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	<title>Comments on: Omosessualità: ideologia o ascolto?</title>
	<link>http://claudiorise.blogsome.com/2007/03/16/omosessualita-ideologia-o-ascolto/</link>
	<description>In viaggio con le ipotesi di lavoro e ricerca di Claudio Risé</description>
	<pubDate>Mon, 06 Oct 2008 21:08:27 +0000</pubDate>
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	<item>
		<title>by: Luca Lucci</title>
		<link>http://claudiorise.blogsome.com/2007/03/16/omosessualita-ideologia-o-ascolto/#comment-1316</link>
		<pubDate>Tue, 22 Apr 2008 08:35:58 +0100</pubDate>
		<guid>http://claudiorise.blogsome.com/2007/03/16/omosessualita-ideologia-o-ascolto/#comment-1316</guid>
					<description>La psichiatria distingue tra omosessualità egosintonica ed egodistonica.
Eppure all'università si insegna ancora che se un omosessuale viene in terapia non è per la sua condizione.</description>
		<content:encoded><![CDATA[	<p>La psichiatria distingue tra omosessualità egosintonica ed egodistonica.<br />
Eppure all&#8217;università si insegna ancora che se un omosessuale viene in terapia non è per la sua condizione.
</p>
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				</item>
	<item>
		<title>by: Matteo</title>
		<link>http://claudiorise.blogsome.com/2007/03/16/omosessualita-ideologia-o-ascolto/#comment-1294</link>
		<pubDate>Fri, 21 Mar 2008 18:15:59 +0000</pubDate>
		<guid>http://claudiorise.blogsome.com/2007/03/16/omosessualita-ideologia-o-ascolto/#comment-1294</guid>
					<description>Tutta la mia stima e riconoscenza per l'articolo.
</description>
		<content:encoded><![CDATA[	<p>Tutta la mia stima e riconoscenza per l&#8217;articolo.
</p>
]]></content:encoded>
				</item>
	<item>
		<title>by: Marco</title>
		<link>http://claudiorise.blogsome.com/2007/03/16/omosessualita-ideologia-o-ascolto/#comment-1100</link>
		<pubDate>Wed, 02 Jan 2008 23:36:36 +0000</pubDate>
		<guid>http://claudiorise.blogsome.com/2007/03/16/omosessualita-ideologia-o-ascolto/#comment-1100</guid>
					<description>Buonasera! mi sono imbattuto assolutamente per caso in questo blog e dopo aver scritto il mio piccolo pezzo di verità lo leggerò meglio e in lungo e in largo. Sono Gay da sempre e posso dire per la mia esperienza di 34 enne che la maggior parte degli omossesuali non ha ssolutamente bisogno di andare in analisi per &quot;cambiare&quot; o &quot;accettare&quot; se stessi bensì il problema sta proprio alla radice di come &quot;vive&quot; e &quot;si vive&quot; il mondo omossesuale anche all interno dei locali, ritrovi o posti di battuage.
A quanto vedo non è l'accettare l'atto sessuale che manca ma proprio il come viverlo; i luoghi d'incontro sono sempre piu buii, pieni di gente silenziosa che attacca bottone solo per &quot;cuccare&quot;, luoghi dove serpeggia sempre una &quot;voce&quot; di diffidenza verso l'altro di un &quot;mordere e fuggere&quot; senza costruzione senza un minimo di signorilità o umanità. Ok non voglio fare di un erba un fascio ne il moralista visto che anchio, per forza di cose, ci vivo mi chiedo in queste condizioni come un uomo possa davvero identificarsi e costruirsi. Un altro esempio sono i gay pride: come posso identificarmi  in una carnevalata simile? perchè non vedo MAI in mezzo a quegli uomini qualcuno che normalmente tiene mano per la mano il proprio compagno? per me un gay pride dovrebbe essere uno &quot;sfilare&quot; di gente comune che solo con lo sguardo dovrebbe far capire al mondo che esiste un mondo diverso, che diano un esempio forte uan via da seguire anche alla mia generazione &quot;eccoci, siamo qui, normalmente speciali, ma siamo come voi&quot;. Purtroppo non sono bravo a scrivere ma secondo me trovare un &quot;ambiente&quot; più &quot;serio&quot; e &quot;normale&quot; potrebbe evitare un sacco di sofferenza a tutti quei gay che non si accettano o chissà quale pozione magica vanno cercando. la psiconalisi o simili lasciamola a chi ha problemi davvero seri, a tutti gli altri fuori i cosi detti a costruire qualcosa anche fosse solo nei 5mq che ci circondano ogni giorno. Scusate se ho divagato ma mi sentivo di scrivere questi pensieri :-)</description>
		<content:encoded><![CDATA[	<p>Buonasera! mi sono imbattuto assolutamente per caso in questo blog e dopo aver scritto il mio piccolo pezzo di verità lo leggerò meglio e in lungo e in largo. Sono Gay da sempre e posso dire per la mia esperienza di 34 enne che la maggior parte degli omossesuali non ha ssolutamente bisogno di andare in analisi per &#8220;cambiare&#8221; o &#8220;accettare&#8221; se stessi bensì il problema sta proprio alla radice di come &#8220;vive&#8221; e &#8220;si vive&#8221; il mondo omossesuale anche all interno dei locali, ritrovi o posti di battuage.<br />
A quanto vedo non è l&#8217;accettare l&#8217;atto sessuale che manca ma proprio il come viverlo; i luoghi d&#8217;incontro sono sempre piu buii, pieni di gente silenziosa che attacca bottone solo per &#8220;cuccare&#8221;, luoghi dove serpeggia sempre una &#8220;voce&#8221; di diffidenza verso l&#8217;altro di un &#8220;mordere e fuggere&#8221; senza costruzione senza un minimo di signorilità o umanità. Ok non voglio fare di un erba un fascio ne il moralista visto che anchio, per forza di cose, ci vivo mi chiedo in queste condizioni come un uomo possa davvero identificarsi e costruirsi. Un altro esempio sono i gay pride: come posso identificarmi  in una carnevalata simile? perchè non vedo MAI in mezzo a quegli uomini qualcuno che normalmente tiene mano per la mano il proprio compagno? per me un gay pride dovrebbe essere uno &#8220;sfilare&#8221; di gente comune che solo con lo sguardo dovrebbe far capire al mondo che esiste un mondo diverso, che diano un esempio forte uan via da seguire anche alla mia generazione &#8220;eccoci, siamo qui, normalmente speciali, ma siamo come voi&#8221;. Purtroppo non sono bravo a scrivere ma secondo me trovare un &#8220;ambiente&#8221; più &#8220;serio&#8221; e &#8220;normale&#8221; potrebbe evitare un sacco di sofferenza a tutti quei gay che non si accettano o chissà quale pozione magica vanno cercando. la psiconalisi o simili lasciamola a chi ha problemi davvero seri, a tutti gli altri fuori i cosi detti a costruire qualcosa anche fosse solo nei 5mq che ci circondano ogni giorno. Scusate se ho divagato ma mi sentivo di scrivere questi pensieri <img src='http://claudiorise.blogsome.com/wp-images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' />
</p>
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				</item>
	<item>
		<title>by: Fabio</title>
		<link>http://claudiorise.blogsome.com/2007/03/16/omosessualita-ideologia-o-ascolto/#comment-495</link>
		<pubDate>Thu, 05 Apr 2007 21:23:12 +0100</pubDate>
		<guid>http://claudiorise.blogsome.com/2007/03/16/omosessualita-ideologia-o-ascolto/#comment-495</guid>
					<description>La questione è essenzialmente una: il terapeuta deve essere preparato, cogliere i segnali e sapere come comportarsi. Non credo che sia legata all'&quot;ideologia omosessuale&quot;; piuttosto al non confondere l'ideologia, sia di destra che di sinistra, e i valori religiosi, con la propria professione. Per fare un esempio, non credo ci sia dubbio alcuno nel condannare una psicoterapeuta come Paola Binetti che definisce l'omosessualità, qualsiasi forma di omosessualità, una patologia. Allo stesso modo in cui sarebbe criticabile uno pischiatra o psicologo che non riconoscesse l'esistenza di alcune forme di omosessualità patologiche.
