Una Riforma che sfida le cause del disagio giovanile: su tutti i fronti

(a cura della Redazione)

Come è noto la Riforma Moratti della Scuola Italiana prevede un maggiore impegno, da parte delle istituzioni scolastiche, nell’educazione dei giovani all’uso delle tecnologie informatiche. Ciò che invece è meno noto è che questa Riforma ha uno dei suoi capisaldi nella volontà di sfidare il disagio su tutti i fronti: anche sui terreni impensati in cui esso si sviluppa e rischia di diffondersi. Uno di questi luoghi di scontro, che la Riforma Moratti non vuole lasciare intentato e scoperto, è proprio quello dell’uso delle ICT e di Internet.
Studi e articoli recentemente comparsi su testate quali l’International Herald Tribune (gennaio 2006) o in riviste scientifiche come Lancet (2002) mettono in guardia insegnanti, educatori e genitori su alcuni fenomeni preoccupanti che si stanno diffondendo negli adolescenti (per lo più maschi) quali la sindrome da hikikomori (una forma di disagio in cui i ragazzi si staccano dal mondo, dalle relazioni concrete e umane, ritirandosi a volte per lunghi anni nella loro camera davanti al pc e comunicando via Internet con una rete di conoscenze virtuali anonime). Non dimentichiamo poi l’allarme lanciato in Italia dalla Polizia di Stato che si sta occupando di identificare e riconoscere le problematiche giovanili, anche delinquenziali, legate all’uso/abuso della tecnologia (si veda ad esempio l’articolo La nuova frontiera del disagio giovanile: l’illegalità sulla rete Internet di Marco Strano, Direttore Tecnico Psicologo del Centro di Neurologia e Psicologia Medica della Polizia di Stato in http://www.poliziadistato.it/pds/informatica/ricerche_studi.htm).
Allo scopo di prevenire queste forme di sofferenza la Riforma Moratti invita dunque ad una maggiore disponibilità, nel curricolo scolastico, nei confronti di una didattica che possa attraversare l’uso di queste tecnologie in termini di pratica educativa. Proprio in quanto la sfida della scuola avviene su un terreno che gli adolescenti già conoscono in genere tramite la socializzazione tra pari, ed utilizzano per lo più a scopo ludico, in modo frammentario, non organizzato se non per scopi strumentali o di divertimento, è evidente che l’invito della Riforma allo studio critico e all’approfondimento di questo tema da parte dei docenti si propone come intervento educativo consistente dunque nell’indicare, per esempio attraverso unità didattiche o meglio con Unità di apprendimento (che valorizzano l’aspetto concreto e produttivo del compito svolto/dato), un possibile diverso uso di queste tecnologie.
L’azione educativa consisterebbe perciò nella possibilità di guidare gli allievi a percepire che le ICT sono strumenti ai quali occorre assegnare innanzitutto dei fini e dei limiti critici, rispetto ai quali deve essere preminente la persona umana, la sua crescita e maturazione, e non l’adattamento/appiattimento della persona allo strumento e alle sue modalità di funzionamento pragmatiche (come direbbe Martin Buber). Così le didattiche attraverso le tecnologie dell’informazione realizzerebbero nella scuola, con l’intervento accurato e preparatorio del docente, la loro missione di informare nel senso latino: “istruire, educare, modellare, dare forma”. Dando forma sensata a un sapere (l’uso del pc o di Internet) che i giovani già possiedono in modo non sempre funzionale all’arricchimento della loro personalità. Un sapere educato quindi, relativo all’uso di uno strumento o di una tecnologia, che poi potranno riversare (e questa è la scommessa educativa) nella loro quotidianità, con maggiore attenzione e consapevolezza. Sapere, saper fare, saper essere.

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