(Intervista a Claudio Risé, di Adriano Favaro, da “Il Gazzettino”, 3 giugno 2007, www.gazzettino.it)

Lo psicoterapeuta Claudio Risé mette in guardia sugli effetti della cannabis sulla sicurezza stradale: in Francia 250 vittime l’anno.
Lo stupefacente è sempre più usato dalle donne, diventate il 18 per cento dei consumatori totali.

Pensare che era un fan dei “Pitura Freska”: «Dicevano alcune cose originali, peccato». Adesso agli appelli per la marijuana lui, scrittore e psicoterapeuta, volta le spalle. Perché Claudio Risé ha appena pubblicato il libro Cannabis. Come perdere la testa e a volte la vita editore S. Paolo.
È il più forte atto di denuncia contro la “presunta droga leggera” mai fatto in Italia. Droga assunta da 4 milioni di persone e il cui uso è in continuo aumento tra i giovani. Droga alla base di molti incidenti stradali e cornice di una gran parte dell’aggressività registrata dalle cronache.
«Per questo libro - dice l’autore che è stato insegnante universitario nel Nordest - ho ricevuto una quantità di insulti impressionante, soprattutto sul web. Spiego che di cannabis si può anche morire e che la sostanza lascia catastrofiche conseguenze. Non sono tipo sempre tranquillo, ma mai ho avuto così forti manifestazioni di rabbia e odio a dimostrazione che non è la droga della non violenza ma quella che fa schizzare il sangue dagli occhi».

Davvero così allarmante la situazione in Italia?
«Dalla mia esperienza terapeutica notavo sempre più persone che la usavano. In loro verificavo le caratteristiche descritte in letteratura da altri psichiatri. Ho iniziato a cercare dati da quando la Turco raddoppiò la dose consentita, mentre, da almeno tre anni, tutta la Ue (gli Usa l’avevano già fatto) lanciava allarmi sui rischi».

Gli altri Paesi che hanno fatto?
«Grandi campagne contro la cannabis: Francia e la liberale Spagna cambiano rotta di fronte alle evidenze statistiche. Sempre più gente consumava cannabis».

Da noi quasi nessun allarme. Perché?
«Mentre in tutto il mondo appaiono dati precisi sui pericolosi effetti (provoca tra l’altro devastazioni al cervello e dipendenza) qui regna il silenzio. È colpa della classe dirigente che si è formata, come in altri Paesi, con il “fumo rosa” e la leggenda di cannabis come droga leggera dedicata all’amore e così via. Classe dirigente che non ha il coraggio di mettere in discussione i miti della propria giovinezza».

Eppure l’Italia qualche allarme l’aveva lanciato.
«La prima volta è stato l’Istituto superiore di Sanità nel 2003. Allora fu Maroni (ministro del Welfare) a dare l’allarme, ma giornali e tv non ne parlarono. Fu ed è una grave insufficienza mediatica. Tempo fa il New York Times diffuse un opuscolo di 60 pagine sui danni della cannabis spiegando che si può anche morire.
Io dedico il libro a 4 miei amici di gioventù morti per gli effetti della cannabis. La droga colpisce in modo temibile sulla motricità: guidare dopo aver fumato è spesso letale. In Francia hanno calcolato che almeno 250 morti in incidenti stradali all’anno sono colpa della cannabis. Noi non abbiamo nemmeno i dati…».

Questa droga è anche la più consumata al mondo.
«E di interesse strategico per il mercato perché la usano tutti i livelli sociali. Ha rappresentato nel 60% dei casi la sostanza di iniziazione ad altre sostanze. La usano sempre più donne: dal 2001 al 2005 dall’8,7 sono salite al 18% dei consumatori totali, soprattutto tra i 15 e i 24 anni».

La cannabis resta una sostanza leggendaria?
«No, la scienza ha rovesciato tale visione mistica. Il prof. Giovanni Cassano (studioso di fama mondiale) ha registrato abbassamenti progressivi dell’età media dei pazienti psichiatrici. “Qualche anno fa - racconta - avevamo reparti pieni di vecchi, oggi di giovani fra i 18 e i 35 anni con sintomi psicotici gravi, fenomeno addebitabile all’uso di stupefacenti. Il consumatore di cannabis è in molti paesi d’Europa il secondo cliente dei servizi psichiatrici”».

Le recenti cronache di violenza…
«Sono in parte da leggere con la cornice della cannabis. Dalle violenze in casa a quelle degli stadi, dalle aggressioni sessuali al bullismo a scuola sono storie di gravi alterazioni dello stato di coscienza».
Adriano Favaro