Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 31 marzo 2008, www.ilmattino.it

È ancora possibile educare i figli? Migliaia di genitori se lo chiedono quotidianamente, spinti anche dalla cronaca. L’ultimo episodio, forse, è quello del professionista trevigiano indagato dalla locale Procura della Repubblica, per aver cercato di controllare, dal cellulare dei due figli, frequentazioni e comportamenti che lo preoccupavano. Questo padre attento è stato deplorato dalla solita piccola folla di attori, vip, intellettuali, persone di varia e alterna notorietà. I quali hanno raccontato ampiamente, ai media, della loro liberalità rispetto ai figli. E di come mai avrebbero accettato, da piccoli, un comportamento simile da parte dei propri genitori, e di come quindi non lo farebbero mai subire ai loro figli (che spesso non hanno).
Episodi di questo genere rendono sempre più numerosi coloro che si chiedono se sia ancora possibile «fare» i genitori, esercitare quello che psicologi e leggi chiamano la «genitorialità», che non può ridursi a ospitare, nutrire e mantenere in tutto i figli, ma comprende anche aspetti di educazione, di custodia, di protezione.
Lo scenario del professionista di Treviso è quello consueto in molte famiglie, qui forse con un surplus di conoscenze tecnologiche. Di fronte a una serie di comportamenti anomali, cadute di profitto scolastico, peggioramento delle relazioni in famiglia, salute in peggioramento, padri e madri si preoccupano. Questo padre, in particolare, aveva comprato un software, liberamente venduto via Internet, poi aveva installato il programma nel suo telefonino e in quello dei figli. In questo modo poteva conoscere in ogni momento le chiamate fatte e quelle ricevute, e anche leggere gli sms scambiati tra i figli e i loro amici. È stato indagato prima dalle Fiamme gialle, che hanno considerato valide le sue motivazioni, chiudendo la faccenda. Ma è ancora sotto inchiesta della Procura della Repubblica.
Eppure, la disinformazione e distrazione genitoriale riguardo alle attività dei figli risulta essere, secondo le inchieste condotte in tutto il mondo, una delle principali ragioni dello sviluppo, di devianze, e di comportamenti autodistruttivi da parte dei giovani. Il nostro Paese è uno dei pochissimi, in Europa, a essere stato deplorato nell’ultimo anno, sia dall’Organizzazione mondiale della sanità (l’agenzia dell’Onu per la salute), che dall’Osservatorio europeo sulle droghe, per non aver impedito che il consumo di sostanze illegali, in particolare cannabis e cocaina, continuasse ad aumentare.
Gli studi prodotti in tutto il mondo dicono che questo accade quando sono presenti due fattori concomitanti: uno Stato che non informa (attraverso grandi campagne mediatiche ed educative), sui rischi della droga, e genitori che non seguono e sorvegliano i comportamenti dei figli. Attività indispensabile per cercare di sottrarli al potente mercato della distribuzione di stupefacenti, che ha mille modi per raggiungerli. Dal piccolo spacciatore interno alla scuola, a quello che staziona davanti ai suoi cancelli, a quelli della sale gioco, delle discoteche,della maggior parte dei luoghi di ritrovo giovanile.
Malgrado Onu e Ue, però, la cultura di «tendenza», così come quasi tutto lo spettacolo, e la mondanità, è «contro» i genitori che controllano. Queste stesse persone hanno deplorato il Comune di Milano per la distribuzione gratuita di un kit antidroga, segno di sfiducia verso i figli. La fiducia verso i ragazzi non dovrebbe cancellare la consapevolezza della potenza dello spaccio, e delle stesse sostanze. Occorre fidarsi dei figli, ma non delle droghe. Sono più forti di loro.