Ci sono casi di omosessualità, mi viene in mente l'esempio del borderline, che differiscono da una normale e naturale tendenza sessuale, e possono rappresentare un lato disfunzionale. Un serio terapeuta dovrebbe essere in grado già oggi di coglierlo, e aiutare il soggetto non tanto a passare &quot;dall'omosessualità all'eterosessualità&quot;, quanto a ritrovare un ordine dentro sé stesso, qualsiasi sia l'esito. Allo stesso modo, però, deve essere pronto a far emergere l'omosessualità repressa in soggetti che presentino un comportamento prevalentemente eterosessuale benché non lo siano realmente. 
Conosco personalmente due casi di uomini sposati con figli che, pur essendo da sempre consapevoli della propria omosessualità, fin da piccoli (com'è per la maggior parte dei gay), l'hanno rifiutato e &quot;accantonato&quot; sperando di cancellarlo con il tempo; ma è riemerso in tutta la sua forza e oggi non hanno dubbio alcuno nel definirsi NON bisessuali, ma omosessuali tout-court. Si ritrovano entrambi con famiglie sicuramente non felici, non essendo rette sull'amore tra i partner, che probabilmente non è mai esistito.
Questo è l'esito di un'eterosessualità imposta o auto-imposta ad un omosessuale: una famiglia che può essere infelice. Un serio terapeuta se ne dovrebbe rendere conto e aiutare il paziente a trovare la propria strada, fosse anche l'omosessualità in un momento in cui non è stata ancora praticata.</description>
		<content:encoded><![CDATA[	<p>La questione è essenzialmente una: il terapeuta deve essere preparato, cogliere i segnali e sapere come comportarsi. Non credo che sia legata all&#8217;&#8221;ideologia omosessuale&#8221;; piuttosto al non confondere l&#8217;ideologia, sia di destra che di sinistra, e i valori religiosi, con la propria professione. Per fare un esempio, non credo ci sia dubbio alcuno nel condannare una psicoterapeuta come Paola Binetti che definisce l&#8217;omosessualità, qualsiasi forma di omosessualità, una patologia. Allo stesso modo in cui sarebbe criticabile uno pischiatra o psicologo che non riconoscesse l&#8217;esistenza di alcune forme di omosessualità patologiche.<br />
Ci sono casi di omosessualità, mi viene in mente l&#8217;esempio del borderline, che differiscono da una normale e naturale tendenza sessuale, e possono rappresentare un lato disfunzionale. Un serio terapeuta dovrebbe essere in grado già oggi di coglierlo, e aiutare il soggetto non tanto a passare &#8220;dall&#8217;omosessualità all&#8217;eterosessualità&#8221;, quanto a ritrovare un ordine dentro sé stesso, qualsiasi sia l&#8217;esito. Allo stesso modo, però, deve essere pronto a far emergere l&#8217;omosessualità repressa in soggetti che presentino un comportamento prevalentemente eterosessuale benché non lo siano realmente.<br />
Conosco personalmente due casi di uomini sposati con figli che, pur essendo da sempre consapevoli della propria omosessualità, fin da piccoli (com&#8217;è per la maggior parte dei gay), l&#8217;hanno rifiutato e &#8220;accantonato&#8221; sperando di cancellarlo con il tempo; ma è riemerso in tutta la sua forza e oggi non hanno dubbio alcuno nel definirsi NON bisessuali, ma omosessuali tout-court. Si ritrovano entrambi con famiglie sicuramente non felici, non essendo rette sull&#8217;amore tra i partner, che probabilmente non è mai esistito.<br />
Questo è l&#8217;esito di un&#8217;eterosessualità imposta o auto-imposta ad un omosessuale: una famiglia che può essere infelice. Un serio terapeuta se ne dovrebbe rendere conto e aiutare il paziente a trovare la propria strada, fosse anche l&#8217;omosessualità in un momento in cui non è stata ancora praticata.
