Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 7 maggio 2007
La pedofilia dilaga negli asili italiani, quello di Rignano è solo l’ultimo. Centinaia i bambini coinvolti. Gli “orchi”, di solito, lavorano nella scuola materna: maestre, bidelli, coordinatrici, presidi. Tutti incensurati. Orrendi, e spesso colorati di satanismo, gli abusi.
Queste accuse, si sono concluse, finora, con nove ordinanze di archiviazione, venti assoluzioni ed una condanna (da parte di un giudice ricusato perché si era detto deciso a condannare ben prima della sentenza).
Dal punto di vista psicologico colpisce, oltre alla tragedia degli accusati innocenti, linciati per via mediatica e a volte incarcerati per anni, la singolare uniformità delle accuse. Che compongono, un plot, una trama stranamente simile (come in certe fiabe classiche, dove le circostanze si ripetono sempre uguali).
I bambini, dicono le varie Procure nei diversi provvedimenti giudiziari, vengono narcotizzati, abusati sessualmente, fotografati e videoregistrati, drogati, travestiti, cosparsi delle più disparate sostanze (miele, marmellata, creme, escrementi), penetrati con vari oggetti. Gli scopi delle attività abusive, come spiega il sito www.falsiabusi.it, che svolge un attento monitoraggio di queste inchieste, sono sia la soddisfazione della libidine personale, sia quello di «produrre materiale pedo-pornografico che l’associazione per delinquere che gli abusanti costituiscono cerca poi di vendere alla malavita per procacciarsi ingenti somme di denaro».
Uno degli aspetti strani di tutte queste inchieste, ma che non sembra inquietare più di tanto i Procuratori della Repubblica che le promuovono, è come mai educatori con fedine penali immacolate, centinaia di bambini accuditi ed educati nel corso di lunghi anni di insegnamento, vita privata tranquilla, famiglie rispettabili, spesso con figli di diverse età, diventino improvvisamente depravati gravi, delinquenti rapidamente incalliti, abilissimi inoltre nell’organizzarsi in veri e propri “gruppi criminosi”, in grado di svolgere le non semplici attività illegali cui si abbandonano.
Dall’abuso dei bambini, alle riprese di film, alla loro vendita e diffusione, senza contare il trasporto dei bimbi dagli asili, nei quali dovrebbero rimanere, ai molteplici luoghi dove vengono compiuti gli abusi. Che spesso si compiono in altre case, come viene descritto nell’inchiesta di Rignano, nelle case delle maestre, in case sconosciute, in case abbandonate.
L’identificazione di queste “case misteriose” risulta essere una delle attività che hanno più impegnato gli inquirenti, spesso senza esito alcuno. Case dove i bimbi devono essere trasportati con automobili, pulmini, altri mezzi, attività complicate da svolgere senza farsi accorgere da nessuno, durante le ore d’asilo.
Dove prendono origine queste narrazioni giudiziarie, che in pochi anni hanno trasformato l’asilo in uno dei luoghi torbidi dell’immaginario collettivo? Spesso da un gioco sessuale dei bambini, o da una domanda della mamma: «Perché ti tocchi»? Alla quale il bambino, che sa che di solito rispondendo così evita grane, replica: «perché me l’ha detto la maestra»; inaugurando così un’autentica tragedia collettiva. Perché la madre parla con altre madri, alcune delle quali confermano che anche la loro bambina, o bambino, si toccano, e cominciano ad investigare. Dipanando così una matassa che più la tiri, e più ti imbrogli: l’inestricabile groviglio delle fantasie sessuali dei bambini. Una cosa così complessa da far nascere, più di un secolo fa, la psicoanalisi.
Materia difficile che, purtroppo, la maggior parte dei giudici, e degli psicologi, non conosce affatto.






In un mondo dove tutto è permesso, non ci si fida più gli uni degli altri… Io, già persona scrupolosa, fin troppo sensibile, stavo quasi per essere denunciato in seguito ad un corteggiamento. Avrò anche esagerato, dunque sbagliato, lo riconosco, ma la malizia (sarà il termine giusto?)in cui viviamo mi fa soffrire. Se dovessi trovarmi nella circostanza di poter offrire una caramella ad un bambino, probabilmente oggi ci penserei molto bene: subito potrebbero scattare i sospetti.. le voci.. Da umile “interprete” del “Risé pensiero” mi chiedo se anche questo non abbia a che fare in qualche modo con la “femminilizzazione” del mondo contemporaneo. Non ho affatto nulla contro le donne, anzi! Sono contro, però, il conservatorismo delle strutture comportamentali, le “buone maniere” di una società dove regnano diffidenza e sospetto e dove a volte è “peccato” essere un poco ingenui.. Sono per il pensiero forte che per me significa soprattutto tolleranza vera, fiducia, pazienza verso noi e gli altri, perdono, espressione dei sentimenti, amore per la verità e anche sacrificio personale. Chiedo perdono se ho espresso così male ciò che avevo dentro. Probabilmente questa ed altre “fiabe nere dei falsi abusi” sono figlie di un clima di malattia, anche nel senso di: paura, diffidenza, cupezza mentale, sospetto ecc., un clima che forse non si aspettavano gli ottimisti e benpensanti fautori della piacevole esistenza con la loro gaia scienza del “free and safe sex”.
“Perdonatemi” per quel che rimane della mia ingenuità. Un caro saluto.
Nicola
Comment by nicolazona — May 9, 2007 @ 1:31 pm
Chiunque può denunciare chiunque
Nei casi di presunti abusi su minori, perpetrati anche da operatori della psiche e del diritto, dobbiamo, innazi tutto, affermare che la psicologia e la psichiatria non sono delle scienze e come tali utilizzano inferenze che non possono essere dimostrate. Partendo da questo fondamentale principio i postulati emessi dalle due discipline non sono verificabili e più delle volte si preferisce utilizzare degli assiomi come assunti di vera scienza non verificabili.
Nei procedimenti penali di presunti abusi sessuali si dovrebbero bandire ogni aspetto e orientamento psicologico e psichiatrico, tranne la valutazione all’idoneità a testimoniare del minore, lasciando il campo libero per la logica e non alle impressioni o ipotesi che provengano dalle discipline umanistiche.
Troppi danni ad oggi sono stati consuntivati nel campo dei falsi abusi, perché è risaputo che è sufficiente che un bambino dica alla madre che Tizio in passato l’avrebbe toccato per far scattare una denuncia, in particolare se il genitore si rivolge ad un operatore della psiche che crea e instilla il dubbio o la certezza dell’abuso.
Se a ciò si aggiunge l’impreparazione degli inquirenti in merito alle conoscenze in materia e al convincimento dei giudici che se il bambino racconta è perché e vero e non è in grado di mentire, anche se vi sono ricerche scientifiche a conferma che chiunque può essere indotto a mentire anche in buona fede, in tutti questi casi si rischia di considerare abusato un bambino che non lo è, con tutti i traumi che ne derivano, e per l’imputato il marchio di pedofilo.
Si ritiene che in questi casi, visto che non esiste una norma legislativa sull’ascolto del minore e la psicologia e la psichiatria non è un scienza, siano verificati con particolare attenzione i fatti di causa, escludendo a priori i pregiudizi di chi vi partecipa, in particolare tenendo in debita considerazione che l’operatore della psiche che in perizia afferma sospetti, compatibilità ecc. che non è in grado di dimostrare sia penalmente perseguibile, alla pari di quando non denuncia un abuso.
Centro documentazione falsi abusi
Vittorio Apolloni
Comment by Vittorio — December 11, 2007 @ 4:49 pm