Le vere conseguenze della cannabis

(dalla lista di discussione degli aderenti al Documento per il padre)

“Cari amici, ho letto sulla Gazzetta del Mezzogiorno che Don Gelmini ha ribadito il suo credo, che ha trovato sostanza nella nuova legge: «Non c’è droga pesante e droga leggera - ha detto – ma droga e basta. Quando sento persone come Emma Bonino o altri che rifiutano questo concetto, penso che sono degli analfabeti». La droga, secondo il fondatore della comunità Incontro, è «un male fisico ma soprattutto mentale» e «gli anticorpi psicologici e spirituali» a questo, sono - ha spiegato - in questo altolà contenuto nella legge: attenti, se usate queste sostanze vi fate male»”.
Marco Baldassarri

“Caro Marco, sulle opinioni di Don Gelmini avrei proprio tanto da dire. Il primo problema che si pone è cosa si intende per droghe.
Se si intendono sostanze che 1) alterino il cervello e il comportamento; 2) siano nocive per la salute; 3) generino dipendenza, allora le droghe sono moltissime, alcool, caffè, sigarette, molti farmaci. L’alcool è una piaga gigantesca: i morti riconducibili all’alcool sono circa mille volte quelli riconducibili alle droghe ufficiali. Mentre di spinello non risulta sia mai morto nessuno. Se non esiste differenza tra droghe leggere e pesanti perché non mettere le manette a tutti i bevitori e venditori di caffè o di vino, ai fumatori, a coloro che debbono prendere farmaci per malattie croniche? Se guardiamo il numero dei morti all’anno, possiamo dire che il problema droga è inesistente rispetto al problema alcool. Non ci sarebbe nemmeno da parlarne.
Il fatto è che la droga è in mano al mercato criminale, l’alcool in mano al mercato regolare. Ma il numero dei morti non permette confronti tra l’alcool e la droga: la droga ha una mortalità irrisoria, l’alcool fa immense stragi (anche indotte, per esempio stragi automobilistiche).
L’ideologia di Don Gelmini è: lo stato ti deve COSTRINGERE a fare quello che SECONDO LO STATO è bene. Quindi puoi crepare di cirrosi ma è importante che tu non fumi uno spinello. Un’ideologia altamente ipocrita e profondamente lesiva del libero arbitrio. Comunque è un’ideologia sempre perdente perché è stato sempre osservato che:
- più si inaspriscono le leggi antidroga più aumenta il costo della droga (il rischio per lo spacciatore è più alto);
- più aumenta il costo della droga più aumentano i redditi della criminalità (visto che il prodotto di base costa pochissimo);
- più aumentano i redditi provenienti dalla droga, più la criminalità investe sull’ampliamento del mercato della droga, per esempio andando a regalarla ai ragazzi all’uscita dalle scuole, sapendo che, entrati nel giro, saranno nuove mucche da mungere.
- più aumenta il costo della droga più drogati si mettono nel mondo criminale per potersela acquistare, e quindi aumenta la quantità di spaccio, furti, scippi, ecc.
- tutte queste politiche non hanno fatto altroché peggiorare il problema: gli Stati Uniti hanno fatto perfino una guerra contro il feroce Noriega, causando centinaia di morti, col risultato di fare aumentare ancora di più il commercio di droga nel loro paese”.
Andrea Landriscina

“Tutti i tossicodipendenti che ho conosciuto, mi hanno sempre detto: «ho iniziato a fumare le canne, e per arrivare all’eroina è stato un passo»”.
Giuliano DeMedici

“Caro amico, quando frequentavo il liceo, quasi tutti i miei compagni di scuola si sono fatti una canna. Nessuno è diventato tossicodipendente: ci siamo incontrati più volte tanti anni dopo la maturità e lo posso assicurare. Non bisogna contare quanti tossicodipendenti gravi hanno cominciato con lo spinello, perché la statistica sarebbe fuorviante (allora possiamo dire che il 100% dei tossicodipendenti bevono acqua, e che quindi l’acqua può essere un passo fatale verso l’eroina).
Bisogna vedere quanta gente si è fatta una canna e poi è passata verso droghe più pesanti. E qui le percentuali crollano, per dimostrare che il passaggio non è affatto obbligato”.
Andrea Landriscina