</p>
]]></content:encoded>
				</item>
	<item>
		<title>by: Redazione</title>
		<link>http://claudiorise.blogsome.com/2007/03/16/omosessualita-ideologia-o-ascolto/#comment-492</link>
		<pubDate>Thu, 05 Apr 2007 15:12:01 +0100</pubDate>
		<guid>http://claudiorise.blogsome.com/2007/03/16/omosessualita-ideologia-o-ascolto/#comment-492</guid>
					<description>Non ho appunto mai detto o scritto queste cose, molto slealmente attribuitemi, e per contestare le quali sono stati lanciati attacchi pesanti (con richieste di interventi dell'Ordine), senza neppure leggere quanto, da molti anni, scrivo in proposito. Quanto a : &quot;Se poi si tratta di un’omosessualità non reale, ma derivante da una qualche forma psicotica o nevrotica, penso che già oggi un terapeuta con un minimo di cervello sappia cosa fare&quot;: vero, o così dovrebbe essere. Ma se si afferma  il diktat: l'omosessuale non va mai preso in terapia, se non per confermarlo nella sua inclinazione&quot;, diventa appunto impossibile ascoltarlo, e vagliare la corrispondenza dell'orientamento sessuale col Sé, o la  sua distonia. La libertà di chiedere la cura, e di offrirla, fa parte delle libertà fondamentali. Altrimenti, anche se ci diciamo liberal, siamo già (o ancora), nazi, o guevaristi. E l'apertura ai gay può diventare di colpo (come sta già un po' accadendo), attacco, mancanza di rispetto, e discriminazione. Claudio Risé</description>
		<content:encoded><![CDATA[	<p>Non ho appunto mai detto o scritto queste cose, molto slealmente attribuitemi, e per contestare le quali sono stati lanciati attacchi pesanti (con richieste di interventi dell&#8217;Ordine), senza neppure leggere quanto, da molti anni, scrivo in proposito. Quanto a : &#8220;Se poi si tratta di un’omosessualità non reale, ma derivante da una qualche forma psicotica o nevrotica, penso che già oggi un terapeuta con un minimo di cervello sappia cosa fare&#8221;: vero, o così dovrebbe essere. Ma se si afferma  il diktat: l&#8217;omosessuale non va mai preso in terapia, se non per confermarlo nella sua inclinazione&#8221;, diventa appunto impossibile ascoltarlo, e vagliare la corrispondenza dell&#8217;orientamento sessuale col Sé, o la  sua distonia. La libertà di chiedere la cura, e di offrirla, fa parte delle libertà fondamentali. Altrimenti, anche se ci diciamo liberal, siamo già (o ancora), nazi, o guevaristi. E l&#8217;apertura ai gay può diventare di colpo (come sta già un po&#8217; accadendo), attacco, mancanza di rispetto, e discriminazione. Claudio Risé
</p>
]]></content:encoded>
				</item>
	<item>
		<title>by: Fabio</title>
		<link>http://claudiorise.blogsome.com/2007/03/16/omosessualita-ideologia-o-ascolto/#comment-489</link>
		<pubDate>Thu, 05 Apr 2007 12:49:06 +0100</pubDate>
		<guid>http://claudiorise.blogsome.com/2007/03/16/omosessualita-ideologia-o-ascolto/#comment-489</guid>
					<description>Che l'omosessualità non esprima sempre gli stessi contenuti psichici è sicuro, ce lo dimostra l'esistenza dei bisessuali, per i quali sicuramente il rapporto omosessuale è qualcosa di diverso rispetto a me, avendo un'alternativa e dunque una prospettiva diversa. Quello che mi ha risposto è condivisibile; l'importante è che non passi il concetto, come invece ho letto in giro rispetto al suo articolo, che &quot;i gay che non vogliono esserlo possono essere aiutati a diventare eterosessuali&quot;; se vivono male la propria inclinazione, e magari sognano una &quot;normalissima&quot; vita eterosessuale, in moltissimi  casi non vanno assecondati, ma aiutati a vivere serenamente l'omosessualità, a scoprirne l'assoluta normalità e naturalezza, a non sentirsi colpevoli visto che non si commette un reato e non si nuoce a terzi. Se poi si tratta di un'omosessualità non reale, ma derivante da una qualche forma psicotica o nevrotica, penso che già oggi un terapeuta con un minimo di cervello sappia cosa fare, non credo che Nicolosi abbia scoperto nulla di particolare.</description>
		<content:encoded><![CDATA[	<p>Che l&#8217;omosessualità non esprima sempre gli stessi contenuti psichici è sicuro, ce lo dimostra l&#8217;esistenza dei bisessuali, per i quali sicuramente il rapporto omosessuale è qualcosa di diverso rispetto a me, avendo un&#8217;alternativa e dunque una prospettiva diversa. Quello che mi ha risposto è condivisibile; l&#8217;importante è che non passi il concetto, come invece ho letto in giro rispetto al suo articolo, che &#8220;i gay che non vogliono esserlo possono essere aiutati a diventare eterosessuali&#8221;; se vivono male la propria inclinazione, e magari sognano una &#8220;normalissima&#8221; vita eterosessuale, in moltissimi  casi non vanno assecondati, ma aiutati a vivere serenamente l&#8217;omosessualità, a scoprirne l&#8217;assoluta normalità e naturalezza, a non sentirsi colpevoli visto che non si commette un reato e non si nuoce a terzi. Se poi si tratta di un&#8217;omosessualità non reale, ma derivante da una qualche forma psicotica o nevrotica, penso che già oggi un terapeuta con un minimo di cervello sappia cosa fare, non credo che Nicolosi abbia scoperto nulla di particolare.
