“La cannabis non è una sostanza leggera”. L’esperienza di un operatore sul campo
(Di Stefano Di Muzio, da “Il Faro”, Rivista del CEIS di Pescara, 24 ottobre 2007, www.cespe.net)
“La cannabis non è una sostanza leggera”. Quest’affermazione non è mia ma del Consiglio Superiore di Sanità e me ne servo in ogni approccio iniziale che ho con genitori e ragazzi che si rivolgono per chiedere aiuto al nostro Centro. Lavorare nei Gruppi Speciali con gli adolescenti che usano o hanno usato droghe non è affatto semplice. Constato quotidianamente, infatti, quanto vengano sottovalutati gli effetti delle cosiddette “droghe leggere” sulla psiche dell’uomo.
Nell’arco di tempo di un anno si sono rivolte a noi, in numero sempre crescente, famiglie con ragazzi che, oltre ad avere una dipendenza da sostanze, presentano patologie psichiatriche di notevole gravità come psicosi, disturbi di personalità borderline, depressioni bipolari, disturbi alimentari, ecc. Tutti questi ragazzi hanno iniziato ad usare cannabis e marijuana prima dei quindici anni.
Spesso ci troviamo nell’impossibilità di poter svolgere il nostro lavoro applicando i nostri metodi sperimentando su noi stessi la frustrazione di non essere adeguati alla risoluzione del problema che ci viene chiesto di risolvere.
Ho potuto verificare, leggendo “Cannabis. Come perdere la testa e a volte la vita”, di Claudio Risé, che gli interrogativi miei e dell’équipe di cui faccio parte sono gli stessi che hanno alimentato e avviato tutte le ricerche a livello mondiale rispetto agli effetti collaterali della cannabis e della marijuana.
Con amarezza e preoccupazione guardo alla “svalutazione” del governo italiano in merito a questo delicatissimo argomento. Il Consiglio Superiore della Sanità ritiene che l’uso di cannabis sia gravato da pesanti effetti collaterali quali dipendenza, possibile progressione all’uso di altre droghe come cocaina e oppioidi, riduzione delle capacità cognitive, di memoria e psicomotorie, disturbi psichiatrici quali schizofrenia, depressione e ansietà, possibili malattie broncopolmonari.
La relazione annuale al Parlamento sullo stato delle tossicodipendenze in Italia del 2005 afferma che da 8 a 11 milioni di italiani approvano l’utilizzo di cannabis e lo ritengono non dannoso per la salute.
Il libro di Claudio Risé oltre a descrivere con chiarezza ed onestà le problematiche inerenti alla realtà dei consumatori di cannabis e marijuana mette in evidenza, coraggiosamente, le profonde discrepanze tra ciò che emerge dalle ricerche scientifiche e i pareri politici e sociali.
Inoltre offre un validissimo aiuto, non solo agli addetti ai lavori, ma anche ad altre figure come genitori, insegnanti, parroci ecc. nel poter chiarire molti dubbi rispetto a questa sostanza che in modo subdolo entra nelle vite dei ragazzi modificandone sogni e comportamenti.
Stefano Di Muzio
Fonte: [Cespe.net]






Segnalo che in Irlanda è stato pubblicato dal Centro nazionale di documentazione sulle droghe il nuovo rapporto che mostra l’effetto sui giovani (abbandono e insuccesso scolastico, disoccupazione…) dovuto all’uso di cannabis
si trova in
http://www.ndc.hrb.ie/directory/news_detail.php?cat_id=&news_id=3791&pointer=0
News > Publications
The impact of heavy cannabis use on young people,
Publisher:’The impact of heavy cannabis use on young people, ‘: Joseph Rowntree Foundation 24 Oct 2007
Heavy cannabis use among vulnerable young people can exacerbate existing social problems, such as low educational achievement, homelessness and unemployment, according to a new report for the Joseph Rowntree Foundation (JRF) from the University of Bedfordshire. However, for others, particularly those in higher or further education, the effects appear to be relatively benign.
The impact of heavy cannabis use on young people, drew on 100 interviews with 16 to 25 year-olds selected because they had been using cannabis on a daily basis for the past six months. Most were smoking ’skunk’.
When asked about the positive and negative consequences of taking the drug, the young people initially only listed what they felt to be positive: relaxation, socialising, and the feeling of being ’stoned’. It was only when various aspects of their lives were probed in more detail that associations between their use and problems such as unemployment, educational under-achievement and homelessness became apparent – particularly for those with less structured lives. Moreover, those with the greatest number of social problems tended to use most heavily.
Download the report
Comment by ivano — November 6, 2007 @ 2:48 pm
precisazione: non è in Irlanda ma in Inghilterra: una raccolta di testimonianze importanti che tutti i giovani in Italia dovrebbero leggere
ivano
Comment by ivano — November 9, 2007 @ 4:46 pm
Dovrò leggerlo… confermo comunque ! ! !
Comment by Andrea — December 18, 2007 @ 9:25 pm