a una casistica di &quot;errori&quot; ormai imponente, sarebbe il caso di intervenire con fermezza. I governi si giudicano anche da questo, non solo dall'Alitalia. 
armando
Armando</description>
		<content:encoded><![CDATA[	<p>Purtroppo mi sembra sia sempre più facile decifrare il comportamento delle istituzioni pubbliche in casi simili a questo.<br />
Alla base esiste un pregiudizio, che di volta in volta può essere antipaterno, razziale, economico etc., ma che si fonda sempre su un presupposto di superiorità dell&#8217;istituzione rispetto ai genitori naturali. Lo Stato sarebbe per definizione miglior custode dell&#8217;interesse dei figli rispetto ai genitori. Convinzione infondata sul piano teorico e intrisa di totalitarismo della peggior specie perchè mascherato dalle buone intenzioni. A questo si aggiunge l&#8217;impreparazione e la superficialità di psicologhe e assistenti sociali (cresciute con quegli stessi pregiudizi), cui è affidato un potere enorme e soprattutto non sottoposto a verifiche ed eventuali sanzioni.<br />
Si realizza così un cortocircuito i cui effetti ricadono sui figli e sulle famiglie.<br />
Il caso che commenti è paradigmatico rispetto a quello che dicevo. Istituzioni veramente al servizio del bene pubblico e dei cittadini, avrebbero prima dovuto verificare la reale situazione, e solo dopo, eventualmente, prendere provvedimenti. E&#8217; accaduto l&#8217;opposto. Prima si sequestrano i bambini sulla base di indizi impalpabili anche agli occhi di chi può decidere, e solo dopo si verificherà (almeno si spera, ma non metterei la mano sul fuoco) se quegli indizi hanno una qualche consistenza. Intanto il danno è fatto. E naturalmente i più esposti sono sempre i soggetti più deboli. In primo luogo i bambini, poi le famiglie più povere e quindi meno capaci di dotarsi di una cintura legale protettiva, infine i padri, spesso accusati strumentalmente durante la fase della separazione, quando sono più ricattabili, di inesistenti molestie sui figli. Ci sono due films del 2006, passati quasi inosservati, che raccontano dell&#8217;impreparazione e della mancanza di umanità dei così detti Servizi Sociali: Provincia meccanica, di Stefano Mordini e Salvatore, questa è la vita, di Gian Paolo Cugno. Di fronte a una casistica di &#8220;errori&#8221; ormai imponente, sarebbe il caso di intervenire con fermezza. I governi si giudicano anche da questo, non solo dall&#8217;Alitalia.<br />
armando<br />
Armando
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