Claudio Risé, da “Tempi”, 16 novembre 2006, www.tempi.it
Perché molti giovani in Occidente sembrano inadatti a ogni sforzo, riluttanti a entrare nella vita e nelle sue sfide, in bilico tra un’euforia ansiosa di piacere da una parte, e la stanchezza e la depressione dall’altra? La grande spiegazione è, naturalmente, il modello culturale relativista, col suo impedirti di mettere a fuoco degli obiettivi, fondati su convinzioni ed entusiasmi. Se non puoi vivere la grande passione che coinvolge la tua verità e il tuo destino, non ne avrai altre. E rivestirai questo vuoto con l’euforia, a coprire la depressione.
Nell’osservazione psicologica e sociologica, però, si fa strada anche un’altra spiegazione di queste fragilità, che integra la precedente. L’esperienza clinica mostra, infatti, che queste stesse caratteristiche presenti in molti nostri giovani (abulia, mancanza d’autostima, scarsa spinta vitale) sono presenti anche in coloro che la psicologia chiama i “survivors”, persone cioè che sono sopravvissute a situazioni che hanno messo in forte pericolo le loro vite: gravi abusi, situazioni di dipendenza e limitazione della libertà particolarmente feroci, rischio per la propria vita. I figli dell’Occidente si comportano, questo è sempre più evidente, come qualcuno che è scampato a un pericolo mortale. Dei “survivors”, i sopravvissuti, posseggono appunto l’insicurezza, l’oscuro senso di colpa (misto ad avversione) per i propri persecutori, il continuo bisogno di rassicurazione.
A cosa dunque sentono, inconsciamente, di essere sopravvissuti, i giovani figli dell’Occidente? Dagli ultimi 30 anni del Novecento in poi, in tutto l’Occidente, sono state legalizzate le interruzioni di gravidanza. Milioni di bambini sono stati “legalmente” uccisi: quelli che ci sono, i nostri figli e nipoti, sono appunto i sopravvissuti a questa enorme strage degli innocenti. Non è necessario che qualcuno glielo abbia spiegato (anche se spesso lo sanno bene, anche consapevolmente): basta l’inconscio collettivo per metterli al corrente della situazione, quello che fa sì che gli appartenenti a una generazione di guerra siano tutti segnati dalle stesse emozioni, anche senza parteciparvi direttamente.
I figli dell’Occidente, però, non sono sopravvissuti solo all’aborto: sono anche quei bambini la cui vita si è affermata passando attraverso le strategie del controllo delle nascite, dell’accurata programmazione della vita tra promozioni di carriera, aumenti di stipendio, abbandoni e incontri di nuovi compagni/e di vita. Non sono i “figli della fortuna”, come si diceva una volta, i bambini mandati da Dio, ma i “figli della scelta” quelli selezionati dagli uomini tra tante altre possibili opportunità. Anche da questo punto di vista, dei sopravvissuti. Da qui la loro insicurezza e, secondo alcuni, la diffusione sempre maggiore delle patologie narcisistiche, con la loro continua, ansiosa richiesta di conferma affettiva. Sono stati voluti, certo, ma avrebbero potuto non esserlo, come tanti altri. La calcolata scelta umana genera più insicurezza della generosa “fortuna” divina.






Notavo qualche giorno fa che fino agli ultimi anni ‘90 in genere le trasgressioni giovanili erano precedute da un conflitto interiore e seguite da un senso di colpa,erano cioè trasgressioni compulsive,dietro alle quali stavano un sistema di valori riconosciuto dai trasgressori e da trasgredire,e un esame di realtà sostanzialmente presente e coerente (cioè l’Io si rea formato e “teneva”).Oggi parlerei invece di trasgressioni impulsive,dove cioè mancano conflitto interiore e senso di colpa perchè manca un ordinamento valoriale di fondo ed è insufficiente l’esame di realtà (patologia narcisistica).L’articolo di Risè offre un punto di vista interpretativo nuovo di questo tragico cambiamento,e lo fa nel segno di due immagini potentissime sul piano psicologico e del loro confliggere,la natura e la cultura,o,se si vuole,l’amore creativo di Dio e la programmazione seriale e fobica degli uomini.
Comment by paolo mombelli — November 22, 2006 @ 1:13 pm
Caro Claudio,
le tue parole meritano meditazione. Meditazione e non riflessione intellettualistica. Meritano che siano lasciate scendere dentro l’anima e diventando parte di noi stessi muovano il nostro agire nella vita.
armando
Comment by armando ermini — November 22, 2006 @ 1:46 pm
E’ vero ciò che dice, ho riflettuto e aggiungerei un’altra possibile causa: i mass media creano uno stato d’animo di preallarme e soprattutto di imminenza della tragedia o del miracolo, non sempre con le parole, ma spessissimo con la tonalità di voce (la Gruber è stata forse la prima)o con la violenza delle immagini, per cui oltre ogni spiegazione razionale ci sentiamo sopravvissuti all’istante precedente, figli di un cessato allarme che si ripete n volte al giorno e altre n volte delusi dal mancato miracolo.
Comment by Giuliana — December 3, 2006 @ 10:12 am
Ernst Jünger , notando gli effetti terrorizzanti prodotti dal diluvio di comunicazioni, osservava che le antenne della TV ritte verso il cielo gli facevano venire in mente i capelli ritti per la paura sulla testa delle persone………… Claudio
Comment by Redazione — December 3, 2006 @ 4:30 pm
Un’altra mancanza importante affligge e spaventa le giovani personalità: il delirio di onnipotenza ed onniscienza tecnologico. C’insegnano da decenni che la scienza può tutto e scopre tutto, e dunque la magia, la regligiosità e l’avventura, da sempre preziosi stimoli della curiosità e della fiducia, tendenzialmente si spengono nel deluso giovane che guardando la Luna dice : “E’ solo un pezzo di roccia rotante”…
RLZ
Comment by Roberto L. Ziani — October 2, 2007 @ 4:27 pm