Chi è Letizia Moratti. Idee e realizzazioni/5
Riforma Moratti della scuola: chi è veramente contro la famiglia?
(a cura della Redazione)
Il Corriere della Sera del 31 gennaio scorso riportava (a pag. 17) le ragioni per cui, con un vero “fuoco di sbarramento”, il centrosinistra e i sindacati Uil-Scuola si sono opposti all’avvio della sperimentazione della riforma della scuola per il sistema dei licei, recentemente autorizzato con un decreto dal Ministro Moratti. Ci occuperemo qui non tanto delle “ragioni” sollevate da Ds e sindacati degli insegnanti (molto discutibili in quanto l’avvio della riforma trova la sua ragion d’essere in un dovuto decorso operativo che ha radici di assoluta legittimità nel DPR 275/99 sull’autonomia della scuola), ma dell’affermazione bizzarra secondo la quale questo fuoco di sbarramento intende, nell’articolo in questione, «rassicurare e tranquillizzare le famiglie e gli studenti» sul fatto che in Emilia-Romagna nessuna sperimentazione verrà avviata.
Il carattere strano di questa rassicurazione sta nel fatto che, come è segnalato nella gran parte degli studi sul tema, la riforma Moratti ha uno dei suoi nuclei centrali proprio nella valorizzazione della famiglia. Nella riforma della scuola la famiglia non è un “valore” nel senso sloganistico con cui la parola valore compare spesso sui cartelloni elettorali delle nostre città, ma è una forza concreta e vivente con cui la scuola è stimolata a dialogare sulla corresponsabilità formativa dei nostri figli e allievi. Ad esempio nei piani di studio “personalizzati” (che quindi riconoscono la significatività della vita di ogni singolo allievo), i genitori sono chiamati in causa, con le scuole e le istituzioni locali, nella scelta dei percorsi formativi, nella loro progettazione e costruzione, attraverso il dialogo, il confronto e la disponibilità continui. Anche in uno dei punti strategici della pratica educativa: la valutazione e il Portfolio delle competenze, la riforma investe nella famiglia come risorsa. Nella Circolare Ministeriale n.84/2005 infatti, (disponibile in http://www.istruzione.it/normativa/2005/cm84_05.shtml) si sottolinea, a riguardo, l’importanza della presenza attiva e autorevole della famiglia, che con la scuola è chiamata «a verificare costantemente se e come le attività educative e didattiche promosse facciano maturare le competenze attese nel Profilo con riguardo all’Identità, agli Strumenti culturali e alla Convivenza civile». Un altro aspetto qualificante della Riforma Moratti – che sta particolarmente a cuore a tutti coloro che osservano come psicologi, studiosi, educatori e comuni cittadini, il disastro antropologico provocato dalla diffusione di fenomeni distruttivi della famiglia come il divorzio o l’aborto – sta proprio nel prevedere una educazione alla dedizione e alla responsabilità nei confronti della propria (presente e futura) vita familiare, anche attraverso la presa di coscienza oggettiva dell’evoluzione della famiglia nella società italiana. Questa educazione alla responsabilità mira anche a sapersi orientare consapevolmente nelle proprie scelte di vita, a cogliere la dimensione morale di ogni scelta, a interrogarsi sulle conseguenze delle proprie azioni, per arrivare a «collaborare, cooperare con gli altri e contribuire al buon andamento della vita familiare» (cfr. l’allegato A del D. Legisl. 226/05 riguardante il Profilo Educativo, culturale e professionale dello studente a conclusione del secondo ciclo del sistema educativo).
Le famiglie devono dunque davvero tranquillizzarsi per il blocco imposto da Ds e sindacati alla sperimentazione della riforma, o, alla luce di questi fatti (non slogan), non farebbero meglio a chiedersi: chi è veramente contro la famiglia in Italia?
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