</p>
]]></content:encoded>
				</item>
	<item>
		<title>by: Redazione</title>
		<link>http://claudiorise.blogsome.com/2007/03/16/omosessualita-ideologia-o-ascolto/#comment-485</link>
		<pubDate>Thu, 05 Apr 2007 08:40:05 +0100</pubDate>
		<guid>http://claudiorise.blogsome.com/2007/03/16/omosessualita-ideologia-o-ascolto/#comment-485</guid>
					<description>Il terapeuta non deve mai forzare, né verso l'accettazione, né verso il rifiuto. Di questo io sono convinto, e Nicolosi lo afferma più volte. Il comportamento omosessuale, inoltre, non esprime sempre gli stessi contenuti psichici:ogni persona è diversa, ed il terapeuta deve riconoscere questa diversità. Per questo parlo molto di &quot;ascolto&quot;. Per chi, come lei, &quot;l’omosessualità non è una condizione accidentale,   bensì qualcosa di profondamente radicato nella propria natura, nel carattere, nell’essenza stessa dell’individuo&quot;, l'ascolto terapeutico metterà in luce appunto questo, e quindi l'inutilità e il danno di un intervento che punti ad una trasformazione. Per i moltissimi invece   (magari abusati, adolescenti,bisessuali), che presentino una non corrispondenza tra questo comportamento ed il Sé profondo della personalità, lì l'intervento, se richiesto e  fortemente motivato, è molto opportuno. Claudio Risé</description>
		<content:encoded><![CDATA[	<p>Il terapeuta non deve mai forzare, né verso l&#8217;accettazione, né verso il rifiuto. Di questo io sono convinto, e Nicolosi lo afferma più volte. Il comportamento omosessuale, inoltre, non esprime sempre gli stessi contenuti psichici:ogni persona è diversa, ed il terapeuta deve riconoscere questa diversità. Per questo parlo molto di &#8220;ascolto&#8221;. Per chi, come lei, &#8220;l’omosessualità non è una condizione accidentale,   bensì qualcosa di profondamente radicato nella propria natura, nel carattere, nell’essenza stessa dell’individuo&#8221;, l&#8217;ascolto terapeutico metterà in luce appunto questo, e quindi l&#8217;inutilità e il danno di un intervento che punti ad una trasformazione. Per i moltissimi invece   (magari abusati, adolescenti,bisessuali), che presentino una non corrispondenza tra questo comportamento ed il Sé profondo della personalità, lì l&#8217;intervento, se richiesto e  fortemente motivato, è molto opportuno. Claudio Risé
</p>
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				</item>
	<item>
		<title>by: Fabio</title>
		<link>http://claudiorise.blogsome.com/2007/03/16/omosessualita-ideologia-o-ascolto/#comment-479</link>
		<pubDate>Wed, 04 Apr 2007 23:02:16 +0100</pubDate>
		<guid>http://claudiorise.blogsome.com/2007/03/16/omosessualita-ideologia-o-ascolto/#comment-479</guid>
					<description>Risé scrive: &quot;Sono loro che, molto spesso, presentano il proprio orientamento sessuale come un disagio insopportabile&quot;. La risposta non è aggravare questo loro disagio e senso di colpa per l'omosessualità; è aiutarli ad accettarsi per quello che sono, perché non c'è motivo di provare disagio se non si nuoce ad altri, se non si commettono reati, se si ama. Se provano attrazione per persone dello stesso sesso, condizione che sicuramente non hanno &quot;scelto&quot;, il problema non è quello che li attrae, ma il motivo per cui si sentono a disagio... Mi sembra molto semplice. Una persona come me, che da sempre è omosessuale e che sa dunque che l'omosessualità non è una condizione accidentale, qualcosa da cui si possa &quot;entrare e uscire&quot;, un capriccio, una fantasia distorta, bensì qualcosa di profondamente radicato nella propria natura, nel carattere, nell'essenza stessa dell'individuo omosessuale, non può far altro che chiedersi: se in passato, quando non mi accettavo, qualcuno mi avesse preso sul serio e invece di aiutarmi a vivere serenamente la mia omosessualità mi avesse rinforzato in questo senso di colpa, avesse dato retta alle mie richieste e tentato di &quot;curarmi&quot;, cosa ne avrei ottenuto, se non anni di tormenti ancora più gravi, di sensi di colpa ingiustificati (sarà banale ma l'amore non è mai qualcosa di cattivo, negativo, condannabile), di rifiuto di me stesso?
Per questo le posizioni di Nicolosi sono, come afferma la psichiatria americana ufficiale, non solo sbagliate ma pericolose e dannose, possono solo aggravare l'autodistruttività di tanti omosessuali che per colpa del pregiudizio sociale (non raccontiamoci favole, non è certo qualcosa di superato, le battute, gli insulti verso gli omosessuali, le forme di esaltazione dell'eterosessualità, con continui riferimenti alle femmine, a quanto si è maschi ecc sono qualcosa a cui ogni gay è sottoposto quotidianamente) vivono male, si sentono soli, e corrono il rischio di finire nelle mani di qualche psichiatra integralista religioso che non vuole altro che aggravare questa solitudine, spingere il &quot;deviato&quot; (come ci definisce il Papa) ai margini della società. La psichiatria di Nicolosi, che dichiaratamente si ispira ai valori religiosi, è sicuramente in linea con il Vaticano e con gli attacchi di Ratzinger agli amori &quot;deboli e anormali&quot;, ma non è certo un bene per il paziente.</description>
		<content:encoded><![CDATA[	<p>Risé scrive: &#8220;Sono loro che, molto spesso, presentano il proprio orientamento sessuale come un disagio insopportabile&#8221;. La risposta non è aggravare questo loro disagio e senso di colpa per l&#8217;omosessualità; è aiutarli ad accettarsi per quello che sono, perché non c&#8217;è motivo di provare disagio se non si nuoce ad altri, se non si commettono reati, se si ama. Se provano attrazione per persone dello stesso sesso, condizione che sicuramente non hanno &#8220;scelto&#8221;, il problema non è quello che li attrae, ma il motivo per cui si sentono a disagio&#8230; Mi sembra molto semplice. Una persona come me, che da sempre è omosessuale e che sa dunque che l&#8217;omosessualità non è una condizione accidentale, qualcosa da cui si possa &#8220;entrare e uscire&#8221;, un capriccio, una fantasia distorta, bensì qualcosa di profondamente radicato nella propria natura, nel carattere, nell&#8217;essenza stessa dell&#8217;individuo omosessuale, non può far altro che chiedersi: se in passato, quando non mi accettavo, qualcuno mi avesse preso sul serio e invece di aiutarmi a vivere serenamente la mia omosessualità mi avesse rinforzato in questo senso di colpa, avesse dato retta alle mie richieste e tentato di &#8220;curarmi&#8221;, cosa ne avrei ottenuto, se non anni di tormenti ancora più gravi, di sensi di colpa ingiustificati (sarà banale ma l&#8217;amore non è mai qualcosa di cattivo, negativo, condannabile), di rifiuto di me stesso?<br />
Per questo le posizioni di Nicolosi sono, come afferma la psichiatria americana ufficiale, non solo sbagliate ma pericolose e dannose, possono solo aggravare l&#8217;autodistruttività di tanti omosessuali che per colpa del pregiudizio sociale (non raccontiamoci favole, non è certo qualcosa di superato, le battute, gli insulti verso gli omosessuali, le forme di esaltazione dell&#8217;eterosessualità, con continui riferimenti alle femmine, a quanto si è maschi ecc sono qualcosa a cui ogni gay è sottoposto quotidianamente) vivono male, si sentono soli, e corrono il rischio di finire nelle mani di qualche psichiatra integralista religioso che non vuole altro che aggravare questa solitudine, spingere il &#8220;deviato&#8221; (come ci definisce il Papa) ai margini della società. La psichiatria di Nicolosi, che dichiaratamente si ispira ai valori religiosi, è sicuramente in linea con il Vaticano e con gli attacchi di Ratzinger agli amori &#8220;deboli e anormali&#8221;, ma non è certo un bene per il paziente.
