Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 5 febbraio 2007

Qual è il significato psicologico del corteggiamento? Si tratta soltanto di “vecchio stile”, di cui gli uomini e le donne d’oggi fanno volentieri a meno, o c’è qualcosa di più sostanzioso, e profondo? E’ un costume datato, un residuo maschilista, o piuttosto un istinto umano? Viene da chiederselo, leggendo le reazioni polemiche di alcune femministe italiane alle dichiarazioni televisive della bella attrice Fanny Ardant, un’icona femminile del cinema, e del femminismo francese.
La Ardant ha detto delle galanterie televisive di Berlusconi: «è un uomo che ama le donne, che dice alle donne sei bella, sei affascinante…. beh, è soltanto un modo di alleggerire la vita». Un modo garbato, quello dell’Ardant, per dire che il corteggiamento fa parte della vita, e del saper vivere. Queste dichiarazioni hanno fatto, però, scalpore. Rivelando, innanzitutto, una spaccatura tra “italiane” e “francesi”, che sorprende un po’, in piena Unione Europea, globalizzazione, e dopo almeno cinquant’anni di internazionalismo femminista.
Le parole di Fanny Ardant, ha dichiarato Ritanna Armeni, femminista, e conduttrice con Giuliano Ferrara di Otto e mezzo, sono «un’espressione tipica delle donne francesi: in loro c’è un apprezzamento maggiore del corteggiamento. Lo amano molto di più di noi italiane. In Francia c’è un gioco tra uomo e donna molto intenso, un gioco di ruoli che tra noi non si fa». Anche l’attrice Lella Costa ha dichiarato: «E’ una che viene da fuori, dalla Francia».
Le “francesi” dunque, che nella storia del femminile hanno contato non poco (pensiamo solo ai poemi di Marie de France, in pieno Medio Evo, 1100), sono “di fuori”, diverse dalle italiane. Loro apprezzano ancora il “gioco di ruolo” del corteggiamento, mentre le italiane se ne infischiano. E’ davvero così?
Devo fornire una testimonianza diretta, da uomo non di primo pelo, e da analista che di donne ne vede moltissime, e ne ascolta i desideri. Anche alle italiane, femministe o no, il corteggiamento piace, molto. Soprattutto a quelle, che possiedono un’identità femminile salda, che considerano una grande risorsa, ed amano profondamente, come la Ardant. E’abbastanza tipico del processo analitico attraversare questi due tempi. All’inizio la donna è incerta, non sa bene se considerare la propria identità femminile una cosa bella, o una grandissima fregatura. In questa fase il corteggiamento la irrita, la infastidisce, a volte la scandalizza. Non si sente pronta a giocare il gioco dell’apprezzamento dell’altro, cui il corteggiamento allude. I complimenti dell’uomo la offendono perché non ama abbastanza sé stessa, e pensa che neppure lui la apprezzi.
Poi, col lavoro analitico, scoprendo la ricchezza e bellezza dell’identità femminile, comincia ad amare l’antico gioco. Non per narcisismo ma perché “alleggerisce”, come dice Fanny Ardant, quell’evento non semplicissimo, anzi molto profondo, che è la relazione tra uomo e donna. E la rende più facilmente praticabile, facendone, quasi (ma mai soltanto), un gioco. Come sapeva perfettamente Francois Truffaut, che Fanny Ardant ha conosciuto, e amato.
Anche l’uomo insicuro, del resto, non conosce, e spesso disprezza, il corteggiamento. Pretende di avvicinarsi alla donna sfoggiando ragionamenti che filano, saldi principi, o ricchezze. Se anche lei è una “di testa”, può funzionare. Però è rischioso. Perché lascia fuori la vera partita tra maschile e femminile, quella delle reciproche diversità e bellezze. Esplorata invece dal corteggiamento.