Claudio Risé, da “Il Giornale”, 4 aprile 2007, www.ilgiornale.it
Se Dio (padre) è morto, recita la filosofia dopo Nietzsche, tutto è possibile. Allora però, perché stupirsi se tutto diventa possibile anche nelle scuole, dopo la morte dell’autorità paterna? Estinta ormai da tempo, dopo attacchi concentrici durati più di un secolo, visto che cominciarono a intensificarsi proprio all’epoca della scoperta (o dello slogan) della “morte di Dio”. Banalmente: cos’è che impedisce ad un adolescente di trasgredire per divertirsi, o semplicemente per provare l’ebbrezza del potere di farlo? Il sapere che verrà punito. Lo ha riscoperto persino l’iperliberal governo Blair, all’alba del 2007, varando qualche giorno fa una legge dal nome ottocentesco e patriarcale, l’Education and Inspection Act, che autorizza cioè la vecchia e tradizionale attività paterna del sorvegliare e punire: scappellotti e ispezioni, per esempio per sequestrare cellulari impropriamente usati.
Finalmente ci stiamo ripensando, o almeno cominciano a farlo in altri paesi, meno ideologici e più pragmatici. E’ difficile capire come la pedagogia e psicologia occidentale abbia potuto infilarsi nel catastrofico “sentiero senza uscita” dell’antiautoritarismo, dopo aver costruito un’intera civiltà sul concetto, e sulla pratica, dell’Auctoritas, la funzione ed il potere dell’auctor, di colui che fa avanzare, fa crescere, fabbrica, fa andare avanti. Il fatto è che l’Auctoritas, l’autorità del far crescere (anche sorvegliando e punendo), a un certo punto è diventata un peccato, una colpa, qualcosa che non si poteva più fare, se non di nascosto.
Un maestro della valle d’Aosta fu cacciato dalle scuole, dopo decenni di attività onoratissima, per aver tirato le orecchie a un bambino che continuava a spenzolarsi dalla finestra, col rischio di sfracellarsi. Si uccise dal dispiacere: ma è solo uno degli infiniti episodi della cacciata dei padri, e soprattutto dell’autorità, dalle scuole italiane.
Gli indegni cortei contro il ministro Moratti, con maestre urlanti che si trascinavano in ostaggio ignari bambini, furono un’altra tappa dello sfacelo. Motore del quale è stato proprio l’odio contro l’auctor, quello che fa, costruisce, e quindi ha autorità. Vale a dire il principio paterno (che può benissimo essere rappresentato da una donna: un ministro capace coraggioso, una professoressa che si impegna, che fa crescere, e non regredire). Una figura di cui questi ragazzi scellerati e sfortunati hanno anche una grande, non sempre inconfessata, nostalgia. Che manifestano anche filmando e spedendo su YouTube le mascherate degli altri maestri, quelli che padri non sono per niente, che vogliono fare gli amiconi e i fratelloni, che si travestono da sceicchi o da starlettes, e vengono subito impietosamente puniti, con le loro gesta filmate su Internet.
La nostalgia di padri, e maestri veri, la nostalgia dell’autorità, questi ragazzi la manifestano anche in un altro modo. Infatti, l’autorità ti guarda, per vedere cosa fai, per sorvegliare le tue stupidaggini, che non diventino troppo pericolose. Ed è anche perché questi ragazzi non li guarda più nessuno, e maestri e genitori girano la testa dall’altra parte, che loro vogliono disperatamente farsi vedere. E mandano i loro filmati su Internet. Bravata ed esibizionismo, certo. Ma anche, e soprattutto, grido d’aiuto: guardateci come siamo ridotti, svegliatevi, fate qualcosa. Smettetela di pensare che noi si possa crescere senza indicazioni, senza norme. Senza padri.