“Non è così. A parte tutti quelli che sono passati dallo spinello (come dipendenza dall’alterazione) a droghe più pesanti e all’alcool, molti, come è esperienza di ogni terapeuta onesto, sono schizzati proprio a partire dalla cannabis. E’ un lungo discorso, con un immenso materiale.
Certo, se ci si vuole mettere a posto la coscienza raccontandoci che non fa male, è facile,e la quasi totalità di media a opinion maker sarà d’accordo con noi. Ma, come dico nell’articolo su Il Foglio di oggi, domani sul mio blog, è falso. E sleale verso i più deboli, che, se ci cascano, ne saranno fortemente danneggiati”.
Claudio Risé

“Ho letto il tuo articolo di oggi, ti faccio i complimenti, e lo condivido in pieno. Ma la lotta alla droga non si fa con le semplici proibizioni, le proibizioni sì che lavano la coscienza a basso costo. Vediamo un fallimento dietro l’altro delle proibizioni e la droga che cresce, che impera che diventa il punto di forza di tutta la criminalità mondiale.
Quando i nostri figli non vengono educati alla responsabilità, ad osare, ad essere autonomi, a imparare a scegliere e a decidere, diventano dei pulcini bagnati, che cercano solo rassicurazione e dipendenza, e quando non possono o non vogliono più dipendere dalle gonne materne diventeranno dipendenti da una sostanza psicotropa. Il quadro psicologico di riferimento del tossicodipendente non è forse: madre simbiotica e padre assente? Amici che lavorano nei vari SERT mi raccontano cose raccapriccianti sulle situazioni familiari di questi giovani.
Come pure Muccioli ebbe degli straordinari risultati forse proprio perché lui rappresentava quel padre burbero, energico, deciso e capace che questi ragazzi non hanno mai avuto. Insomma: arrestare chi fuma lo spinello è un sistema comodo per fare scalpore, in maniera che gli arrestati finiscano subito in quelle efficientissime università della droga che sono le nostre carceri e si
convertano immediatamente all’eroina o al crack. E, in questo caso, lo spinello diventa veramente mortale”.
Andrea Landriscina

“E’ vero, però iniziamo a educarli noi alla responsabilità per esempio dicendo loro che: dato che se fumano mettono a rischio la loro vita e anche quella degli altri (e questo mi sembra un punto importante che evidenzia come facilmente si passi dal disagio alla devianza), allora è meglio se una comunità, anche per salvare quei tre su cento che passano dalla canna all’eroina, dice che non si può. Tra l’altro poi l’eroina non gira neanche tanto più: ora girano mix di derivati dall’anfetamina, cocaina, etc, che non a caso sono spesso tra le mani di chi fuma”.
Antonello Vanni

