Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì

Sommerso tra i pacchi dei doni, soffocato dalle carte da regalo, defilato quanto a promozione pubblicitaria, tra qualche giorno, in ogni caso il Bambino sarà là, nella capanna. Con qualsiasi cura la si prepari. E per chi non la fa, e non ha tempo da perdere con presepi ed altre anticaglie, sarà comunque presente, nel suo immaginario, nelle sue fantasie, magari non desiderate. Perché il Gesù Bambino è un protagonista del nostro inconscio collettivo. Anzi, più lo cacciamo dalle rappresentazioni della coscienza, come il presepio, magari in nome di un rispetto multiculturale delle altre religioni (le quali invece, giustamente, tengono moltissimo alle proprie tradizioni), più reclama la nostra attenzione dal mondo dell’inconscio, da quello dei sogni per esempio.
L’immagine che egli rappresenta infatti, al di là delle fedi e convinzioni religiose personali, è una delle più ricche tra le figure che si muovono, da sempre, nei complessi scenari della psiche umana. Si tratta della figura (o Archetipo), presente in ogni religione, del Fanciullo Divino, del bambino che Dio, o gli dei, mandano per portare speranza agli uomini. Anche i personaggi di Krishna, e di Shiva, soprattutto in alcune sue forme, appartengono appunto a questa costellazione psicologica. Come vi appartiene Mosé, colui che viene per trarre in salvo il popolo di Israele.
Il significato del Fanciullo Divino rappresenta per la psiche umana un alimento prezioso, ed è proprio per questo che il suo Archetipo ha da sempre accompagnato, sotto diversi nomi, la storia dell’uomo. Il bimbo infatti, in quanto immagine di una nuova vita, è anche simbolo di speranza, di una vitalità in pieno sviluppo, e di cui il mondo attuale, il “vecchio” mondo, potrà quindi giovarsi. Naturalmente, come in tutte le storie dei Fanciulli Divini, non tutto il vecchio mondo è contento dell’arrivo del nuovo venuto, anzi. Certo, i saggi Re Magi, vengono addirittura da molto lontano, attraversano tutta la terra allora conosciuta, pur di portargli i loro doni. I Magi, però, non rappresentano tutto il potere. C’è anche, per esempio, il crudele Re Erode, l’immagine negativa dell’archetipo del “vecchio re”, del potere preesistente, che è persino disposto ad uccidere tutti i nuovi nati, pur di non vedere messo in discussione da un “nuovo Re”, misterioso e nascosto, il suo regno, il suo potere, il suo stile di vita.
Questo conflitto, tra accogliere e rifiutare il mondo nuovo, nutrire od uccidere ciò che sta nascendo proprio nella lunga ed oscura notte invernale, per offrire più tardi i suoi frutti trasformativi, ogni persona lo vive, in modo più o meno consapevole, e più o meno aperto. Da una parte vogliamo rimanere come siamo, non mettere in discussione nulla di noi stessi, ripetere all’infinito i nostri riti e le nostre abitudini quotidiane, come in un lungo inverno che non finisca mai. Dall’altra parte, però, la natura stessa ci incalza a cambiare. Tra poco le notti si accorceranno, il sole sorgerà prima. Sotto la terra addormentata si preparano i nuovi germogli. Ed anche il nostro cuore vuole cambiare, insieme con la natura che si risveglia. La parte più vitale e generosa di noi vuole, tra poco, cominciare a preparare nuovi frutti, per le persone che amiamo. Il fanciullo divino che dorme nella mangiatoia, lontano dai riflettori del mondo, rappresenta proprio questa parte nuova, generosa di noi, che si prepara silenziosamente, e discretamente, a dare il cambio a vecchi, e stanchi, aspetti della personalità.
Onorare il bambino significa, anche, dare fiducia alle nostra capacità di cambiare in meglio.