Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 2 ottobre 2006

Il miliardario russo che si è organizzato una finta morte, per vedere come si comportavano familiari, amici e dipendenti, ha risposto ad un tipico bisogno umano: prendere distanza dalla propria vita quotidiana, guardandola dall’esterno. Le risposte raccolte sono state deludenti. L’uomo ha così visto che la moglie avrebbe subito autorizzato il distacco della spina degli apparecchi che lo mantenevano in vita, che lo tradiva col principale collaboratore, che i dipendenti passavano immediatamente alla concorrenza, e così via. Per quanto deludenti, sono tuttavia informazioni che gli serviranno nella vita cui è tornato, dopo aver concluso il macabro esperimento. Che è soltanto l’ultimo, in ordine di tempo, di una serie di tentativi compiuti dagli uomini per uscire dalla vita di tutti i giorni, e poterla poi guardare in modo più oggettivo, meno cieco e automatico.
Qualche mese fa era stata invece la volta di uno straricco americano, che aveva deciso di vivere come un accattone un paio di giorni alla settimana, per rompere la routine della vita quotidiana, e guardarla poi, al rientro nelle vesti normali, con occhi diversi.
Da dove viene, però, questo bisogno di uscire dalla vita di tutti i giorni, di guardarla da un altro punto di vista, di interpretare un’altra parte (addirittura quella del morto, nell’esperimento del magnate russo)? Un caso clinico, raccontato da Marie Louise von Franz, una delle principali allieve dello psicoanalista Carl Gustav Jung, ci aiuta a capirlo. Racconta la von Franz che uno dei suoi pazienti, appunto un ricco agente di borsa di Wall Street, soggetto a frequenti depressioni, sognava spesso che un barbone lo seguiva senza sosta, terrorizzandolo e suscitando la sua fuga, continua ed angosciata. L’analista gli consigliò, se l’avesse sognato ancora, di non fuggire, ma di fermarsi, e chiedere all’uomo cosa voleva da lui. Il sognatore così fece, e, con sua grande sorpresa, l’uomo, che visto da vicino gli assomigliava in modo straordinario, gli chiese di andare a vivere con lui. Qui il sogno si interruppe.
Marie Louise von Franz ne dedusse che il personaggio del sogno fosse un’“aspetto Ombra” della personalità, cui il sognatore non aveva mai dato spazio, che voleva farlo partecipare alla sua vita semplice e povera, ma anche libera e senza impegni. Consigliò quindi al brillante, ma depresso, finanziere di dare più spazio nella propria vita a questo visitatore notturno, che rappresentava comunque una parte della sua personalità, e di vivere almeno qualche giorno al mese come lui. L’uomo, tormentato dalle sue depressioni, seguì il consiglio. Per due-tre giorni al mese si spostava in un altro stato degli USA, dove non conosceva nessuno, chiedeva la carità fuori dai ritrovi dei ricchi, dormiva in un tugurio che si era sistemato, e guardava con occhio sgombro, i suoi colleghi finanzieri, uomini d’affari, sempre di corsa, e visibilmente ansiosi. Questo vedersi dall’esterno, dando spazio ad un aspetto della personalità libero, e finora inascoltato, gli diede grande sollievo, e le crisi depressive passarono.
Ognuno di noi ha dentro di sé aspetti della personalità poco ascoltati, che ci chiedono di prendere una maggior distanza dai ruoli abituali, dalle operazioni automatiche della vita quotidiana, per poter sviluppare uno sguardo anche critico su di essa, e ritrovare una maggior libertà. Il magnate russo si è per questo organizzato addirittura un finto coma. Ma si può fare con molto meno.
Basta una chiacchierata con uno sconosciuto, o una passeggiata, per ritrovare uno sguardo diverso su di sé. Se lo vogliamo davvero.