“Caro Andrea, non intervengo quasi mai in questo dibattito, ma questa volta devo. La Tua logica è stringente, quasi non fa una grinza, ma ha un piccolissimo difetto: è tecnica, funzionale, efficiente, quasi “la soluzione”. Gli esseri umani non sono così, sia da bambini, che da grandi hanno bisogno di tabù, di fattori limitanti, di bene e di male per essere aiutati ad esercitare il libero arbitrio. Una cultura senza tabù non esiste, una terra senza limiti muore.
Quando ero bambino, in Friuli alla fine degli anni ‘40, ragazzo a Firenze negli anni ‘50, spinelli e droghe pesanti non esistevano, il problema non c’era ed ero più libero. C’era il vino, certo, la grappa ecc. Ognuno fa le sue scelte e il peccato originale non si eliminerà mai fino alla fine del mondo e gli ubriachi nemmeno e anche la ‘ndrangheta forse non del tutto, ma noi come persone, famiglie, villaggi rurali, parrocchie o rioni urbani, città, regioni e stato, che scelte facciamo, quali sono i nostri tabù? Costi quello che costi, la scelta non è di efficienza, è di cultura e fedeltà alla nostra civiltà, che esprime quella che per lei è la via da seguire.
Chi ha cercato di eliminare il male dalla storia ha prodotto dei mostri sociali, ma chi non uniforma la legge della comunità alla legge naturale fa la stessa cosa. Perciò non possiamo sfuggire la condanna di sceglier e accettare dei limiti, potremo discutere sulle pene, se la galera o il servizio sociale di contrappasso, preferisco questo perché può curare corpo e anima, ma liberalizzare per colpire la mafia senza indicare alle giovani generazioni i nostri tabù non ci è dato”.
Giannozzo Pucci

“Caro Andrea, è vero quel che dici: che la lotta alla droga non si fa con le semplici proibizioni, ma dovresti aggiungere che tanto meno si fa con le semplici antiproibizioni. Ammetto l’esistenza di argomenti a sfavore del proibizionismo statalista, ma tali argomenti si squalificano da soli se:
a) si agganciano ad affermazioni non vere, come quella secondo cui la nuova legge considera allo stesso modo tutti i tipi di droghe (faccio notare che da questo punto di vista si sta parlando di nulla giacché le “tabelle” attuative ancora non esistono), o falsità peggiori come quella per cui chi fuma uno spinello finirebbe in galera. In realtà si tratterebbe di sanzione amministrativa, e la nuova legge semmai riduce il rischio per i tossicodipendenti di finire in carcere (il tetto della pena passa dai 4 ai 6
anni);
b) se la proposta antiproibizionista viene difesa da figuri che hanno fatto della nichilista separazione fra libertà e responsabilità il loro credo politico. Gente che non dice che drogarsi fa male, e che una comunità deve darsi strumenti concreti per educare i giovani alla realtà della vita. E oltre a dirlo, combatte per questo. Invece delle pagliacciate come fumare canne fuori dal parlamento.
Se il problema è culturale, allora hic et nunc ben venga una legge che afferma il principio: drogarsi è male”.
Paolo Marcon

“Caro Marco, a mio avviso la “droga” è una esperienza usata dagli adolescenti in senso iniziatico e di affrancamento dal mondo adulto (c’è anche – nel caso dell’eroina – il pungersi, laddove il dolore e la scarificazione sono elementi tipici del rito di iniziazione). Ci sono il rischio e il pericolo da affrontare, e l’uscire da una dipendenza dagli adulti. Esprimendo però il versante distruttivo di tale iniziazione (si tratta di sostanze, e pericolose, e non di atti simbolici), essa si configura come un paradosso che tende a risolvere l’“assenza/bisogno” di padre e regole attraverso la riproposizione paradossale di questa “assenza/bisogno”. Secondo il mio parere, occorrerebbe tener conto di questo, nel gestire il fenomeno”.
Gaetano Giordano

“La distinzione tra droghe leggere e pesanti non mi convince. L’anno scorso stavo andando a scuola in moto; vicino alla scuola davanti a me c’era un ragazzo in motorino. Improvvisamente si è tolto il casco e l’ha buttato dietro di sè a caso. Fortunatamente sono riuscito a schivarlo. Poi gli amici suoi mi hanno detto che avevano appena fumato e volevano farsi un pò vedere dalle ragazze”.
Antonello Vanni

“Caro Antonello, guarda che le bravate sono bravate e basta. Inoltre se avesse bevuto qualche bicchierino di troppo non avrebbe fatto diversamente. Solo che il bicchierino è legale, lo spinello no.
Ma i risultati non cambiano”.
Andrea Landriscina

