Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 18 giugno 2007

Gli uomini hanno sempre avuto la passione delle donne. Fino a qualche anno fa, però, era meno visibile un’altra passione, analoga ma diversa. Quella cioè di diventare donne, di vestirsi o apparire donna, o di interessarsi a uomini che avevano fatto appunto questo percorso: da uomo a donna. Proprio in questi giorni, ad esempio, si attende nelle sale italiane una delle icone del maschile cinematografico, John Travolta, che si è anch’egli arreso al transgender, almeno al cinema.
L’interprete della Febbre del sabato sera, di Grease – Brillantina, o di Pulp Fiction, sarà infatti il protagonista del musical Hairspray (fin qui siamo sempre dalle parti di “Brillantina”). La novità è che la protagonista è una donna, la voluminosa Edna Turnblad, stiratrice e lavandaia a domicilio a Baltimora anni 60, preoccupata delle frustrazioni che la figlia, la ancor più grassa Tracy, rischia di trovare nella sua ambizione di sfondare nel mondo dello spettacolo. Impresa non semplice, anche perché è grassissima.
Naturalmente Travolta ha dichiarato: «Mi trasformo in una donna obesa, per sfidare tutte le discriminazioni». Può darsi anche che lo pensi, e poi il pubblico americano apprezza le buone intenzioni, ed è assolutamente politically correct. L’attore però, ha rilasciato anche dichiarazioni maggiormente rivelatrici.
Per esempio: «Non volevo che la mia grassa Edna Turnblad assomigliasse ad un uomo travestito da donna e con la barba in controluce. Desideravo che fosse bella, voluttuosa, femminile, perché Edna non ha paura del suo corpo: è una donna completa, sposata, amata dal marito e con una adorata figlia… grassa come lei. Insomma, volevo assomigliare alle donne che facevano sognare tutti, un tempo. Sophia Loren in primis, Anita Ekberg, e anche le grassone sexy dei film di Fellini, che mi hanno sempre affascinato».
Qui i diritti civili non c’entrano (anche se sono sempre importanti). Piuttosto, Travolta dichiara appassionatamente quello che un sacco di uomini provano, senza riuscire a dirselo, e tanto meno a dirlo agli altri. Vale a dire il fatto che il loro amore per il femminile e le donne è così forte, da voler – a volte – diventare come loro. O almeno come appaiono le donne agli uomini, filtrate dalla sensibilità (e dall’invidia) maschile, con le confusioni che fatalmente ne conseguono.
Come quella che capita a Travolta, di scambiare la nordica Ekberg con la mediterranea Saraghina di Fellini. Queste donne amate dagli uomini che vorrebbero diventare come loro, sono dunque più un prodotto dell’immaginario maschile, come rivela Travolta con i suoi personaggi di riferimento (tutti creati da maschi), che della realtà femminile. Ma sono comunque rivelatrici di quanto lontano si spinga l’immaginario maschile in questa fantasia dell’essere donna.
E’ interessante, ad esempio, questa idea che la donna “completa” è “sposata, amata dal marito e con un’amata figlia, grassa come lei”. La reale fantasia del transgender è, infatti, molto più spesso di questo tipo, rispetto all’immagine della prostituta promiscua. Molti uomini – chi fa psicoterapia lo sa bene – vorrebbero diventare donne, per poter essere appunto una casalinga amata da un bravo marito che torna a casa alla sera. E dietro la fantasia del travestitismo c’è meno l’attrazione del corpo maschile (da cui si fugge, come Travolta attento a cancellare ogni segno di barba), quanto la passione per quello femminile, in cui si vorrebbe entrare.
Alla ricerca, più che del piacere, di una sorta di pace casalinga. Forse quella sempre cercata, e raramente trovata, nelle proprie inquiete compagne.