</p>
]]></content:encoded>
				</item>
	<item>
		<title>by: Redazione</title>
		<link>http://claudiorise.blogsome.com/2007/03/16/omosessualita-ideologia-o-ascolto/#comment-443</link>
		<pubDate>Tue, 27 Mar 2007 15:19:28 +0100</pubDate>
		<guid>http://claudiorise.blogsome.com/2007/03/16/omosessualita-ideologia-o-ascolto/#comment-443</guid>
					<description>O.K. ( Ma non è detto che il tipo  si convinca. I pre/giudizi sono durissimi a morire! ). Buon lavoro! Claudio</description>
		<content:encoded><![CDATA[	<p>O.K. ( Ma non è detto che il tipo  si convinca. I pre/giudizi sono durissimi a morire! ). Buon lavoro! Claudio
</p>
]]></content:encoded>
				</item>
	<item>
		<title>by: Riccardo</title>
		<link>http://claudiorise.blogsome.com/2007/03/16/omosessualita-ideologia-o-ascolto/#comment-441</link>
		<pubDate>Mon, 26 Mar 2007 21:18:09 +0100</pubDate>
		<guid>http://claudiorise.blogsome.com/2007/03/16/omosessualita-ideologia-o-ascolto/#comment-441</guid>
					<description>Salve Risè, 
il post forse è un po' vecchio, può anche essere che non mi risponderai.
Volevo dirti che sono contento di quello che ho trovato scritto perchè così ha un senso. Devi sapere che io sono al secondo anno della LI.S.T.A., quando mi sono iscritto l'ho fatto anche perchè pensavo di trovarti come docente, ma così non è stato. Seguo il tuo blog ed ho letto lo confesso un solo tuo libro, &quot;il padre l'assente inaccettabile&quot;, però l'ho trovato molto affascinante. Scusa il dilungamento, arrivo al punto: Due settimane fà alezione è arrivato uno studente dicendo che &quot;Risè&quot; ha dichiarato: &quot;gli omosessuali sono da curare&quot;. Subito ho incassato, poi ho partecipato al discorso dicendo che non era possibile questa cosa... sono felice di aver avuto ragione...
Stamperò l'articolo e lo porterò a scuola Venerdì se non le spiace, per farlo leggere a chi di dovere..
Cari saluti....</description>
		<content:encoded><![CDATA[	<p>Salve Risè,<br />
il post forse è un po&#8217; vecchio, può anche essere che non mi risponderai.<br />
Volevo dirti che sono contento di quello che ho trovato scritto perchè così ha un senso. Devi sapere che io sono al secondo anno della LI.S.T.A., quando mi sono iscritto l&#8217;ho fatto anche perchè pensavo di trovarti come docente, ma così non è stato. Seguo il tuo blog ed ho letto lo confesso un solo tuo libro, &#8220;il padre l&#8217;assente inaccettabile&#8221;, però l&#8217;ho trovato molto affascinante. Scusa il dilungamento, arrivo al punto: Due settimane fà alezione è arrivato uno studente dicendo che &#8220;Risè&#8221; ha dichiarato: &#8220;gli omosessuali sono da curare&#8221;. Subito ho incassato, poi ho partecipato al discorso dicendo che non era possibile questa cosa&#8230; sono felice di aver avuto ragione&#8230;<br />
Stamperò l&#8217;articolo e lo porterò a scuola Venerdì se non le spiace, per farlo leggere a chi di dovere..<br />
Cari saluti&#8230;.
</p>
]]></content:encoded>
				</item>
	<item>
		<title>by: Giuliana</title>
		<link>http://claudiorise.blogsome.com/2007/03/16/omosessualita-ideologia-o-ascolto/#comment-430</link>
		<pubDate>Wed, 21 Mar 2007 21:55:33 +0000</pubDate>
		<guid>http://claudiorise.blogsome.com/2007/03/16/omosessualita-ideologia-o-ascolto/#comment-430</guid>
					<description>Condivido pienamente l'osservazione di Fran!
Secoli di discussioni sul libero arbitrio, e adesso un branco di incapaci ignoranti credono di liquidare tutto convincendo la massa di essere &quot;vittima&quot; di una condizione sociale, genetica, storica e mai libera davvero di scegliere! Ho letto una cosa bellissima, ma non ricordo dove: un modo di bloccare la realtà e rendere impossibile il cambiamento è sostantivare i verbi. Ad esempio: se io fumo, posso tranquillamente scegliere di fumare o di non fumare. Se io sono un fumatore, non posso cambiare nulla... Forse non dovremmo sostantivare le azioni...forse provare attrazione in un preciso momento per un preciso individuo, del nostro o dell'altro sesso, non fa di noi eterosessuali o gay...ci fa star male, o bene, ma non è necessario fossilizzarci addosso gli eventi per poter trovare un'identità...o no? scegliamo sempre, giorno dopo giorno, e possiamo cambiare in ogni istante della nostra vita, perchè in fondo anche Dio non è un sostantivo ma un verbo (questo lo scrive Pavic)...