“Caro Andrea, a mio parere, come si può vedere negli effetti della legge sull’aborto o il divorzio, e come notano i sociologi del diritto: la legge ha una funzione educativa (o antieducativa), ha una funzione orientativa (o antiorientativa). Qui c’è poco da scherzare: i derivati della canapa indiana hanno un effetto reale sul SNC, un effetto doppio sui mediatori chimici del cervello (up and down), provocano dipendenza ed effetti quali la “demotivazione alla vita” che poi però si rimotiva intorno a un unico oggetto.
Io parlo da insegnante e preferisco sapere che c’è una legge che dice che non si può, anche per tutelare i figli degli altri, anche questo mio dovere, ed evitare di andare a controllare i bagni. Tra l’altro noto con piacere che tutti questi elementi sulla salute sono stati introdotti dalla Riforma Moratti (guarda caso con l’educazione sulla bioetica, sul significato della vita umana, sul valore della famiglia). Canne e bicchierini sono già fin troppo diffuse tra i ragazzi già dai 12 e 13 anni. Il dovere di tutti i cittadini è tutelare la loro vita, dagli interessi di chi ci guadagna sopra”.
Antonello Vanni

“Alla buon’ora! E mettiamoci anche tutte le ricerche, inglesi e americane, che hanno dimostrato il manifestarsi dopo i 50 anni (ma la media si sta abbassando) del tutto al di là della norma, in chi ha fumato per lunghi periodi o tutta la vita, di malattie autoimmunitarie e/o degenerative.
Smettiamola di dire che di spinello non si muore, perché è del tutto falso. Sono abbastanza vecchio per averlo visto direttamente, una quantità di volte, di persona. E chi, della mia generazione lo dice, è cinico, e baro”.
Claudio Risé

“Adesso invece faccio io una domanda. Prova a prendere una lattina di Coca Cola e scioglici dentro due pastiglie di aspirina. Se tu facessi la follia di berla avresti un effetto stupefacente molto simile a quello che si ottiene con le varie sostanze vietate. Costa pochissimo, è legale, acquistabile ovunque, nessuno si insospettisce. Non passa per la mafia e non ingrassa gli spacciatori.
E’ una cosa assolutamente risaputa e non è affatto un segreto di stato. Mi vuoi spiegare perché in tutto il mondo non c’è un solo idiota che si droghi così, a costo quasi zero?”
Andrea Landriscina

“Non è affatto vero che non lo faccia nessuno.
Quando avevo vent’anni era quasi la norma, e un mucchio di gente lo fa tutt’ora. Naturalmente, non fa bene. Ma almeno non crea una cultura della coca cola+aspirina, un’ideologia dello sballo, che produce un’alterazione generale, anche se più graduale, del comportamento. Oltre ai danni specifici della cannabis, che derivano dalla sua natura di pharmacon (anche se in Italia non lo riconoscono come tale, a differenza che negli Usa), molto più profondo dell’acido salicilico che è nell’aspirina”.
Claudio Risé

“La mia domanda rimane ancora senza risposta.
Perché la coca cola + aspirina non crea ideologia dello sballo? Eppure lo dà. Se tutti conoscono questo sistema vuole dire che un gran numero di persone l’hanno provato. Ma perché, se gli effetti sono simili a quelli dello spinello, non ci si droga con un sistema così semplice ed economico? Anche la coca cola + aspirina, inserita nel “sistema di alterazioni psichiche e comportamentali che induce”, potrebbe essere un ottimo candidato a soppiantare la cannabis.
Eppure mai leggerete sui giornali di problemi generati da questa droga, mai le comunità di recupero si occupano di persone che si sono drogate così. Perché?
Infine: il vino è una piaga sociale immensa. Se vediamo il numero dei morti che causa potremmo smettere di parlare di droghe. Anzi, oggi per droga non si muore quasi più. Per vino è una strage. Nei paesi islamici il vino è proibito come da noi l’eroina, salvo avere un immenso mercato nero nelle mani della malavita, come da noi l’eroina. Perché ci occupiamo solo delle droghe ufficiali e non del vino che è di gran lunga il killer n° 1?”
Andrea Landriscina