Non i padri falsi de “L’occhio blu me l’ha fatto mio padre”, come diceva la ragazzina sui manifesti che hanno ricoperto Brescia a cura delle Pari opportunità locali. E neppure quel padre separato su tre che all’inizio della separazione viene accusato dalla moglie di molestie sui figli, accusa poi lasciata cadere nel 99% dei casi, una volta sistemata la parte economica. Quelli sono i padri della propaganda antipaterna, quella che ha cancellato ogni paternità, ed ogni autorità nelle nostre scuole.
No, i ragazzi hanno nostalgia di padri-maestri veri. Quelli che insegnano ai maschi la differenza tra la forza, che va benissimo, e la brutalità, che fa schifo. Quelli che ricordano alle ragazze che valgono troppo per buttarsi via con una lap dance sulla cattedra. Poveri oggetti sessuali per maschi rincretiniti dalla cannabis fornita liberamente sotto la scuola, nelle dosi liberalizzate dalla ministra.






Bellissimo articolo, tranne il punto in cui si accomunano i padri accusati di molestie (ma anche di violenze e piu’ frequentemente di ogni immaginabile accusa che ne mini la capacita’ genitoriale) che da vittime di una violenza di cui e’ complice consapevole lo stato, diventano “padri della propaganda antipaterna” ovvero simbolo del padre cattivo.
Mi riferisco appunto al paragrafo in cui si dice:
“Non i padri falsi de “L’occhio blu me l’ha fatto mio padre”, come diceva la ragazzina sui manifesti che hanno ricoperto Brescia a cura delle Pari opportunità locali.
E neppure quel padre separato su tre che all’inizio della separazione viene accusato dalla moglie di molestie sui figli, accusa poi lasciata cadere nel 99% dei casi, una volta sistemata la parte economica. Quelli sono i padri della propaganda antipaterna, quella che ha cancellato ogni paternità, ed ogni autorità nelle nostre scuole.
Apprezzando molto l’articolo immediatamente precedente, quello che alza la coperta corta di Istat e pari opportunita’ sulla violenza di stato a matrice femminista-antipaterna dei tribunali della separazione, una allegra macchina da guerra contro il padre che spreme soldi alle famiglie.
Si’, perche’ sembrerebbe che il padre in questione avrebbe potuto evitarsi accuse infamanti se avesse “pagato subito a presentazione della richiesta” come usa evidentemente fare nelle migliori famiglie di sequestrati italiani. Del resto l’esperienza Mastrogiacomo docet, tanto per citare l’ultima di una teoria del calate le braghe tutta italiana cattocomunista.
Non credo che chi ha il coraggio (o la follia) di voler distruggere il padre possa essere considerato con comprensione, in alcun modo.
Distruggere con false accuse un genitore e’ da criminali e se riteniamo che il padre porti esempio di giustizia, farebbero bene le leggi a ribaltare finalmente la storia processuale di un trentennio, il trentennio della distruzione della famiglia.
Non e’ attenuante il nobile scopo machiavellico di assicurare un bottino economico. Semmai equipara il gesto all’estorsione. E se Woodcock si preoccupa - giustamente - di mandare in galera chi abusa della posizione della corona, attendiamo con gioia che volga l’occhio su quanto accade nella divorziopoli dei disgraziati.
Purtroppo non e’ neppure l’obiettivo economico - tanto nobile - la molla scatenante del macchiavellico ordito. Spesso e’ il semplice desiderio di annientare un ricordo, la persona con cui si deve dividere la genitorialita’. Consci del fatto che seppure false, le accuse, una volta smontato il teorema dopo un lungo processo penale - sempre che il malcapitato nel frattempo non abbia subito penetranti umiliazioni nelle patrie galere (cosiddette per l’abbondante presenza di padri separati) - trascorsi quei due o sette anni, sara’ comunque stato annientato come genitore.
Grazie a tutti coloro che dopo tutto questo li accomunano inoltre nell’iconografia del padre snaturato. Evidentemente non erano buoni padri se hanno fatto figli con madri sbagliate: Dio li fa e poi li accoppia, anzi li accoppa.
Dico questo perche’ evidentemente denota una coscienza collettiva che vuole il padre vincente per definizione. Se perde deve almeno morire come fece Lacoonte, sacrificandosi. Altrimenti, come gia’ Brenno insegno al diritto romano, VAE VICTIS.