Giuliana</description>
		<content:encoded><![CDATA[	<p>Condivido pienamente l&#8217;osservazione di Fran!<br />
Secoli di discussioni sul libero arbitrio, e adesso un branco di incapaci ignoranti credono di liquidare tutto convincendo la massa di essere &#8220;vittima&#8221; di una condizione sociale, genetica, storica e mai libera davvero di scegliere! Ho letto una cosa bellissima, ma non ricordo dove: un modo di bloccare la realtà e rendere impossibile il cambiamento è sostantivare i verbi. Ad esempio: se io fumo, posso tranquillamente scegliere di fumare o di non fumare. Se io sono un fumatore, non posso cambiare nulla&#8230; Forse non dovremmo sostantivare le azioni&#8230;forse provare attrazione in un preciso momento per un preciso individuo, del nostro o dell&#8217;altro sesso, non fa di noi eterosessuali o gay&#8230;ci fa star male, o bene, ma non è necessario fossilizzarci addosso gli eventi per poter trovare un&#8217;identità&#8230;o no? scegliamo sempre, giorno dopo giorno, e possiamo cambiare in ogni istante della nostra vita, perchè in fondo anche Dio non è un sostantivo ma un verbo (questo lo scrive Pavic)&#8230;</p>
	<p>Giuliana
</p>
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				</item>
	<item>
		<title>by: Redazione</title>
		<link>http://claudiorise.blogsome.com/2007/03/16/omosessualita-ideologia-o-ascolto/#comment-426</link>
		<pubDate>Tue, 20 Mar 2007 17:13:47 +0000</pubDate>
		<guid>http://claudiorise.blogsome.com/2007/03/16/omosessualita-ideologia-o-ascolto/#comment-426</guid>
					<description>E' questa fissità dell'idea di &quot;condizione&quot; che è inquietante. Sembra che il movimento individuale, e la trasformazione (anche collettiva), che ingenera non sia contemplata. Ma questo è già totalitarismo, o gli assomiglia molto,  Claudio</description>
		<content:encoded><![CDATA[	<p>E&#8217; questa fissità dell&#8217;idea di &#8220;condizione&#8221; che è inquietante. Sembra che il movimento individuale, e la trasformazione (anche collettiva), che ingenera non sia contemplata. Ma questo è già totalitarismo, o gli assomiglia molto,  Claudio
</p>
]]></content:encoded>
				</item>
	<item>
		<title>by: Fran</title>
		<link>http://claudiorise.blogsome.com/2007/03/16/omosessualita-ideologia-o-ascolto/#comment-425</link>
		<pubDate>Tue, 20 Mar 2007 16:53:21 +0000</pubDate>
		<guid>http://claudiorise.blogsome.com/2007/03/16/omosessualita-ideologia-o-ascolto/#comment-425</guid>
					<description>C'è molto da leggere e molto da riflettere. Per riflettere bisogna anche tacere. A volte al contrario la sensazione è quella di un latrare fobico da parte di chi affida la propria identità all'aderire ad un &quot;orgoglio&quot;. 
Ci sono verità palesi che però se ne stanno lì sul groppo pronte per essere dette. Sono profezie che non si esprimono per non generare scandalo e ulteriore latrare. Ora, lo scandalo va generato.
Come ad esempio ammettere quanto di assolutista e violento ci sia nella divulgazione dell'immaginario (non dico l'orientamento) gay sul nostro occidente sterile. Quanto anche però esprime (in forme deviate e in vicoli ciechi) il desiderio angoscioso di ritorno del Fallo.
Chi ha paura di cambiare resti pure a sfilare e a latrare ma lasci cercare chi è in ricerca.
Alla radio ho poi sentito un bel ragionamento: la differenza tra la condanna biblica degli atti omosessuali e la nostra cultura sta appunto nella categoria della &quot;condizione&quot;: l'uomo biblico percepiva e giudicava l'agire proprio e altrui come risultato di scelte sempre poste di fronte all'alternativa, l'uomo moderno invece è &quot;in una condizione&quot;, che civilmente va accettata così come è (ovvero come è dettata).
Questo intrupparsi in una immagine di sé condivisa e unica per tutti, quindi non corporea, non aderente al sé che è sempre diverso e personale è una rassicurante protezione dal mutamento, un profilattico mentale. Un idolo, si direbbe.
Che non sia anche una trappola mortale?
Buon lavoro a tutti,
Fran</description>
		<content:encoded><![CDATA[	<p>C&#8217;è molto da leggere e molto da riflettere. Per riflettere bisogna anche tacere. A volte al contrario la sensazione è quella di un latrare fobico da parte di chi affida la propria identità all&#8217;aderire ad un &#8220;orgoglio&#8221;.<br />
Ci sono verità palesi che però se ne stanno lì sul groppo pronte per essere dette. Sono profezie che non si esprimono per non generare scandalo e ulteriore latrare. Ora, lo scandalo va generato.<br />
Come ad esempio ammettere quanto di assolutista e violento ci sia nella divulgazione dell&#8217;immaginario (non dico l&#8217;orientamento) gay sul nostro occidente sterile. Quanto anche però esprime (in forme deviate e in vicoli ciechi) il desiderio angoscioso di ritorno del Fallo.<br />
Chi ha paura di cambiare resti pure a sfilare e a latrare ma lasci cercare chi è in ricerca.<br />
Alla radio ho poi sentito un bel ragionamento: la differenza tra la condanna biblica degli atti omosessuali e la nostra cultura sta appunto nella categoria della &#8220;condizione&#8221;: l&#8217;uomo biblico percepiva e giudicava l&#8217;agire proprio e altrui come risultato di scelte sempre poste di fronte all&#8217;alternativa, l&#8217;uomo moderno invece è &#8220;in una condizione&#8221;, che civilmente va accettata così come è (ovvero come è dettata).<br />
Questo intrupparsi in una immagine di sé condivisa e unica per tutti, quindi non corporea, non aderente al sé che è sempre diverso e personale è una rassicurante protezione dal mutamento, un profilattico mentale. Un idolo, si direbbe.<br />
Che non sia anche una trappola mortale?<br />
Buon lavoro a tutti,<br />
Fran
</p>
]]></content:encoded>
				</item>
	<item>
		<title>by: Phastidio.net</title>
		<link>http://claudiorise.blogsome.com/2007/03/16/omosessualita-ideologia-o-ascolto/#comment-424</link>
		<pubDate>Tue, 20 Mar 2007 15:15:59 +0000</pubDate>
		<guid>http://claudiorise.blogsome.com/2007/03/16/omosessualita-ideologia-o-ascolto/#comment-424</guid>
					<description>&lt;strong&gt;La risposta di Claudio Risé&lt;/strong&gt;

&amp;#8230;alle nostre domande potete leggerla qui. Potete consentire o dissentire da essa, ovviamente. Noi un&amp;#8217;idea ce la siamo fatta, ma non la esporremo per non indurre bias in alcuno. Il nostro obiettivo prioritario, come dichiarato nel post prece...</description>
		<content:encoded><![CDATA[	<p><strong>La risposta di Claudio Risé</strong></p>
	<p>&#8230;alle nostre domande potete leggerla qui. Potete consentire o dissentire da essa, ovviamente. Noi un&#8217;idea ce la siamo fatta, ma non la esporremo per non indurre bias in alcuno. Il nostro obiettivo prioritario, come dichiarato nel post prece&#8230;
</p>
]]></content:encoded>
				</item>
	<item>
		<title>by: Redazione</title>
		<link>http://claudiorise.blogsome.com/2007/03/16/omosessualita-ideologia-o-ascolto/#comment-423</link>
		<pubDate>Tue, 20 Mar 2007 09:39:45 +0000</pubDate>
		<guid>http://claudiorise.blogsome.com/2007/03/16/omosessualita-ideologia-o-ascolto/#comment-423</guid>
					<description>Caro Phastidio, il tuo è un intervento serio, e per risponderti occorrerebbero molte pagine. Sceglierò un paio di punti che mi stanno a cuore, su cui mi interpelli. Uno è quello della trasformazione. 