“Caro Andrea ripeto: perché non produce i danni specifici della cannabis, che derivano dalla sua natura di pharmacon (anche se in Italia non lo riconoscono come tale, a differenza che negli Usa), molto più profondo dell’acido salicilico che è nell’aspirina. Il quale, sommato alla cola della bevanda, ti altera e dà una certa spinta, anche di tono muscolare (balli meglio che senza), ma non dà né l’up (e poi il down) della cannabis, né ci puoi costruire sopra tutta una cultura (l’oriente, i modelli di comportamento…), tutta la paccottiglia di evasione del pezzo (da questo punto di vista un documento davvero esemplare, firmato da una signora con pseudonimo) cui Il Foglio mi ha chiesto di fare da controcanto.
Tra l’altro Il Foglio oggi pubblica due lettere contro il mio, di cui una di questa stessa signora, che si firma con altro pseudonimo (!). La coca + aspirina è solo una porcata per ragazzini, che, se non sei allergico all’aspirina, al massimo ti dà un po’ di gastrite, e poi la molli. La cannabis è ben più profonda”.
Claudio Risé

“Caro Claudio, io conosco decine e decine di persone che hanno preso qualche volta nella vita uno spinello e non gli è successo assolutamente nulla. In determinati casi lo spinello è la porta verso una drammatica dipendenza, ma il numero di persone che si sono fatti una canna è spaventosamente alto, mentre tra questi solo una piccola parte (per fortuna!) è finita nella vera spirale della tossicodipendenza.
Questo meccanismo prendo uno spinello => cado nella tossicodipendenza non esiste, e decine di migliaia di persone possono testimoniarlo. Lo spinello, per essere seriamente pericoloso, ha bisogno di essere inserito in un contesto di “alterazioni psichiche e comportamentali”, come dici tu. In tal caso può essere letale e senza possibilità di ritorno. Ma migliaia di ragazzi lo provano per pura bravata senza minimamente essere inseriti in questo contesto.
E ne escono (grazie a Dio!) indenni.
Mentre esistono delle droghe più devastanti che già alla seconda assunzione danno dipendenza. Con questo io aborrisco tutte le forme di tossicodipendenza, dal caffè e dalle sigarette al crack. E trovo che occorra rispondere alle blandizie dello spinello con una cultura della vita e della responsabilità.
Ma trovo che, a livello legislativo, non si debba fare… d’ogni erba un fascio”.
Andrea Landriscina

“Sono d’accordo con ciò che dici: “ trovo che occorra rispondere alle blandizie dello spinello con una cultura della vita e della responsabilità”. Però va conosciuto il fatto che all’ennesimo spinello il gusto per la responsabilità diminuisce”.
Claudio Risé

“E comunque non è vero che lo spinello DI PER SE’ non sia pericoloso. E’ un allucinogeno, anche se con potenza farmacologica inferiore all’LSD, ai “funghi”, agli “acidi”. Negli ultimi anni non è più la porta principale e/o unica di iniziazione all’uso delle droghe, anche perché la percezione emotiva e sociale nei suoi confronti è cambiata, è entrato nella normalità dei comportamenti degli adolescenti (almeno il 90% ne fa uso!).
Questo “sdoganamento” dello spinello, oltre a non farne più percepire il rischio, gli fa perdere il simbolismo trasgressivo ed iniziatico, a favore di sostanze più pesanti e rischiose che lo stanno sostituendo nel suddetto ruolo (cocaina, ecstasy).
La conferma di questo passaggio la trovo nel mio lavoro di psicoterapeuta e di educatore. Nel frattempo riferisco di avere incontrato ragazzi con disturbi dell’identità e con sintomi psicotici, slatentizzati dall’uso anche sporadico dello spinello. Anche l’alcool e il tabacco sono droghe, e purtroppo ne subiamo da secoli il fascino, la dipendenza, il danno. Non abbiamo bisogno che lo stato ce ne legalizzi altre!
Paolo Mombelli

