Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 3 dicembre 2007, www.ilmattino.it

La tendenza dell’Occidente ad intossicarsi non è invincibile. Molti giovani, e adulti, diventano ostili alle droghe. Il fatto è che un’informazione accurata sui danni delle sostanze intossicanti ne diminuisce l’attrazione, e dunque l’uso.
Le ultime rilevazioni, degli U.S.A., della U.E. e dell’O.N.U., mostrano infatti che in molti paesi stupefacenti e sostanze che inducono dipendenza non crescono più, e sembrano aver imboccato la via della discesa. Vediamo dove, e perché.
Il punto centrale è l’informazione. Gli Stati Uniti, che ancora prima della presidenza Bush avevano avviato grandi campagne sui danni fisici e psichici provocati dalla droga più usata e dalla quale si parte per tutte le altre, la cannabis, hanno registrato dal 2001 una diminuzione della “madre di tutte le droghe” del 25%.
Il discredito lanciato dalle campagne informative ed educative Usa verso la pratica dello “sballo”, ha trascinato verso il basso anche il consumo di alcool (-13%) (che in Europa sembra invece ancora in aumento) e quello di sigarette, sceso del 29%.
L’importanza dell’informazione, e la funzione della cannabis come pista di lancio per le altre droghe, è confermata anche dall’ultima relazione dell’Osservatorio europeo sulle tossicodipendenze, resa nota in questi giorni. Anche in Europa l’utilizzo di cannabis, e quello della cocaina, sta rallentando, appunto in quei paesi che hanno lanciato impegnative campagne di informazione e dissuasione all’uso di queste sostanze: erba, hascish, e cocaina, che portano con sé l’abuso sistematico di alcol e amfetamine, delineando il tragico quadro della gioventù tossica protagonista delle stragi del sabato sera, ma anche di delitti come quello di Perugia.
L’incremento di cannabis si è fermato in Spagna, ed è calato di circa 3–4 punti percentuali in Francia e nel Regno Unito. Tutti questi paesi hanno lanciato negli ultimi anni forti campagne contro la droga, denunciandone i rischi psichiatrici, ma anche quelli a carico degli altri organi, dai polmoni ai genitali.
Nel Regno Unito, tra i consumatori più giovani di cannabis (16–24 anni) il consumo è sceso dal 28,2% nel 1998 al 21,4% nel 2006. Nei paesi, come l’Inghilterra e la Spagna, dove si è combattuta la cannabis, si è anche visto un basso incremento nell’uso di cocaina (ancora in forte salita altrove), a conferma della funzione dello spinello di base di partenza per altre droghe.
Questa erosione del prestigio dello spinello ha provocato un risultato invidiabile per noi (che invece siamo ancora in mezzo al guado). Nelle scuole spagnole (14–18 anni), il consumo di cannabis è infatti passato dal 36,6% nel 2004 al 29,8% nel 2006.
In piena controtendenza appare invece l’Italia, che negli ultimi 5 anni ha avuto il maggior aumento: +45%. Il fatto è che in Italia la cannabis viene sdrammatizzata, e quindi, ancora, “fa tendenza”. Tanto che politici e opinion makers continuano a definirla “droga leggera”, termine abbandonato in tutti i grandi paesi, e che scienziati e psichiatri italiani (da Cassano a Garattini) hanno da tempo denunciato come falso.
Il risultato è che il consumo della cannabis tra i giovani adulti è salito dal 12,8% nel 2003 al 16,5% nel 2005, il 45% in quattro anni: 3 milioni di persone. Per quanto riguarda i giovani, consuma cannabis, secondo gli operatori non meno del 30%. Come sempre accade, poi, l’uso della cannabis porta dietro di sé quello della cocaina, dell’alcol e delle pasticche anfetaminiche, tutti gli artefici dello “sballo” perfetto. Con tutti i suoi danni, e tragedie, fisiche e psichiche.