(Claudio Risé risponde ad una lettera inviata alla Rubrica “Dialogo fra i banchi”, a cura di “Bologna rifà scuola”, “Il Resto del Carlino”, www.ilrestodelcarlino.it, 14 febbraio 2006)

Non riesco più a tollerare la superficialità con cui si dice che in fondo farsi una canna può essere piacevole e meno dannoso che fumarsi delle sigarette o ubriacarsi. Che conseguenze può avere questa “complicità”, spesso non detta ma praticata, tra genitori e figli?
(Marisa Tricase, mamma)

Senza l’informazione dei genitori, i figli ignoreranno la pericolosità della cannabis. Oltre alle conseguenze fisiche, nella psiche lo spinello abitua il consumatore ai suoi specifici effetti: sviluppo delle percezioni sensoriali, rallentamento del pensiero e del senso del tempo. Si diventa più indifferenti alle sfide e alle scadenze che la vita ci pone, e ci si allontana dalla realtà. Con il suo effetto up and down sui mediatori chimici del cervello, la cannabis accentua sia le spinte maniacali e persecutorie (all’insù), che quelle depressive. Diminuisce la memoria di breve periodo, deteriora il coordinamento psicomotorio, e rende pericolosa la guida. Abbastanza per non esserne complici.
(Claudio Risé, psicoanalista e scrittore)