Questo deve fare riflettere sia i padri petendi che i magistrati che amministrano per conto del padre l’auctoritas paterna di stato.
Non si pigli la responsabilita’ chi poi non sa vincere, facendo trionfare verita’ e giustizia.
Perche’ la sconfitta del padre e’ comunque assenza. Semmai si immoli come Lacoonte, facendo resistenza alla guerra contro il padre, per riportare giustizia arginando concretamente gli abusi. In assenza del padre statale ha il dovere di agire il padre, l’esercito dei padri.
Perche’ non verra’ nessuno a salvarci e la vittoria e’ la nostra unica speranza.
Come disse Winston Churchill
NON CI E’ CONCESSO PERDERE.
Comment by marco baldassari — April 4, 2007 @ 7:59 pm
Sì, manca veramente il padre ed è interessante notare come nell’opinione pubblica aleggi un senso di vergogna ad esprimere questo senso di nostalgia. Pochi giorni fa ho tenuto in un’affollata sala della mia città una conferenza sul padre che ha riscosso interesse e stimolato positiva curiosità. un mio giovane collega, tra il pubblico, mi ha poi riferito di quanto delle giovani donne , concordassero con ciò che stavo esponendo. Ad una domanda ho anche dato una risposta a contenuto provocatorio; ho cioè spiegato che ad un figlio giunto in zona adulta e che magari tende a guardarsi dentro e a interrogarsi sulla sua origine e sul suo futuro,possa essere psicologicamente più utile avere avuto un padre che pur sbagliando (è ovvio) la ha anche pichiato piuttosto che un padre che l’abbia ignorato. Per un figlio/a l’assenza del padre rappresenta sempre un vuoto, un buco, una voragine ed è meglio confrontarsi con qualcosa di “nero” piuttosto che con un evanescente nulla. Ed anche questa risposta è passata!!
Comment by Maurizio — April 4, 2007 @ 8:13 pm
Sembra proprio che ci sia un risveglio, sui media ma anche nella “gente”, di interesse sul padre e sulla sua importanza come portatore simbolico e nello stesso concretissimo di quelle funzioni senza le quali ogni civiltà si disgrega. Segno, forse, che stiamo toccando il fondo e che la risalita può iniziare, ma anche merito di chi, come te, conduce da decenni la sua battaglia per attirare l’attenzione sulla devastazione prodotta dalla cacciata del padre.
armando
Comment by armando ermini — April 4, 2007 @ 8:58 pm
in una parola illuminante, mi chiedo solo come l’esempio di persone che esercitano l’essere padre possa avere valenza positiva per rompere l’accerchiamento in cui è finita la nostra società.
non mi dilungo ma ho provato un approfondimento nel mio blog
http://breggio.blogspot.com/2007/04/padri-non-abbiate-paura.html
Comment by Breg — April 4, 2007 @ 9:28 pm
Trasgredire è essenziale e fantastico, ma è tanto più “educativo” quanto più grande è l’effetto che sortisce quando vieni beccato.Penso che Maurizio abbia ragione quando dice che è meglio confrontarsi con qualcosa di nero che con il nulla. Un genitore permissivo, che si fa le canne col figlio, oppure indifferente, lo priva di questa grandissima esperienza, che è la trasgressione! Quanto più permissiva è la famiglia, tanto più grande sarà la cazzata che farai per trasgredire. Il bello della mia prima sigaretta a 14 anni, in gita scolastica, è stata la paura di essere beccati, l’emozione di aver avuto il coraggio di farlo insieme ai pochi eletti coraggiosi! Se fosse stato consentito fumare avremmo cercato un divieto diverso, naturalmente, fumando. Il desiderio di andare a vedere cosa c’è oltre il confine, magari in branco, si sposta insieme allo spostarsi del confine…(come per le leggi di Murphy non vale rendere lecita una cazzata per evitare che venga fatta)
La sola cosa che non comprendo è perchè l’autorità deve essere paterna? Non è una questione di carisma e di capacità personale di darsi delle regole e farle rispettare? E in una coppia, non dovrebbe essere condivisa, come in ogni democrazia, in cui le regole valgono per tutti, e tutti si impegnano per farle rispettare?
