(Intervista data ad Andrea Ansaloni, da “La Gazzetta di Parma”, 10 ottobre 2006)

Perché dopo tanti libri sul padre, oggi ne pubblica uno sul Don Giovanni?
Perché Don Giovanni è l’anti-padre. Colui che è in lotta per tutta la vita contro la legge del padre, che protegge la donna e il matrimonio.
E’ impossibile capire la crisi della figura del padre oggi, se non si conosce l’archetipo leggendario che gli viene contrapposto nella modernità: appunto Don Giovanni.

Chi è Don Giovanni?
In Tirso, Molière, Mozart-Da Ponte, è un personaggio negativo, costretto a soddisfare immediatamente le sue pulsioni, e quindi incapace persino di farle diventare dei veri desideri, è malato di narcisismo infantile, e profondamente infelice.
Solo con il romanticismo diventa una specie di eroe del piacere, e tale rimane, in fondo, fino ad oggi con l’avanzare di una visione del mondo “relativista”, in cui nessun principio universale e nessuna norma può sostituirsi alla ricerca di un piacere immediato.

Qual è la differenza tra i “seduttori seriali” del passato e quelli di oggi?
Il fenomeno nel passato sembra meno legato al sistema del consumo, e della comunicazione, e di più al piacere. Il libertino, Casanova, a suo modo godeva, e desiderava (infatti disprezzava Don Giovanni). C’era una maggior coscienza, sia di sé che dell’altro. Il catalogo delle conquiste dei Don Giovanni, di ieri e di oggi, è più legato alla coazione a consumare rapidamente la preda sedotta, che a sviluppare un’esperienza di desiderio, e magari di autentica conoscenza. Non a caso uno dei terreni di conquista dei Don Giovanni contemporanei è davvero il supermercato, così come altri templi del consumo di massa, che consentono di incontrarsi senza (per certi versi) davvero vedersi.

Ma è veramente così libero come crede di essere?
No, è coatto alla seduzione. Se non conquista non esiste, non sa chi è.

Cosa cerca nelle donne che incontra?
Uno sguardo che lo approvi, ed un corpo che lo accetti. Funziona, come ogni narcisista, con la benzina che il desiderio dell’altro gli dà. Ricordiamoci però che nel nostro tempo fiorisce anche il dongiovannismo femminile. Che funziona nello stesso modo, solo che a metterlo in scena sono donne.

Qual è la sua tecnica?
Non ne ha una in particolare. Può fingersi un altro, usare del suo prestigio sociale, offrire un posto nel mondo dello spettacolo. Come tutti i profittatori, è molto versatile.

Perché le donne se ne innamorano? Soprattutto le donne d’ingegno, come sostiene nel suo libro…
Le donne sono grate a chi le fa sentire belle e desiderate. Sono due narcisismi che s’incontrano…

Lei sostiene che l’obiettivo del Don Giovanni non siano tanto le donne, che infatti abbandona, ma gli uomini, padri, mariti, fidanzati… perché?
Il giorno dopo Don Giovanni fugge dalla sua preda: ciò che ha rassicurato la sua virilità immatura è stato soprattutto l’averla sottratta ad un marito, un padre, un fidanzato. E’ il confronto col mondo degli uomini, e delle loro leggi, che cerca attraverso donne, di cui come dice il “catalogo” mozartiano, non gli importa neppure l’età, o la bellezza.

Chi sono invece questi uomini adulti?
Quelli che sanno amare, donare il loro amore, e non vivono ingozzandosi di prede, e di sguardi ammaliati, per riempire il loro vuoto interiore.