E’ una delle questioni che più mi affascinano del mio lavoro, e ricerca. L’uomo non è, una volta per tutte, ma diventa. Basta guardarlo: si modifica in continuazione, fisicamente, psicologicamente, e spiritualmente, da quando nasce a quando muore. Chi guida questo movimento trasformativo? Se ci si pone da un punto di vista politico, si penserà al potere, i condizionamenti sociali, il modello di cultura dominante, con le sue filìe, o fobìe. Se ci si pone dal punto di vista della psicologia del profondo, si incontra (molto empiricamente, nel lavoro d’analisi), un Sé profondo, centro complessivo della personalità conscia e inconscia, che tende a guidare questo cambiamento, per realizzarsi. (Di questa vicenda, abbastanza complessa, anche se non incomprensibile, ho parlato in quasi tutti i miei libri).
Se le istanze del Sé vengono accolte, l’individuo vivrà la sua vita, e godrà di un certo equilibrio , magari drammatico (può darsi che Quattrocchi, quello di “Così muore un Italiano”, fosse in accordo col suo Sé). Se invece la persona vive sotto una serie di pressioni esterne, per esempio l’omofobia, ma anche il politically correct ( con i suoi innumerevoli tic, fobie e divieti),  vivrà una vita solo parzialmente sua, e questo inciderà sul suo senso di realizzazione, e, ultimamente, sulla sua felicità. Molte psicoterapie contemporanee sono “adattative”, perché cercano di “aggiustare” le tue aspirazioni sostanzialmente al modello culturale dominante. In questo non c’è niente di male: un individuo “adattato” vive - fino a un certo punto- meglio di un dis/adattato. La psicologia del profondo però, soprattutto junghiana, o postfreudiana, col suo concetto di Sé come motore dello sviluppo psichico, non è programmaticamente “adattativa”, perché ascolta (attraverso i materiali dell’inconscio: sogni e produzioni creative), soprattutto il Sé (promuovendo, quando è possibilile, quello che Jung chiamava un “processo di individuazione”, attraverso il quale la persona diventa ciò che è. Questo processo può chiedere al manager di mollare il secchio, e fare il monaco di clausura, o al sindacalista di lasciar perdere e darsi alla finanza, che è sempre stata la sua segreta passione. L’unico individuo che l’analisi del profondo, secondo questi liberal d’accatto che si sono manifestati anche in questa polemica, non deve ascoltare ed aiutare a trovare sé stesso è l’omosessuale. Perché è determinato da un gene? Ma non è vero. Perché è gaio? Ma se viene in terapia è perché non lo è affatto. Ma di questo abbiamo già parlato.
L’altro punto che mi sottoponi: la questione religiosa. Il Sé c’entra con questo, perché è parte non solo dell’inconscio personale, ma anche di quello collettivo, e spesso si presenta con immagini, e simboli, religiosi. Non necessariamente cattolici, ma religiosi. E’ proprio il Sé,  e non l’Io, attivo nel campo della coscienza,  secondo Jung, a consentire la trasformazione, perché contiene la forza trasformativa collettiva  delle grandi esperienze religiose, attraverso le quali l’uomo ha cercato di realizzare sé stesso. In effetti, come ho osservato, in certe situazioni normalmente intrasformabili (l’alcoolismo, e la maggior parte delle dipendenze), l’attivazione del Sé, già in analisi, ma poi calata in esperienze religiose di gruppo, riesce a rompere comportamenti coatti che  altrimenti sembrano invincibili. 
La mia posizione personale però, come terapeuta, si ferma prima. A me interessa attivare la relazione tra l’Io, la coscienza del soggetto, e la potente spinta del suo Sé, che spinge verso la realizzazione del suo destino, di cui io in partenza non so nulla. Non influenzo nulla (se non per preservarne - nei limiti del possibile - la vita, le potenzialità affettive e cognitive), lascio che il Sé – quando si è manifestato - conduca il processo, certo accompagnando l’analizzando nell’evitare abbagli, e contrastare resistenze. Per questo  non prendo in analisi persone che vogliono uscire dall’omosessualità: lì c’è già una direzione definita, che riguarda la sfera dell’Io, il campo della coscienza, e che interpella fino a un certo punto quello dell’inconscio (quello che a me interessa di più, e nel quale ritengo di essere più utile). Queste persone le invio ai preziosi terapeuti del Narth, che sono onesti e preparati in questo lavoro di liberazione da un condizionamento precedente (spesso un abuso, sempre una precisa struttura familiare, con padre assente o svalutato), ma che pone un limite preciso alla trasformazione.  Anche questa infatti, la terapia “riparativa” di Nicolosi, è una terapia di adattamento, che aiuta la persona e realizzare degli obiettivi che la sua coscienza giustamente ritiene importanti nella vita.  E’ un’esperienza importante, particolarmente utile oggi quando molte persone finiscono per adottare comportamenti omosessuali per  vari condizionamenti sociali e culturali, mettendo l’Io in una posizione di distonia, di conflitto, verso questo orientamento sessuale acquisito. E che quindi, (come ha ricordato il dott. Marchesini in un precedente comment al relativo post sul mio blog), il DSM IV ritiene opportuno venga curata. Ho promosso  la pubblicazione del libro di Nicolosi “Oltre l’Omosessualità”, perché ritengo questo approccio (con i limiti di ogni azione terapeutica), di grande utilità, oggi.
