La “gran ruina”… degli ecocatastrofisti
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Colpa del clima che cambia.
Hanno commentato subito così, gli allarmisti dell’ambientalismo sguaiato, le frane in Val Fiscalina dei giorni scorsi.
Ma le Dolomiti sono montagne stupende proprio perché si spaccano continuamente, da diecimila anni.
Si sgretolavano anche ai tempi di Dante, quando ancora il “global warming” non era stato inventato:
Era lo loco ov’ a scender la riva
venimmo, alpestro e, per quel che v’er’ anco,
tal, ch’ogne vista ne sarebbe schiva.
Qual è quella ruina che nel fianco
di qua da Trento l’Adice percosse,
o per tremoto o per sostegno manco,
che da cima del monte, onde si mosse,
al piano è sì la roccia discoscesa,
ch’alcuna via darebbe a chi sù fosse:
cotal di quel burrato era la scesa;
e ‘n su la punta de la rotta lacca
l’infamïa di Creti era distesa
che fu concetta ne la falsa vacca;
e quando vide noi, sé stesso morse,
sì come quei cui l’ira dentro fiacca.
Inferno, Canto XII
Se proprio si vogliono cercare inquietanti segni dei tempi o sciagure da attribuire alla decadenza capitalistica e soprattutto colpe da assegnare all’uomo occidentale, in questi giorni è stato conferito il Premio Nobel per la Pace al bombardiere di Serbia, Mr. Al Gore.
(E quando franeranno un po’ anche le Tre Cime di Lavaredo, speriamo di sentire più Mario Rigoni Stern, che Messner).
Fonte: [Passaggioalbosco]





