Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 25 giugno 2007
La passione per la politica è in caduta libera. Ad ogni nuovo sondaggio, il governo perde consensi, ormai ben inferiori, da tempo, alla metà degli intervistati. Nasce il nuovo Partito Democratico, ma tra clamorose fughe di aderenti illustri, e scarsissimo interesse di pubblico, malgrado lo spazio dedicato dai media.
L’opposizione guadagna consensi, ma accompagnati da un’attenzione assai critica, e pochi entusiasmi. Gli italiani sembrano averne abbastanza. Ma di cosa esattamente, e perché?
Il dato che più colpisce è la grande insofferenza manifestata da tutte le categorie produttive. Ogni volta che Presidente del Consiglio e ministri si incontrano con chi lavora, volano fischi e dure contestazioni. Tutti hanno protestato: dagli operai agli industriali, dai commercianti agli artigiani, dai commercialisti ai taxisti. Come se il “fare” del governo si muovesse in direzione contraria a quella degli italiani che, appunto, “fanno”, lavorano.
Questo è un punto molto preciso. Che sembra indicare che i cittadini operosi, impegnati in un’azione, in un’attività produttiva, si sentono ostacolati dalla politica proprio in questo loro fare, in cui impegnano tutte le loro energie, per soddisfare le proprie necessità. Eppure scopo della politica, l’amministrazione della polis, della città-stato, dovrebbe essere appunto fiancheggiare ed aiutare il fare dei cittadini, non ostacolarlo.
Finché si ribellano categorie improduttive (magari non per loro colpa), come i disoccupati, potremmo essere di fronte a problemi di ingiustizia sociale, di distorsione dello sviluppo. Ma quando a protestare sono tutti i produttori, significa che la politica non è più in grado di rappresentare gli interessi e la direzione dello sviluppo del paese, ed è vissuta come un peso morto che lo rende invece più pesante e difficoltoso. E’ una situazione pericolosa (come ha notato il Presidente Giorgio Napolitano), anche per la salute, ed il funzionamento delle istituzioni politiche.
Quando infatti esse non sono più rappresentative delle categorie produttive e dello sviluppo del paese, rischiano di succedere due cose. La prima è che i ceti produttivi si appassionino a forme politiche diverse da quelle rappresentate dalle istituzioni attuali. E’ quanto è successo, ad esempio, col fascismo, quando alcune categorie che non si sentivano sufficientemente rappresentate ed ascoltate spinsero all’abbandono della democrazia parlamentare. Oppure può accadere anche un’altra cosa, che ha illustrato bene il sociologo Vilfredo Pareto nelle sue opere.
Il cittadino-produttore, sentendosi inascoltato e impotente, cade in una sorta di depressione e di silenzio, disinteressandosi sempre di più del gioco politico. Ciò accade tanto più facilmente nelle dittature, o nelle democrazie non ben funzionanti dove, come nell’Italia di oggi, il gruppo di potere rappresenti in realtà solo una netta minoranza del paese. Si tratta di rischi molto importanti, cui le stesse istituzioni politiche dovrebbero prestare attenzione, prima di venirne travolte.
D’altra parte, ci sono anche segni diversi, che dimostrano che in taluni casi i cittadini sono anche disposti ad appassionarsi alla politica, in modo propositivo. Il successo del “family day”, ad esempio, ha dimostrato che l’identità familiare è riconosciuta come appartenenza fondamentale da innumerevoli italiani, disposti in suo nome a scendere sul terreno della politica, e ad impegnarsi.
Identità, diritti e interessi della persona appassionano ancora. A differenza di slogan vuoti di contenuti, e di ideologie trapassate, lontane dal “fare” e dal vivere di oggi.






Giusta riflessione.
Comment by antonio — June 26, 2007 @ 10:25 am
Caro prof.Risè,
Quanti di quei produttori lamentatisi, tuttavia, io mi chiedo, hanno davvero ragione di farlo? Quanti invece sono soltanto individui frustrati nel loro pretendere più agevolazioni o gli stessi illegittimi privilegi di cui sospettano godano altre figure sociali? La crisi dell’imprenditoria italiana deriva anche da questo: che in molti si tuffano in “avventure” per le quali servirebbero competenze e passioni molto più radicate…
La saluto.
RLZ
Comment by Roberto L. Ziani — August 10, 2007 @ 10:36 am