I contenuti del libro (A cura della Redazione)

Con la cannabis non bisogna più basarsi sulle informazioni date da studi ormai vecchi ma è necessario considerare ricerche nuove e aggiornate, che permettano di comprendere i motivi dell’impatto emergente di questa droga sulla salute mentale.
Ted Legget, World Drug Report 2006, Onu

«Nel nostro Paese non sono ancora state fatte campagne serie e di ampio respiro, né sui media né per iniziativa governativa, sui rischi della cannabis. Il nostro Paese è l’unico a non avvisare i giovani che, con lo spinello, rischiano la malattia e il danno cerebrale, cognitivo, e caratteriale. In Italia, anzi, si lascia loro credere che non è poi così grave, che in fondo tutti lo fanno, anche papà e mamma, anche il professore, anche il direttore, anche l’onorevole (e magari è vero, è proprio questo il problema…). L’Italia sembra anche l’unico Paese dove i politici credono, ancora, che la cannabis sia una “droga leggera”, e ne parlano in questi termini. È anche per questo che gli scienziati, per cambiare qualcosa, per evitare che lo sterminio dei giovani sognatori continui, hanno cominciato proprio da lì. Dal tentativo di convincere i politici che la cannabis non è una droga leggera. Un tentativo che, come vedremo fin dal primo capitolo, finora è in gran parte fallito. È proprio per dimostrare la falsità di questa vecchia tesi, datata, provinciale e pericolosa, e per contribuire alla salvaguardia dei giovani nel nostro Paese, che abbiamo scritto questo libro».

(Dalla Premessa del nuovo libro di Claudio Risé, Cannabis. Come perdere la testa e a volte la vita, San Paolo Edizioni, 2007)