“Caro Andrea, come già detto sono d’accordo che la rivoluzione debba essere morale e culturale, deve legare libertà e responsabilità. Il fatto è che dobbiamo essere uomini concreti che agiscono nei casi concreti. E qui mi pare chiaro da che parte ci si deve collocare (per spingere verso questa rivoluzione). Basta appunto vedere chi sono gli antiproibizionisti, oggi. Quanto a quel che dicono Fini, la Sinistra etc. c’è molta confusa propaganda. Un conto è affermare che questa legge dice: drogarsi è male (con qualsiasi droga): che è vero.
Altra cosa sostenere che si mette tutto sullo stesso piano, dal punto di vista delle pene (che è falso)”.
Paolo Marcon

“Vorrei aggiungere che, come è stato detto sopra, la mia sensazione è che sulla questione ci sia ancora una grande confusione, e profonda disinformazione”.
Claudio Risé

“Penso anch’io sia così, a partire da me in prima persona. Ringrazio anzi la discussione per gli elementi in più di riflessione che ci ha fornito, a partire dalla questione molto importante dell’effetto dipendenza delle droghe leggere. In vita mia ho fumato due spinelli, già da adulto. Effetti zero , evidentemente sono refrattario, e da allora , quando mi capita di osservare il volto ispirato di chi si fa una canna, mi viene da pensare che ci sia molta più ritualità, moda, sentirsi trasgressivi, che vero piacere da sballo, il che non esclude affatto l’assuefazione. A prescindere dal grado di pericolosità, trovo molto importante quello che scrive Claudio nell’articolo su Il Foglio a proposito della permissività che priva il giovane sia del brivido della trasgressione sia dell’assunzione di responsabilità per la stessa.
Mi sembra la stessa dinamica di una famiglia in cui, non essendoci regole, i figli non sanno come trasgredire e si spingono sempre più avanti nel cercare qualcosa che, finalmente, li metta in contrasto coi genitori.
E’ stata la tragedia della mia generazione di genitori “democratici” , che per non voler apparire autoritari siamo riusciti a fregare i nostri figli molto di più dei nostri “padri padroni” (da noi considerati tali). Allo stesso modo l’azione di convincimento soft, sotterraneo, sorridente ed invitante, arma privilegiata delle democrazie, riesce a fottere il cervello della gente meglio delle tirannie, che almeno si presentano come tali e si rendono riconoscibili.
Mi sembra interessante anche, nell’articolo di Claudio, l’accenno a Pasolini ed a Turi Toscano. Pasolini lo conosciamo tutti mentre Salvatore Toscano, per i più giovani, era il leader riconosciuto del Movimento Studentesco della Statale di Milano, morto prematuramente in un incidente stradale (mi pare). Anche l’accenno alla spranga non è casuale, perché quel gruppo aveva fama di andare per le spicce ed il suo servizio d’ordine (così si chiamava) era particolarmente “agguerrito”.
La mia potrebbe sembrare una chiosa superflua, ma non lo è perché il richiamo a quegli anni e a quei personaggi ha il pregio di farci misurare un percorso “evolutivo”. Per quanto fosse sbagliata e criticabile l’ideologia, tuttavia esisteva ancora la consapevolezza del limite, della necessità della
regola come punto di riferimento (anche per combatterla), e del fatto che non tutto doveva e poteva essere ricondotto alla soggettività individuale.
Oggi constatiamo che invece di abbandonare l’ideologia dimostratasi sbagliata conservando quanto di buono esisteva nel resto, si è fatto esattamente l’opposto”.
Armando Ermini