Comment by Giuliana — April 4, 2007 @ 10:27 pm
A Marco:
nell’articolo non c’é affatto quest’”accusa ai padri separati”, ma, con ogni evidenza, la contrapposizione tra i falsi padri creati dalla propaganda antipaterna, e il principio paterno e d’autorità, di cui i figli (ma anche le donne), hanno grande nostalgia. Ma leggere quello che è in pagina, e non quello che ci sia aspetta che ci sia, è difficoltà nota, e diffusa. cr
Comment by Redazione — April 5, 2007 @ 7:59 am
Vorrei farle i complimenti per l’art. apparso sul Giornale.Condivido in pieno l’analisi che Lei ha fatto.
Sono un professore di matematica delle scuola superiori.In particolare condivido l’analisi della scuola allo sbando o in generale del sistema educativo ,causato, anche ,da un lato dalla perdita di “palle” da parte degli uomini e dall’altra da una invadenza e arroganza delle donne.Da un anno e mezzo non vedo mia figlia di 12 anni ( che adoro e sempre adorerò) perchè vittima di una cosiddedda PAS ( sindrome di alienazione genitoriale)e che nè il Tribunale dei Minori (tutte donne) nè i Servizi Sociali( tutte donne + 1 dottore frocio)hanno saputo ancora ricomporre e / o arginare.
Sarebbe bello se potesse occuparsene con un art. sul Giornale. Posso naturalmente produrre una ricchissima documentazione.
Comment by Paolo — April 5, 2007 @ 8:04 am
A Giuliana:
è una questione di sistema simbolico, a cui la psiche umana si riferisce nei suoi vissuti e comportamenti. Il principo materno è essenziale nella realazione duale, nell’accudimento e soddisfazione del bisogno, quello paterno nella relazione col mondo, la società, e nell’accettazione dei sacrifici necessari alla crescita. Questo è ciò che presenta l’esame fenomenologico della psiche profonda. Poi, come dico nel pezzo, una donna che abbia ben integrato il principio paterno, può rappresentarlo in modo eccellente, e viceversa. Claudio Risé
Comment by Redazione — April 5, 2007 @ 8:21 am
La nostra è la società del consumo, ma non di beni materiali, bensì della struttura sociale e civile costruita dalle generazioni passate.
Noi non costruiamo più, per questo l’Auctor è un personaggio che abbiamo in odio. Costruire vuol dire fare fatica, rischiare, procrastinare il godimento, investire sul futuro. Si tratti di una impresa o della vita dei propri figli costruire ‘nun è cosa’ meglio consumare.
Per questo si ha in odio chi vuole dotare questo paese di infrastrutture moderne, impianti costituzionali efficienti o indirizzare la formazione dei giovani.
Viviamo nel delirio della fine di un’epoca terrorizzata dal futuro: inquinamento, riscaldamento globale, islam, crisi delle pensioni, concorrenza delle economie asiatiche, crisi del sistema sociale e politico occidentale e che perciò si abbuffa quanto può di quello che c’è, cercando di non vedere l’iceberg verso il quale si sta allegramente andando.
A quando un nuovo Benedetto? O è già arrivato?
Comment by Luigi Borlenghi — April 5, 2007 @ 8:43 am
Per fortuna é già lì. E sta lavorando sodo.
Buona Pasqua !
Claudio
Comment by Redazione — April 5, 2007 @ 8:47 am
Buona Pasqua!
Penso che per qualche giorno staccherò la spina… ma per non farvi annoiare vi elenco sotto qualche articolo interessante, nel caso vi sia sfuggito. Buona Pasqua a tutti e a rileggerci presto. (nel periodo pasquale la possibilità di lasc
Trackback by Gino — April 5, 2007 @ 12:31 pm