 La mia posizione personale, tuttavia, sulla questione della trasformazione, della sua origine, e della fondamentale libertà che ispira un soggetto ed un terapeuta in grado di affidarvisi completamente, è ancora diversa. E, poiché me l’hai seriamente chiesto, seriamente (spero comprensibilmente) ti ho risposto.
Claudio Risé</description>
		<content:encoded><![CDATA[	<p>Caro Phastidio, il tuo è un intervento serio, e per risponderti occorrerebbero molte pagine. Sceglierò un paio di punti che mi stanno a cuore, su cui mi interpelli. Uno è quello della trasformazione.<br />
E’ una delle questioni che più mi affascinano del mio lavoro, e ricerca. L’uomo non è, una volta per tutte, ma diventa. Basta guardarlo: si modifica in continuazione, fisicamente, psicologicamente, e spiritualmente, da quando nasce a quando muore. Chi guida questo movimento trasformativo? Se ci si pone da un punto di vista politico, si penserà al potere, i condizionamenti sociali, il modello di cultura dominante, con le sue filìe, o fobìe. Se ci si pone dal punto di vista della psicologia del profondo, si incontra (molto empiricamente, nel lavoro d’analisi), un Sé profondo, centro complessivo della personalità conscia e inconscia, che tende a guidare questo cambiamento, per realizzarsi. (Di questa vicenda, abbastanza complessa, anche se non incomprensibile, ho parlato in quasi tutti i miei libri).<br />
Se le istanze del Sé vengono accolte, l’individuo vivrà la sua vita, e godrà di un certo equilibrio , magari drammatico (può darsi che Quattrocchi, quello di “Così muore un Italiano”, fosse in accordo col suo Sé). Se invece la persona vive sotto una serie di pressioni esterne, per esempio l’omofobia, ma anche il politically correct ( con i suoi innumerevoli tic, fobie e divieti),  vivrà una vita solo parzialmente sua, e questo inciderà sul suo senso di realizzazione, e, ultimamente, sulla sua felicità. Molte psicoterapie contemporanee sono “adattative”, perché cercano di “aggiustare” le tue aspirazioni sostanzialmente al modello culturale dominante. In questo non c’è niente di male: un individuo “adattato” vive - fino a un certo punto- meglio di un dis/adattato. La psicologia del profondo però, soprattutto junghiana, o postfreudiana, col suo concetto di Sé come motore dello sviluppo psichico, non è programmaticamente “adattativa”, perché ascolta (attraverso i materiali dell’inconscio: sogni e produzioni creative), soprattutto il Sé (promuovendo, quando è possibilile, quello che Jung chiamava un “processo di individuazione”, attraverso il quale la persona diventa ciò che è. Questo processo può chiedere al manager di mollare il secchio, e fare il monaco di clausura, o al sindacalista di lasciar perdere e darsi alla finanza, che è sempre stata la sua segreta passione. L’unico individuo che l’analisi del profondo, secondo questi liberal d’accatto che si sono manifestati anche in questa polemica, non deve ascoltare ed aiutare a trovare sé stesso è l’omosessuale. Perché è determinato da un gene? Ma non è vero. Perché è gaio? Ma se viene in terapia è perché non lo è affatto. Ma di questo abbiamo già parlato.<br />
L’altro punto che mi sottoponi: la questione religiosa. Il Sé c’entra con questo, perché è parte non solo dell’inconscio personale, ma anche di quello collettivo, e spesso si presenta con immagini, e simboli, religiosi. Non necessariamente cattolici, ma religiosi. E’ proprio il Sé,  e non l’Io, attivo nel campo della coscienza,  secondo Jung, a consentire la trasformazione, perché contiene la forza trasformativa collettiva  delle grandi esperienze religiose, attraverso le quali l’uomo ha cercato di realizzare sé stesso. In effetti, come ho osservato, in certe situazioni normalmente intrasformabili (l’alcoolismo, e la maggior parte delle dipendenze), l’attivazione del Sé, già in analisi, ma poi calata in esperienze religiose di gruppo, riesce a rompere comportamenti coatti che  altrimenti sembrano invincibili.<br />
La mia posizione personale però, come terapeuta, si ferma prima. A me interessa attivare la relazione tra l’Io, la coscienza del soggetto, e la potente spinta del suo Sé, che spinge verso la realizzazione del suo destino, di cui io in partenza non so nulla. Non influenzo nulla (se non per preservarne - nei limiti del possibile - la vita, le potenzialità affettive e cognitive), lascio che il Sé – quando si è manifestato - conduca il processo, certo accompagnando l’analizzando nell’evitare abbagli, e contrastare resistenze. Per questo  non prendo in analisi persone che vogliono uscire dall’omosessualità: lì c’è già una direzione definita, che riguarda la sfera dell’Io, il campo della coscienza, e che interpella fino a un certo punto quello dell’inconscio (quello che a me interessa di più, e nel quale ritengo di essere più utile). Queste persone le invio ai preziosi terapeuti del Narth, che sono onesti e preparati in questo lavoro di liberazione da un condizionamento precedente (spesso un abuso, sempre una precisa struttura familiare, con padre assente o svalutato), ma che pone un limite preciso alla trasformazione.  Anche questa infatti, la terapia “riparativa” di Nicolosi, è una terapia di adattamento, che aiuta la persona e realizzare degli obiettivi che la sua coscienza giustamente ritiene importanti nella vita.  E’ un’esperienza importante, particolarmente utile oggi quando molte persone finiscono per adottare comportamenti omosessuali per  vari condizionamenti sociali e culturali, mettendo l’Io in una posizione di distonia, di conflitto, verso questo orientamento sessuale acquisito. E che quindi, (come ha ricordato il dott. Marchesini in un precedente comment al relativo post sul mio blog), il DSM IV ritiene opportuno venga curata. Ho promosso  la pubblicazione del libro di Nicolosi “Oltre l’Omosessualità”, perché ritengo questo approccio (con i limiti di ogni azione terapeutica), di grande utilità, oggi.<br />
 La mia posizione personale, tuttavia, sulla questione della trasformazione, della sua origine, e della fondamentale libertà che ispira un soggetto ed un terapeuta in grado di affidarvisi completamente, è ancora diversa. E, poiché me l’hai seriamente chiesto, seriamente (spero comprensibilmente) ti ho risposto.<br />
Claudio Risé
</p>
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