“Cari amici vorrei aggiungere una breve testimonianza significativadal “campo di guerra”: un mio amico, sui 25 anni classico metallaro con capelli lunghi e tutti gli accessori del caso, ieri si è scusato perché arrivato in ritardo a un nostro appuntamento. L’avevano fermato a un posto di blocco e dato l’aspetto gli hanno fatto la radiografia, a lui e a tutta l’auto cercando sostanze varie. Allora abbiamo parlato della nuova legge/stupefacenti. Incredibilmente lui è d’accordo. Dice che anche loro, i “matusa”, ultimamente sono sconcertati dalla scioltezza con cui i ragazzi anche molto giovani tirano fuori di tutto, dalla marijuana a pasticche varie. Peraltro senza alcuna cultura. Ha detto che i matusa hanno un’impressione talmente forte di fronte a questa deriva che molti di loro, riflettendo, stanno smettendo dirigendosi verso vie meno deleterie.
Si dichiara perciò, proprio lui fan di tutti i peggiori gruppi metal, favorevole a questa legge. Infatti non aveva nulla in macchina, né addosso, anche perché sapeva che gli avrebbero ritirato la patente”.
Antonello Vanni

“Davvero importante questo dibattito nella lista “per il padre” sulle droghe, segno di un’assunzione di responsabilità di fronte ad un problema che tocca sempre più da vicino la vita dei nostri figli e delle nuove generazioni. Vorrei qui aggiungere alcune considerazioni personali.
1. Dal punto di vista della vita individuale (quindi non da quello statistico dove le cifre parlano di una maggiore pericolosità dell’alcool rispetto agli stupefacenti) il pericolo e il rischio grave derivano dal rapporto di dipendenza che si stabilisce con una sostanza. Nella nostra società, che è in larga misura strutturata sulla diffusione delle dipendenza per sviluppare i consumi, il rischio che l’uso anche occasionale di una sostanza si trasformi in una forma di dipendenza è altissimo, e ciò riguarda, a me sembra, tutte le sostanze. Da questo punto di vista alcool e spinello si equivalgono.
2. Il rischio dipendenza è particolarmente grave per i giovani, in particolare per gli adolescenti che attraversano un’età difficile, dove l’assenza dell’iniziazione paterna li spinge spesso alla ricerca di iniziazioni sostitutive che, come tali, falliscono inevitabilmente al loro scopo. Non ci si può iniziare da soli alla vita. (Per questa ragione non vedrei male che la legge, nella sua formulazione tenesse conto anche della differenza di età. Diverso è se un adulto fa uno spinello a casa sua, diverso se lo fa un adolescente).
3. L’attenzione alle nuove generazioni è per me la questione centrale: i giovani spesso dicono di una loro spinta verso una dimensione altra, che li porti oltre la noia (così la chiamano) della vita quotidiana. In assenza, spesso, di un ancoraggio ad una dimensione religiosa e sacra della vita, cercano nelle sostanze questo altrove. Ma è nostro, di noi adulti, il compito di indicargli che quell’altrove si può sperimentare davvero in altri modi: nella natura, nell’arte e nell’amore, nell’attribuire alla vita un valore sacro e meraviglioso, in una parola… nella gioia.
E nei loro confronti la nostra posizione deve essere ferma: informazione sulle differenze tra le varie sostanze va bene, ma posizione chiara sull’effetto disastroso cui porta la dipendenza anche da quelle ritenute “leggere”. Quindi divieto assoluto!
3. Non so se una legge più “repressiva” possa contribuire a limitare l’uso di sostanze. Vedo che anche le norme delle leggi precedenti vengono disattese. Lo spaccio non viene quasi mai colpito e gli alcolici in molti bar vengono distribuiti ai minorenni. Segnalo che l’abitudine dell’aperitivo serale si sta diffondendo sempre più così come che il fumo di sigarette nelle scuole, in spazi all’aria aperta.
4. Noto però che nelle posizioni antiproibizioniste spesso si confonde libertà con irresponsabilità e temo che molti antiproibizionisti sottovalutino gli effetti negativi delle droghe. Basta vedere i siti in Google!”
Paolo Ferliga