Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 26 febbraio 2007

Quanto conta l’esempio dei potenti (politici, miliardari, star), per lo sviluppo di pensieri e passioni positive tra la gente? La risposta è la stessa, da millenni: conta moltissimo. Il gesto del potente è “esemplare”. Qualsiasi esso sia viene vissuto come indicazione ed esempio di comportamento da innumerevoli persone. Che dire allora di due deputati che su un treno di lusso azzuffano fisicamente e verbalmente, con insulti e oscenità, mettendo in imbarazzo i malcapitati presenti?
E che, più tardi, finiscono con lo sconcertare tutti i cittadini, cui naturalmente l’episodio viene riferito dai media? Si tratta, come i lettori avranno capito, della rissa (sul treno che li riportava a casa) tra il segretario del Pdci toscano, Nino Frosini, e il senatore Nicola Rossi, ex Pdci anche lui, la cui astensione aveva contribuito al tracollo del governo Prodi. Rossi dice di aver ricevuto “un cazzottone in faccia”, Frosini di aver dato un buffetto. Il dialogo, comunque, gridato tra le poltone dell’Eurostar, e raccolto dai cronisti dei giornali, è di quelli che si colgono nelle risse stradali pesanti, tra interlocutori di misera educazione.
Di quelli che, nelle scuole permissive di oggi, costano dall’espulsione dalla classe a un giorno di sospensione. Il Preside dei due contendenti, vale a dire Oliviero Diliberto, segretario del partito cui entrambi fanno riferimento, il Pdci, ha detto di “comprendere l’arrabbiatura di molti nostri compagni”. Secondo altre fonti avrebbe invece commentato che “avevano già cominciato a fargli (a Rossi) capire la lezione”. Del resto lui stesso si era comunque espresso, poco tempo fa, sulla funzione dell’odio nella lotta politica.
I deputati sono i nostri rappresentanti. Quelli della maggioranza poi, cui appartenevano i due, ci governano. Sono, quindi, anche i nostri “capi”. Allora, però, come farà un insegnante a far capire agli allievi che non devono gridarsi: “pezzo di merda”, e “coglione”, e, naturalmente, non prendersi a cazzotti, se a fare così sono, su un treno e davanti ai cittadini, due onorevoli deputati, membri della maggioranza che governa il paese? Non potrà farlo.
Gli educatori in questo paese hanno una missione impossibile. In buona parte perché molti capi di questo stesso paese sono psicologicamente maleducati. Non è problema di manierismo, o moralismo. La forza delle passioni distruttive, infatti (come l’odio appunto), richiede, per essere contenuta, un modello culturale che la condanni e la metta al bando senza mezzi termini. E senza doppie misure politicamente corrette.
Non è sensato che una persona che usa quelle stesse espressioni verso un nero vada in galera per razzismo, mentre un deputato che le usa per un altro passeggero del suo treno, torni tranquillamente a casa, tra i plausi dei superiori.
Il cittadino, a partire dalla giovinezza, ha bisogno di imparare che l’odio e il disprezzo per ogni altra persona umana va contenuto, e trasformato in sentimenti più spendibili e utili socialmente (per esempio uno stile di comportamento diverso da quello della persona odiata). In questo sforzo di riconoscimento, contenimento e trasformazione delle proprie pulsioni, l’esempio da parte delle persone più in vista socialmente è determinante. E quello dei reggitori politici del tutto decisivo.
Da questo punto di vista, la caduta di stile e di valori personali dimostrata da questi due deputati che facevano parte della sua maggioranza, non è cosa diversa, o estranea alla caduta (poche ore prima) del loro governo di riferimento. Chi non sa governare se stesso, non può certo governare un Paese.